La tragica fanatizzazione islamica delle masse
C’è qualcosa di più profondo, permanente e inquietante e bisogna avere il coraggio storico di guardarlo in faccia: la fanatizzazione quotidiana delle masse di religione islamica, specialmente il venerdì, contro l’Occidente e i suoi valori di libertà, di laicità, costati secoli di sangue e di sacrifici contro il totalitarismo clericale cristiano soprattutto e che ora si scontrano, nella tumultuosa globalizzazione, con l’altro virulento clericalismo storico, che è l’islamismo. Quando popoli e stati vogliono vivere alla luce di un libro e di un messaggio religiosi di quattordici secoli fa, considerandoli la verità assoluta e negando ogni valore ad ogni altra visione religiosa e filosofica, andando a contestare poi con la violenza il diritto di altri popoli a vivere secondo i propri diversi valori (quindi anche quelli di libertà creativa ed espressiva), allora la parola semplice che deve qualificarli è solo quella di pericolosi ‘fanatici’, verso i quali occorre assumere posizioni nette e precise. Poiché nell’islamismo non c’è rispetto verso gli altri, considerati infedeli e miscredenti, con qualche forma solo di ‘tolleranza’, allora si devono rompere collaborazioni culturali, politiche ed economiche e si devono assumere tutte le iniziative conseguenti di difesa interna e internazionale a tutti i livelli, quando da parte dei paesi islamici si passa dalla predicazioni a comportamenti di aggressività, di violenza, di terrorismo, di volontà prepotente di limitazioni delle altrui libertà.
In questo senso ha agito bene il Canada, quando ha rotto ogni rapporto con l’Iran fanatico islamico, che minaccia ogni giorno di distruggere Israele ed offende quotidianamente in modo insostenibile l’Occidente e i suoi valori. Non è l’Occidente che offende l’islam, ma è l’islam che vuole con sottile prepotenza imporre a tutto il mondo la sua visione totalitaria e fanatica, usando ogni mezzo, dal terrorismo alle armi atomiche, dalla fanatizzazione grossolana a momenti di dialogo e di collaborazione sottili e machiavellici. I paesi islamici possono decidere ogni limitazione a scritti e opere di altri paesi che non condividono, ma non possono imporre il divieto ai paesi non islamici di affrontare, di discutere, di criticare fenomeni della storia universale, quali la figura di Maometto o i costumi, le tradizioni, le storie islamiche, così come si fa con tutti gli altri popoli e le loro religioni, così come si è fatto, si fa e si deve continuare a fare con le figure di Cristo o di Mosè, di Buddha o di Confucio e le vicende storiche ad essi collegate. La questione non riguarda solo l’America, ma tutto l’Occidente, tutti quelli nel mondo, che vogliono vivere nella libertà, nel diritto di vivere secondo i propri valori, di rispettare e di essere rispettati. |
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Non può essere un semplice video su You Tube relativo a Maometto a spiegare l’assassinio dell’ambasciatore americano a Tripoli (tra i più aperti poi al dialogo tra Stati Uniti e le cosiddette ‘nuove’ democrazie arabe) e le violente manifestazioni antiamericane nelle capitali dei paesi islamici.