Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Prepotenza anche sulla storia

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La prepotenza cattolico-clericale non imperversa solo a Napoli, dove nemmeno il tabellone dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in ricordo dei Martiri del 1799 (gemello di quello che si nota salendo la prima rampa dello scalone di Palzazzo Serra di Cassano) è stato mantenuto nel pronao del Carmine ed è stato  tolto da chissà chi, chissà quando e per ordine di chi (mentre la indicazione della tomba dell’assassino cardinale Ruffo è presente in S.Domenico Maggiore), ma anche a Roma, come se i cattolici-clericali, assecondati da servi silenziosi e vili, senza attributi e senza un minimo senso della dignità di se stessi, dello Stato liberale, democra5tico, repubblicano, laico,  fossero padroni d’Italia e dei suoi spazi e del suo patrimonio storico-culturale.

La Colonna Traiana, una delle maggiori opere storiche e artistiche dell’antichità, che ricorda in modo particolare e memorabile la conquista della Dacia (l’odierna Romania, che ne è stata segnata indelebilmente fino ad oggi nella sua stessa denominazione, nella lingua neo-latina, nel nome stesso dell’attuale presidente che si chiama ‘Traian’ Basescu), era anche la tomba del grande imperatore, come si nota nel basamento di esso.

Era collocata nel Foro di Traiano, in un ristretto cortile alle spalle della Basilica Ulpia fra due biblioteche, dove un doppio loggiato ai lati ne facilitava la lettura.

 

Per un senso di ‘umana pietas’, oltre che di rispetto storico, occorrerebbe che quel monumento fosse a lui totalmente dedicato e che in cima ad esso ci fosse ‘naturalmente’ la statua di Traiano.

C’era in bronzo fino al Cinquecento, ma fu tolta e fu posta in cima ad essa al suo posto la statua di S.Pietro da papa Sisto V nel 1587.

S.Pietro non c’entra nulla con la storia di Roma antica, della grande civiltà greco-romna, della storia del grande impero romano.

Quel Papa della Controriforma era responsabile poi anche della politica cattolica di odio dei libri, che si era espressa con la emanazione nel 1558 dell’Indice dei libri proibiti e quindi profanava anche quel valore di cultura e di culto dei libri che l’area aveva avuto nell’antichità.

 

Essa è solo un segno di prepotenza storica, uno degli infiniti segni di imposizione di una egemonia culturale, provocatoriamente imposta in modo particolare nel cuore di Roma, come avviene anche per la Colonna di Marco Aurelio, il grande imperatore filosofo, a Piazza Colonna, di fronte  a Palazzo Chigi e presso il Parlamento, in cima alla quale troneggia, sempre in modo antistorico, provocatorio, arrogante, la statua di S. Paolo, fatta porre sempre dal citato papa Sisto V nel 1589.

 

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