Europa e olocausto nucleare
Chi conosce bene Putin sa che deve essere preso sul serio, lo ha detto con chiarezza Angela Merkel, e la sua opinione è il frutto di una lunga frequentazione con il leader del Cremlino. Sottovalutarlo diventa, a questo punto, assai pericoloso. Le armi che lo zar moscovita intenderebbe usare sono probabilmente le cosiddette “bombe nucleari tattiche”, di piccole dimensioni, destinate a colpire le truppe nemiche sul campo di battaglia. Ma è chiaro che le conseguenze del loro utilizzo sarebbero comunque esiziali, giacché il fall-out radioattivo non dipende certo dalla grandezza dell’ordigno. Non solo l’Ucraina, ma l’intera Europa ne verrebbe coinvolta in pieno e per un tempo non breve. Trump ha detto che gli Usa reagirebbero, ma non si vede perché dovremmo stare tranquilli. Agli europei, infatti, toccherebbero tanto le bombe russe quanto quelle americane. L’ex segretario di Stato Usa Henry Kissinger, che nel 1957 introdusse il concetto di “armi nucleari tattiche”, invitò poi alla prudenza, sostenendo che lo stallo si può sbloccare solo ricorrendo alla diplomazia. Federico García Lorca: la morte non avrà il mio cuore
La sua voce attraversa le epoche con la forza di un amore che non si lascia seppellire, nemmeno dalla storia. Lorca non è soltanto un autore, è un fenomeno atmosferico, un temporale improvviso, una luce che squarcia la sera, un odore di terra bagnata che arriva prima della pioggia. Nato nel 1898 a Fuente Vaqueros, crebbe in una Spagna rurale dove il silenzio non era assenza, ma promessa. La madre gli insegnò a suonare il pianoforte, e Lorca comprese presto che la musica non era un’arte, ma un modo di respirare. Ogni nota diventava un’immagine, ogni immagine un presagio. Ed era così: Lorca non descriveva il mondo, lo presagiva. La sua Andalusia non era un luogo geografico, ma un sentimento che bruciava lento, come una brace sotto la cenere. Quando Lorca arrivò alla Residencia de Estudiantes, Madrid era un laboratorio di idee. Qui incontrò Salvador Dalí, che lo affascinò con la sua bellezza inquieta, e Luis Buñuel, che lo provocò con la sua intelligenza tagliente. Furono anni di febbre creativa: metafore che sembravano visioni, simboli che ritornavano come battiti, immagini che non descrivevano, ma ferivano. Leggi tutto: Federico García Lorca: la morte non avrà il mio cuore L’ultimo caffè di Eleonora
Era il 20 agosto del 1799, quando Padre de Fortis dei Bianchi della Giustizia l’accompagnò con passo solenne nella Cappella della Sommaria nel Castel Capuano. Nel silenzio assordante dell’anticamera della morte, lacera, stanca, ma con un’incrollabile fermezza di spirito, Eleonora de Fonseca Pimentel si preparava all’ultimo atto. Accolse nel cuore il conforto del sacerdote, le preghiere, l’estrema speranza: forse Dio esisteva davvero, forse quei giri vorticosi facevano parte di un preciso disegno. Doveva accadere tutto questo, doveva esserci una ragione. Il profumo di quell’ultimo caffè la riconduceva alla vita passata, un susseguirsi di immagini vivide riaffioravano nei pensieri. Sorso dopo sorso riassaporava giorni ormai lontani, ingoiando nostalgia, dolore, rassegnazione. Lo bevve lentamente, mentre il tempo divorava quelle ultime ore. Si rivide bambina a saltellare gioiosa in quel dedalo di viuzze dei Quartieri Spagnoli dove il sole faticava ad entrare, con lo sguardo perso tra i colori della frutta ammassata sui banchi, gli odori dei cibi cotti, il formicaio di gente operosa e ciarliera, e poi la passeggiata verso il mare, l’azzurro terso del cielo, la brezza estiva, lo sciabordio delle onde sulla ghiglia delle barche e quell’infinito sciame di pensieri lasciati alla deriva. Riavvertì il profumo della salsedine, il calore del sole sulla pelle. La strategia del Grand’ammiraglio Anton Haus
Tale strategia viene tipicamente adottata da una flotta più debole contro una più forte, per cercare di immobilizzare quest’ultima evitando il rischio di uno scontro diretto. Haus, comandante della flotta imperiale asburgica dall’inizio della prima guerra mondiale alla sua morte nel febbraio del 1917, non si scostò da questa strategia fondamentale, sebbene essa abbia provocato duri contrasti con l'AOK, il comando supremo delle forze terrestri. Ad esempio, il 22 febbraio l'AOK trasmise una direttiva a Haus recante la firma dell'arciduca Federico d'Asburgo-Teschen, capo nominale delle forze armate, ma palesemente proveniente dal comandante effettivo, quel Franz Conrad von Hötzendorf, descritto con esattezza da Lawrence Sondhaus nella sua biografia intitolata emblematicamente Architect of the Apocalypse quale un italofobo. L'AOK annunciò in pompa magna l'intenzione di iniziare un'ampia offensiva alla fine di marzo contro gli italiani nel Trentino. Maria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento
Interpretando e parafrasando quanto hanno scritto, si potrebbe affermare che un romanzo ha tanti significati quanti lettori, perché ciascuno può ripensarlo o viverlo in maniera diversa. Una simile visione è consona ad introdurre una recensione di Maria. Storia di un’anima nella Napoli dell’Ottocento (Napoli, Editoriale Scientifica, 2026), scritto da Antonella Orefice. Ella è una saggista che ha imperniato la propria produzione scientifica attorno alle dinamiche storiche del regno di Napoli e delle Due Sicilie, ponendo attenzione privilegiata alla Repubblica Napoletana del 1799, all’assolutismo borbonico, alla giustizia criminale. Le sue ricerche si sono contrassegnate per il ricorso al materiale archivistico e l’attenzione alla microstoria. Anche il suo ultimo studio si pone sulla scia degli anteriori in fatto di tematiche e metodologia, poiché Maria copre il periodo dal Settecento riformatore fino alla ristrutturazione urbanistica di Napoli nota come ‘risanamento’ nell’ultimo ventennio del secolo XIX, è ambientato quasi esclusivamente a Napoli (fatta eccezione per alcune pagine collocate nel contado rurale), si basa in buona misura su fonti archivistiche ed è un tipico testo di microstoria. Leggi tutto: Maria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento
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Sono passati novant’anni dalla sua scomparsa, eppure Federico Garcia Lorca continua a vibrare come una corda tesa.
Castel Sant’Elmo era contornato di stelle. Lo scorse da subito nel Compianto su Cristo morto di Rubiales sull’altare maggiore.
Le navi da battaglia della k.u.k. Kriegsmarine (la imperial-regia marina da guerra dell’Austria-Ungheria, rimasero inattive durante il 1916, soddisfacendo le linee essenziali della strategia del Grand’ammiraglio Anton Haus volta a mantenere una “flotta in potenza” (fleet-in-being), che ha avuto il suo massimo teorico (critico) nell’ammiraglio Alfred Mahan e che, semplificando al massimo, consiste nel serbare il grosso di una marina militare al sicuro in porti fortificati per costringere quella avversaria a conservare in attesa ed in sorveglianza il grosso della sua, distogliendolo da altri compiti.
Un grande scrittore quale Jorge Luis Borges ed un grande critico letterario come Umberto Eco osservarono, in tempi e modi differenti, che per ogni opera della letteratura esistono potenziali diverse letture.