Il pluralismo del sapere
Collocandoci da questo punto di vista, l’impossibilità di raggiungere il sapere definitivo dipende dai limiti fisici e cognitivi della natura umana. Dipende, cioè, dall’impossibilità per l’uomo di conseguire quello che nella filosofia contemporanea si definisce “il punto di vista dell’occhio di Dio”. È opportuno notare a tale proposito come il positivismo, pur dopo il suo declino, continui a influenzare non solo numerosi esponenti del mondo filosofico e scientifico, ma anche la visione della scienza dell’uomo comune. Ancor oggi, infatti, è diffusa nel grande pubblico l’opinione che il sapere scientifico possieda un’assolutezza e una incontrovertibilità che lo rende immune da obiezioni, ragion per cui la scienza viene spesso considerata come l’unico paradigma cognitivo di cui disponiamo. Ne discende la concezione di un’umanità che, attraverso l’attività scientifica, diventa la dominatrice del reale poiché alla potenza del pensiero umano nulla può rimanere estraneo. Si tratta di una concezione al contempo ingenua e arrogante. Il mondo che ci circonda, infatti, appare sempre più complesso e aperto. Ai nostri fini è interessante rilevare che molti scienziati notano che la visione della scienza come unico paradigma del sapere ha fatto il suo tempo. Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere?
Nel V secolo a.C., invece, era una fucina di pensiero, un laboratorio di idee così radicali da cambiare il destino dell’Occidente. E lì, 2500 anni fa circa, camminava Parmenide. Non un filosofo come gli altri. Non era un uomo che osservava il mondo: era un uomo che lo fermava. La Grecia classica era un turbine: Atene costruiva il Partenone, Fidia scolpiva la perfezione, Pericle parlava alla città come un padre. Tutto scorreva, tutto diventava, tutto cambiava. Parmenide no. Parmenide compiva il gesto più radicale della storia del pensiero: sospendeva il divenire. Diceva che il cambiamento era un inganno, che il nascere e il morire erano illusioni dei sensi, che ciò che appariva non coincideva con ciò che era. «L’essere è. Il non‑essere non è». Una frase che sembra semplice, ma suonava come un terremoto. Da quel momento, il pensiero occidentale non fu più lo stesso. Parmenide non viveva ad Atene, non frequentava l’Agorà, non ascoltava Pericle. Viveva in una cittadina immersa tra gli ulivi, mare e silenzi. Leggi tutto: Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere? Quando la Resistenza era donna
Ed è proprio questa dimensione locale uno dei punti di forza del volume. Montella non ha presteso di raccontare “la” Resistenza femminile italiana nel suo insieme, ma ha scelto consapevolmente il terreno della microstoria: i comuni della pianura modenese, le reti familiari, i paesi, le case coloniche, le relazioni sociali e politiche che alimentarono l’opposizione al nazifascismo. Una scelta metodologica efficace, perché attraverso un’analisi rigorosamente territoriale è riuscito ad illuminare dinamiche più ampie della guerra di Liberazione e del protagonismo femminile. Il libro si colloca dentro uno dei filoni più fecondi e innovativi della storiografia contemporanea sulla Resistenza: quello inaugurato, tra le prime, da Anna Bravo, che ha avuto il merito di spostare lo sguardo dalla sola dimensione militare della lotta partigiana alla più ampia esperienza della “Resistenza civile”. Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849)
La via è quella che parte dalla “democrazia evangelica”, che si impose a seguito dell’arrivo delle armate francesi in Toscana, nel 1799, basata sul principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” (riportato all’art. 6 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino allegata alla Costituzione francese del 24 giugno 1793), ripreso da tanti scritti democratici del tempo, e su quello del “cittadino” virtuoso, che volge al bene pubblico le proprie azioni, ed arriva fino alla democrazia “repubblicana”, basata sulla partecipazione diretta ed autonoma del “popolo” all’interno dei tanti Circoli presenti in Toscana nel 1848-49 e che portò all’elezione dell’Assemblea Costituente, formata da 120 rappresentanti eletti a suffragio universale in tutto il territorio del Granducato e fortemente voluta e sostenuta dai Circoli del Popolo, che rappresentavano il luogo in cui si manifestavano le istanze più vicine al sentire “popolare”. Leggi tutto: Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849) Incunabolo napoletano
