Le censure alla cultura russa sono solo stupide
La crisi ucraina ha però indotto alcune personalità del mondo accademico a invocare una sorta di censura preventiva non solo nei confronti della Federazione Russa intesa come Paese, ma anche di alcuni grandi esponenti della cultura russa, come se fossero in qualche modo corresponsabili delle azioni di Putin. All’Università di Milano Bicocca lo scrittore e traduttore Paolo Nori era stato invitato a tenere un corso su Fedor Dostoevskij. Per quanto possa suonare incredibile, è intervenuto il prorettore alla didattica del suddetto ateneo che ha bloccato l’iniziativa con motivazioni risibili. Temevano, i responsabili di Milano Bicocca, che un corso sul grande scrittore (tra l’altro perseguitato a suo tempo dalle autorità zariste), “potrebbe generare forme di polemica, soprattutto interna, in questo momento di grande tensione”. Che cosa possano mai significare simili frasi scritte in tradizionale burocratese, e cosa c’entri Dostoevskij con l’invasione dell’Ucraina, lo sa soltanto il buon Dio. Dal canto suo Nori, allibito per motivi più che comprensibili, ha deciso di rinunciare affermando che chiederà di tenere le sue lezioni altrove. C’è tuttavia un episodio più recente. Il direttore d’orchestra Valerij Gergiev si è visto annullare un concerto alla Reggia di Caserta, e l’unico ad opporsi era stato l’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca. Chi scrive concorda con lui. Leggi tutto: Le censure alla cultura russa sono solo stupide Le rivoluzioni e la loro difficoltà ad essere attuate
Ma di fatto questi ideali assoluti sono molto difficili da attuare per una serie di cause che possono essere ricercate nelle contingenze, nel contesto sociale, culturale ed anche economico, determinate a loro volta da una serie di fattori storici di carattere antropologici, come il comportamento degli esseri umani che a sua volta è storicamente prodotto dal senso comune di tipo irrazionale, innestato in ogni singola società in modo e con tempistiche differenti. Ogni nuovo afflato culturale si va quindi a inserire in una data società in maniera problematica e non strutturale. A titolo esemplifico già Francesco Guicciardini, nel libello Considerazioni sui Discorsi di Machiavelli, scriveva che l'instaurazione di una tirannide in una città che aveva conosciuto la libertà era improponibile rispetto ad una città che politicamente era abituata ad essere assoggettata ad una qualsiasi forma di tirannia. Leggi tutto: Le rivoluzioni e la loro difficoltà ad essere attuate Ludwig Wittgenstein e la logica dei “fatti”
Ludwig Josef Johann Wittgenstein nacque a Vienna il 26 aprile del 1889 e dedicò tutta la sua vita alla logica e alla filosofia del linguaggio. In questo suo percorso di conoscenza gli fu vicino Bertrand Russell che curò la prefazione dell’unico libro pubblicato da Wittgenstein ossia il Tractatus logico philosophicus. Un solo libro che, con le sue intuizioni, è bastato a porre le basi, tra l’altro, per la realizzazione della logica dei microprocessori. Infatti, nel suo Tractatus, egli affrontò la veracità delle preposizioni che possono essere vere o false in base alla logicità delle stesse. In questo studio, realizzò uno schema dove riportava le “tavole” della verità con le indicazioni di “vero” e “falso”; queste tavole verranno in seguito utilizzate, come già detto, per il funzionamento dei computer, nelle operazioni I/0 dei processori. Quindi si può ben comprendere l’enorme apporto che Wittgenstein ha dato allo sviluppo dell’informatica e del web, ma non è solo questo. Oscar Wilde e la filosofia del vestito
A tale maestria non sfugge l’abilità di abbigliarsi con grazia, il vestirsi con garbo. Avere buon gusto diventa infatti così un modo per manifestare se stessi nel migliore dei modi, di esporre il proprio essere anche al cambiamento, ma un cambiamento che muta in base alle circostanze, alle occasioni e al contesto. Immaginiamo di essere ora nell’Inghilterra vittoriana, dove Oscar Wilde, aderendo al movimento di riforma razionale del vestito, promosse un abbigliamento più comodo e pratico. Delle sue conferenze sul vestito pronunciate nel 1884, i quotidiani britannici pubblicarono soltanto alcune trascrizioni frammentarie, mentre la versione integrale fu pubblicata dallo stesso Wilde su un giornale newyorkese nel 1885 col titolo di Filosofia del vestito. Non a caso questa era una riforma razionale del vestito: si mirava ad una semplificazione dell’abbigliamento, caratterizzato all’epoca dalla futilità degli ornamenti (soprattutto per il guardaroba femminile) e dalla rigidità e durezza del portamento; il tutto in vista di una maggiore praticità e comodità. Conoscenza limitata
Gli oggetti e gli eventi presenti nel loro modo di esperire il mondo circostante potrebbero differire da quelli per noi usuali in misura tale che i loro predicati avrebbero domini non paragonabili ai nostri. La razionalità umana è - anche se non soltanto - capacità di idealizzare, di trascendere i meri dati empirici. Occorre senz’altro riconoscere le nostre origini naturali e la componente biologica del nostro percorso evolutivo ma, nel far questo, non si deve trascurare la necessità di spiegare l’unicità degli esseri umani. Soltanto essi sono in grado di costruire una dimensione ideale della realtà e di staccarsi dal mondo così come è percepito dai sensi. La razionalità è dunque caratterizzabile come capacità di vedere non solo come le cose attualmente sono, ma anche come potrebbero essere state e come potrebbero essere in futuro se decidessimo di agire in un modo piuttosto che in un altro.
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Una rivoluzione di carattere politico e culturale, prendendo in prestito un assunto di Albert Camus, ha il suo obiettivo di plasmare o creare una nuova natura antropologica e dare vita a un nuovo sviluppo storico.
«Su ciò che non si è in grado di parlare, si deve tacere» Questa frase di Wittgenstein ci fa ben comprendere lo spessore del grande filosofo e logico austriaco scomparso, ormai, da settantatré anni.
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