Il dovere di vigilanza del dirigente pubblico
Il d.lgs. 165/2001 afferma che il dirigente è responsabile non solo nelle proprie condotte, ma anche della corretta gestione dell’ufficio, della prevenzione di irregolarità e della segnalazione di comportamenti illeciti. L’art 21 prevede sanzioni severe in caso di mancato esercizio dei poteri di vigilanza. L’art 8 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, DPR 62/2013, afferma l’obbligo di denunciare all’ autorità competente qualsiasi illecito di cui il dipendente venga a conoscenza nell’ esercizio delle proprie funzioni. Per i dirigenti, tale obbligo è rafforzato dal ruolo apicale e dalla funzione di garanzia. La mancata segnalazione, l. 190/2012, può essere letta come una forma di omissione funzionale che ostacola la prevenzione della corruzione e delle irregolarità amministrative. La giurisprudenza amministrativa e contabile ha più volte chiarito che il dirigente che non segnala un illecito viola il dovere di lealtà verso l’amministrazione, compromette il buon andamento dell’azione amministrativa e favorisce indirettamente la prosecuzione dell’irregolarità. In questi casi l’omissione non è considerata una semplice negligenza, ma una condotta di protezione dell’illecito, con conseguenze disciplinari anche estreme. Eugenio Colorni e il sogno del Manifesto di Ventotene
Durante il suo forzato soggiorno a Ventotene, Colorni lavorò, assieme a loro, attorno alla sua idea di Europa unita, una unione che avrebbe portato finalmente la pace. Nella tarda primavera del 1941 arrivarono sull’isola altri due confinati, il comunista Altiero Spinelli e il dirigente di Giustizia e Libertà Ernesto Rossi. Entrambi si avvicinarono alla famiglia Colorni (Spinelli di più) e con il filosofo passarono ore ed ore a discutere di come avrebbe potuto essere una Europa unita. Lo spirito kantiano e visionario di Colorni pose le basi del manifesto che vedeva nell’Europa unita la possibilità di eliminare le divisioni nazionali ed essere il veicolo trainante nella cooperazione dei popoli. La forma di governo possibile di questa agognata Unione poteva essere solo democratica, quindi rappresentativa e garante di ogni cittadino comunitario. Leggi tutto: Eugenio Colorni e il sogno del Manifesto di Ventotene Il Sud che votò per la Repubblica
Questa rappresentazione, entrata stabilmente nella memoria pubblica e nella divulgazione storica, ha finito per trasformarsi quasi in un luogo comune storiografico. Eppure, come hanno osservato diversi studiosi della storia politica del dopoguerra, la geografia reale di quel voto fu molto più articolata e complessa di quanto suggerisca questa immagine schematica. Il libro di Francesco Florenzano, Il Sud che votò per la Repubblica, si inserisce con pieno titolo in questo filone di ricerca, offrendo un contributo originale alla rilettura di una pagina decisiva della storia italiana. Attraverso un’analisi puntuale dei risultati elettorali e delle realtà locali del Mezzogiorno, l’autore dimostra come anche nel Sud esistesse una presenza repubblicana significativa, diffusa e spesso radicata nelle vicende sociali e politiche dei territori. Il referendum del 2 e 3 giugno 1946 rappresentò uno dei momenti più intensi della storia nazionale. Alle urne si recarono oltre ventiquattro milioni di italiani, pari a circa l’89 per cento degli aventi diritto, in una mobilitazione elettorale senza precedenti. Il risultato complessivo vide la Repubblica prevalere con circa il 54,3 per cento dei voti, mentre la Monarchia si fermò al 45,7 per cento. Napoli a 360°: il cammino sui tetti del Duomo
È la vista di Napoli che si può ammirare dal 30 marzo 2026 con le visite sui tetti del duomo. Un nuovo passo del Museo Diocesano Diffuso. Il nuovo percorso si chiama “500 cupole sui tetti del duomo di Napoli” e condurrà visitatori e cittadini a 40 metri d’altezza, con una vista a 360 gradi sul centro storico, sul Vesuvio e sul Golfo. È necessario prenotarsi sul sito del Duomo. Per i napoletani sarà riservata ogni giorno una percentuale di posti gratuiti. Papa Ratzinger e la pace
Non si tratta solo della blasfemia. Vengono alla luce profonde differenze culturali che rendono il dialogo arduo. Nonostante questo, il Papa ha ripetuto il suo appello più volte nella speranza che si giunga infine a ricostruire un ponte in grado di ristabilire dei contatti, se non proprio sereni, meno drammatici di quanto ora siano. Naturalmente stampa e mass media in genere si sono concentrati soprattutto su questo aspetto – il tema della pacificazione – per motivi evidenti. Adesso è tale l’emergenza che altri argomenti appaiono, al confronto, assai meno importanti. Ben pochi hanno notato che, in uno dei suddetti discorsi, Benedetto XVI ha ripreso alcuni concetti già espressi in precedenza. E, anche in quel caso, si verificò una polemica molto aspra da parte del mondo islamico e delle sue massime autorità religiose.
|
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.207 Marzo 2026
Miscellanea Letteratura, Storia e FilosofiaLa stampa periodica a Castellammare di Stabia. 1860 – 2020
Libere Riflessioni Mediterraneo allargato o ristretto. Geopolitica di un mare complesso Quando la storia diventa una persona Le anomalie della guerra con l’Iran Il Mezzogiorno: una questione italiana o ancora una questione meridionale?
Filosofia della Scienza Realtà umana e realtà naturale I problemi dell’identità culturale
Cultura della legalità L’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica: la democrazia come scelta quotidiana Riforma costituzionale della magistratura: espressione del potere Digitalizzazione e Processo Civile Telematico: riforme, PNRR e realtà degli uffici giudiziari Vittime innocenti. Marzo 1861-2023
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 420 visitatori e nessun utente online |



Nel pubblico impiego dirigenziale il dovere di vigilanza è un obbligo giuridico che incide direttamente sulla responsabilità disciplinare. Tra gli obblighi più rilevanti rientra quello di segnalare tempestivamente eventuali illeciti commessi da colleghi o sottoposti. L’omissione di tale segnalazione può costituire una violazione grave, fino a diventare una giusta causa di licenziamento.
Per molto tempo la storia del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 è stata riassunta in una formula tanto efficace quanto riduttiva: un’Italia divisa in due, con il Nord repubblicano e il Sud monarchico.
«Sapete qual è stata la sensazione che ho avuto stando lì sopra, facendo questa passeggiata? Che in realtà, quel salire sui tetti non era tanto un percorso “artistico-architettonico”, ma era invece un percorso interiore, e mi piacerebbe veramente che fosse vissuto così, come un percorso interiore, perché una volta che sei lì sopra ti rendi conto davvero che cosa vuol dire quella dimensione che per noi nella vita è importante, ed è proprio quella della "contemplazione", perché da lì cambi prospettiva, impari a leggere tutto quello che vedi con un’ottica diversa, con uno sguardo diverso. E oggi più che mai c’è bisogno di ritrovare questo sguardo diverso.»
Nel suo ultimo viaggio in Libano Benedetto XVI pronunciò una serie di discorsi in cui il tema prevalente era l’appello alla pacificazione degli animi, in un momento che vede una contrapposizione frontale tra Islam e Occidente.