Massimo, come Francesco Saverio egli pure nella lista degli interventi, aveva fatto parte del Cenacolo del Caos Creativo che tra il 2011ed il 2015 aveva tenuto i suoi lavori a Sorrento, con la pretesa di fare il contro canto a Davos. Quelli a celebrare le magnifiche sorti e progressive dell’iper capitalismo sempre più metastasi delle società moderne incamminate senza alcun criterio critico verso la costruzione di un mondo dominato dal cerbero della guerra, della finanza e degli affari, loro a predicare, come profeti disarmati, la felicità dei popoli, il rispetto reciproco delle culture, un mondo aperto e senza padroni che poi era quello che avrebbe voluto J.M.Keynes e che aveva definito nella sua “Teoria generale dell’occupazione dell’interesse e della moneta” (UTET 1971) mica soltanto Marx ed Engels nel loro “Manifesto del partito Comunista” (Feltrinelli 2017) o Lenin e Mao, in un Mediterraneo capace di essere esso stesso continente tenendo insieme le terre dell’olivo tra Asia, Africa ed Europa, come sosteneva Fernand Braudel nelle sue “Memorie del Mediterraneo” (Bompiani 2010) che, lui pure, era un uomo pacifico e per nulla rivoluzionario.
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.212 Agosto 2026
Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaMaria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento Orlando: il Paladino che sapeva solo amare Dracula di Valacchia, il Gargano e Napoli Giovanna I, la prigioniera del destino Il Golem, l’Intelligenza Artificiale e la ricerca dell’immortalità 1919, l’anno in cui l’Italia cambia pelle I ragazzi del Viale Europa di Castellammare di Stabia Giovanna II, l’ultimo battito romantico del trono napoletano Machiavelli, un repubblicano democratico Federico García Lorca: la morte non avrà il mio cuore La strategia del Grand’ammiraglio Anton Haus
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Partiamo dalla constatazione che non esiste “il” sapere dal quale tutti i tipi di conoscenza discendono, ma tanti saperi, la cui validità è ristretta a un ben determinato ambito del reale.
C’è un punto della costa cilentana dove il mare sembra trattenere il respiro. Una curva di pietra, vento e luce che non ha bisogno di presentazioni: Elea. Oggi è un sito archeologico, un luogo di quiete.
Fabio Montella, con Donne invisibili. La Resistenza femminile nella Bassa modenese (Bibliotheka, 2026), ha compiuto un’operazione storiografica di grande rilievo civile oltre che scientifico: ha restituito voce, nomi, biografie e dignità storica a centinaia di donne che hanno rappresentato una componente decisiva della Resistenza italiana in un territorio preciso e ben delimitato — la Bassa modenese — ma che per troppo tempo sono rimaste ai margini della narrazione pubblica.
Questo studio ha cercato di seguire uno dei percorsi compiuti dall’idea di democrazia in Toscana, fra la fine del ‘700 e metà dell’800, attraverso le vicende di due persone, Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti, zio e nipote, il primo sacerdote ed il secondo procuratore legale, due figure delle quali si avevano poche e frammentarie notizie, con riferimento sia alle cronache storiche del periodo che successivamente, ma che, insieme, hanno attraversato oltre mezzo secolo di storia, costruendo le basi, anche con grandi sacrifici personali, della corrente democratica del nostro Risorgimento.
Era stato Massimo, un poeta matematico ad intervenire presso Marisa ed il dipartimento di studi umanistici della Federico II perché fossi coinvolto nei lavori del congresso su Neapolis Urbs Vergiliana che si teneva a distanza di 12 anni dal primo.