Riforma costituzionale della magistratura: espressione del potere
di Antonella Orefice ed Henry John Woodcock
Col referendum del 22-23 marzo 2026 i cittadini italiani sono chiamati a confermare o bocciare la cosiddetta “riforma Nordio”, cioè la legge di riforma costituzionale della magistratura recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» del 30 ottobre 2025. Il Referendum non prevede un quorum, ciò significa che decide chi va a votare, senza bisogno di una soglia minima di partecipazione. La riforma prevede la scissione del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) in due Consigli separati per magistratura giudicante e magistratura requirente, la sottrazione ad essi del ruolo disciplinare nei riguardi dei magistrati ordinari (affidato ad una nuova Alta Corte), e una nuova modalità di formazione di tali organi da definirsi con legge ordinaria mediante sorteggi fra nomi in parte predefiniti dal Parlamento. Essa incide sull’organizzazione della magistratura, introducendo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e, ancora peggio, il sorteggio per la nomina del CSM. Si tratta della più radicale trasformazione dell’assetto istituzionale dalla nascita della Repubblica che altera profondamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato. È la prima volta nella storia repubblicana che una riforma della Costituzione viene approvata con un testo “blindato” e imposto senza possibilità di cambiamenti, con una procedura affrettata e “chiusa” che è esattamente il contrario di quella auspicata dai nostri padri e madri costituenti che avevano ancora negli occhi le immagini della magistratura piegata alla dittatura fascista appena caduta. Immaginarono per questo che la magistratura repubblicana dovesse essere autonoma e indipendente, capace di resistere ai rischi di nuove svolte autoritarie e pertanto assegnarono al CSM il potere di nominare, trasferire, promuovere e infliggere sanzioni disciplinari ai magistrati. Questi poteri erano come “chiodi” piantati per mantenere salda l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, preservandolo da qualunque ingerenza. Leggi tutto: Riforma costituzionale della magistratura: espressione del potere L’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica: la democrazia come scelta quotidiana
La Repubblica nasce da un atto collettivo di responsabilità, un passo decisivo verso l’uguaglianza. Va riconosciuta la continuità di un progetto politico e civile che ha saputo attraversare crisi economiche, trasformazioni sociali, mutamenti culturali e rivoluzioni tecnologiche. La Repubblica non è un’entità astratta, ma è il risultato di scelte quotidiane, di istituzioni che funzionano, di diritti che diventano effettivi, di doveri che non restano sulla carta. L’ottantesimo anniversario della repubblica rappresenta il momento per onorare il sacrificio di chi ha lottato per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. L’Italia di oggi è il frutto di un lungo percorso di crescita, partecipazione ed impegno per i diritti di ogni cittadino, indipendentemente dal genere o dallo status sociale. La Repubblica ha saputo rinnovarsi ed oggi è chiamata a confrontarsi con sfide nuove: la transizione digitale, la sostenibilità ambientale, la tutela dei dati personali, la trasformazione del lavoro, la fragilità sociale acuita dalle crisi globali. Sono temi che richiedono istituzioni capaci di ascoltare, di innovare e di garantire che nessuno resti indietro. Leggi tutto: L’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica: la democrazia come scelta quotidiana Le anomalie della guerra con l’Iran
In Europa questa non è certo una novità, giacché molti vedono con favore una sconfitta Usa. La sorpresa, tuttavia, viene proprio dal Medio Oriente. Il regime degli ayatollah è riuscito a trasformare una parte consistente della società iraniana nella più filo-occidentale di tutto il Medio Oriente, sino al punto di invocare nelle piazze l’intervento armato degli Usa. Di pari passo è cresciuta l’ostilità nei confronti dell’Islam, giacché la Repubblica islamica è diventata sinonimo di stragi. Trump sta tuttavia trascurando un fatto fondamentale. Gli oppositori sono disarmati e si trovano a fronteggiare esercito e pasdaran che invece sono potentemente armati, e ciò significa che l’unica possibilità di successo risiede nel loro distacco dal regime. Che dire poi del mondo arabo? Anche se è tradizionalmente ostile a quello persiano, non si era mai vista una coalizione così vasta di Paesi arabi sostanzialmente favorevole alla guerra condotta dall’America. Occorre rammentare, a questo proposito, che a partire dalla guerra del Vietnam gli Stati Uniti non hanno mai perso un conflitto sul piano strettamente militare, mentre ne hanno persi alcuni sul terreno interno dove, a contare, è il consenso dell’opinione pubblica. Quando la storia diventa una persona
E non immaginavo, soprattutto, che mi avrebbe portato in giro per l’Italia, in tante città, davanti a sale piene, con un’attenzione e una partecipazione che mi hanno profondamente colpito. Ogni presentazione è stata diversa. Ma in tutte ho avvertito la stessa sensazione: Giovanni Frignani non era più un nome quasi dimenticato della Resistenza. Era tornato a essere una persona. Ed è proprio da qui che è nato il libro. Frignani è stato l’ufficiale dei Carabinieri che il 25 luglio 1943 coordinò l’arresto di Mussolini. Un protagonista di un momento cruciale della nostra storia. E poi, dopo l’8 settembre, uno dei promotori del Fronte militare clandestino dei Carabinieri a Roma. Arrestato dalle SS, torturato a via Tasso, assassinato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Una vita che sembra un romanzo. Ma che rischiava di restare confinata in poche righe di manuale. Ho sentito il bisogno di ricostruirla non come una sequenza di eventi, ma come una storia umana. Per questo sono entrato negli archivi dell’Arma, ho sfogliato carte ingiallite, informative, rapporti, lettere. Ho studiato i documenti del Museo storico della Liberazione di via Tasso, dove Frignani fu rinchiuso e torturato. Ho letto le testimonianze, gli atti processuali, i memoriali. La stampa periodica a Castellammare di Stabia. 1860 – 2020
Con il rientro dei Borbone, fino al 1860, erano poco più di 70 i periodici, poche pagine, di solito non più di quattro, fogli in larga misura di varietà e di evasione. Nella Città delle Acque tra i primi ad uscire, risalente al 1860, fu sicuramente La luce del Popolo, giornale filo garibaldino diretto da Agatino Previtera1 e nato proprio sul finire di quell’estate sull’onda del trionfale ingresso a Napoli, il 7 settembre, dell’Eroe dei due mondi. Tra i più diffusi e longevi c’era il bisettimanale Stabia, Gazzetta dei comuni del Circondario, pubblicato due volte a settimana, ogni giovedì e domenica, in quattro grandi pagine, come tutti i giornali, importanti e non, editi in quella fase in qualche modo ancora pionieristica della carta stampata. Come lo stesso giornale recitava, «la direzione ed amministrazione è sita al Corso Vittorio Emanuele, palazzo della Sotto Prefettura, pianterreno a sinistra». Di tendenza istituzionale, il giornale Stabia venne fondato nel 1877 e diretto fino all’ultimo dall’avvocato Federico Ciampitti (1830 - 1899), «un uomo soprattutto buono, di un’onestà che l’ha portato mendico fino alla tomba».2 Leggi tutto: La stampa periodica a Castellammare di Stabia. 1860 – 2020
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.206 Febbraio 2026
Miscellanea Letteratura, Storia e Filosofia Breve storia della FGCI di Castellammare di Stabia L’Ospedale della Pace. La cura a servizio della città
Libere Riflessioni Chavismo, lezione numero 2: Gesù era socialista In memoria di Antonino Zichichi La storia come strumento per leggere il presente La “riforma della magistratura” è un bluff
Filosofia della Scienza Dario Antiseri, il filosofo della "società aperta" Circa i limiti della conoscenza umana Dewey e la filosofia negli Stati Uniti
Cultura della legalità Figli maggiorenni e mantenimento: la giurisprudenza cambia rotta Cos’è e a chi serve la “separazione delle carriere”? Chi controlla i nostri dati? La nuova frontiera dei diritti nell’era dell’IA Vittime innocenti. Febbraio 1893-2014
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Nel 2026 ricorre l’anniversario del referendum del 2 giugno 1946 quando gli italiani, per la prima volta con il voto esteso anche alle donne, scelsero la Repubblica e posero le basai dell’Italia democratica. Un anniversario che non è solo memoria, ma un’occasione per guardare come il Paese è cambiato.
Senza dubbio la guerra contro l’Iran presenta delle peculiarità mai viste prima. Una si trova nella geografia dei consensi e delle opposizioni, a partire proprio dall’America. Non era forse mai accaduto che un presidente Usa si trovasse, sin dall’inizio, a fronteggiare una opposizione interna così forte. E’ un dato di fatto che una parte consistente del Partito democratico fa il tifo per la sconfitta degli Stati Uniti, vista come opportunità di disfarsi di Donald Trump.
Quando ho iniziato a lavorare a
A Castellammare di Stabia non si hanno notizia di pubblicazioni di giornali prima dell'Unità d'Italia ed i pochi che circolavano provenivano direttamente dalla capitale partenopea, tra i quali ricordiamo, Il Monitore delle due Sicilie, quotidiano politico del regime napoleonico, pubblicato tra il 1811 e il 1815. *