Cosa resta dell’attentato alle Twin Towers?
Eppure anche Huntington aveva grandi dubbi. A suo avviso gli accademici non si erano resi conto che con lo schianto delle torri terminava un’epoca, quella dell’isolamento dell’America nel suo periodo di maggiore potere. Non a caso la recente elezione di Zhoran Mamdami a sindaco di New York ha riportato tutti con i piedi per terra. Mamdami è infatti musulmano e dichiaratamente filo-palestinese, come d’altro canto una parte consistente della grande comunità ebraica americana. Non ci si può dunque rinchiudere nei confini della propria comunità etnica e religiosa, essi verranno abbattuti come sempre è accaduto nel corso della storia umana. Che fare dunque in un periodo come questo in cui gli esseri umani sembrano essere impazziti e non perdono occasione per colpirsi l’un l’altro? Una via d’uscita è quella indicata da Papa Leone XIV quando continua a invocare la pace e ad ammonire che la guerra porta a niente? Il problema è che la pace bisogna essere almeno in due a volerla, e attualmente gli aspiranti sono molti meno. Masaniello, il cuore ribelle di Napoli
Tra loro, uno in particolare continua a pulsare nei vicoli, nei mercati, nelle rivolte che tornano cicliche come le maree: Masaniello, il ragazzo che per nove giorni fece tremare un reame. Nel Vico Rotto al Mercato, nel cuore disperato della Napoli seicentesca, la vita non era una poesia, ma una lotta quotidiana. Le mani puzzavano di pesce, le tasche erano vuote, le gabelle spagnole toglievano anche l’aria. La plebe viveva come una corda tesa, pronta a spezzarsi. Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, nacque nel 1620 in questo mondo di miseria e dignità. Figlio di un pescatore e di una donna del popolo, crebbe tra le urla di venditori, la fame dei bambini, i soprusi dei gabellieri, la rabbia che non trovava voce. Il contrabbando non era un crimine, ma sopravvivenza. E Masaniello, come tanti, imparò presto che la legge del palazzo non era la legge del popolo. La Napoli del Seicento era una delle città più popolose d’Europa: 250.000 abitanti, una metropoli mediterranea. Ma sotto la superficie, la miseria era feroce. La Spagna, impegnata in guerre ovunque, aumentava le tasse fino all’insostenibile. La scintilla era la gabella sulla frutta e verdura, beni essenziali per il popolo minuto. Incunabolo napoletano
Massimo, come Francesco Saverio egli pure nella lista degli interventi, aveva fatto parte del Cenacolo del Caos Creativo che tra il 2011ed il 2015 aveva tenuto i suoi lavori a Sorrento, con la pretesa di fare il contro canto a Davos. Quelli a celebrare le magnifiche sorti e progressive dell’iper capitalismo sempre più metastasi delle società moderne incamminate senza alcun criterio critico verso la costruzione di un mondo dominato dal cerbero della guerra, della finanza e degli affari, loro a predicare, come profeti disarmati, la felicità dei popoli, il rispetto reciproco delle culture, un mondo aperto e senza padroni che poi era quello che avrebbe voluto J.M.Keynes e che aveva definito nella sua “Teoria generale dell’occupazione dell’interesse e della moneta” (UTET 1971) mica soltanto Marx ed Engels nel loro “Manifesto del partito Comunista” (Feltrinelli 2017) o Lenin e Mao, in un Mediterraneo capace di essere esso stesso continente tenendo insieme le terre dell’olivo tra Asia, Africa ed Europa, come sosteneva Fernand Braudel nelle sue “Memorie del Mediterraneo” (Bompiani 2010) che, lui pure, era un uomo pacifico e per nulla rivoluzionario. Fosse Ardeatine, 82 anni dopo: 7 vittime sono ancora senza nome
Nelle cave sulla via Ardeatina, a Roma, 335 uomini vennero condotti uno alla volta, costretti a inginocchiarsi e uccisi. Non erano numeri. Erano vite. Erano storie. Erano nomi. Scorrere quell’elenco – dalla A di Ferdinando Agnini alla Z di Augusto Zironi – significa attraversare un’Italia intera, colpita nel suo momento più buio. C’era Don Pietro Pappagallo, sacerdote che scelse di restare accanto agli altri fino all’ultimo. C’erano i giovanissimi Duilio Cibei e Marco Di Veroli, appena quindicenni. C’era Gavino Luna, cantante e impiegato delle Poste. E tra quei 335 c’erano Giovanni Frignani e Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo: due figure centrali della Resistenza romana. Frignani, tenente colonnello dei carabinieri, fu l’uomo che il 25 luglio 1943 ebbe il compito di arrestare Mussolini e che, dopo l’8 settembre, scelse la Resistenza pagando con la vita. Montezemolo, capo del Fronte militare clandestino, organizzò la rete resistenziale nella capitale fino alla cattura e alla morte alle Ardeatine. E c’era il generale Sabato Martelli Castaldi, generale dell’aeronautica, uomo che ebbe il coraggio di opporsi al regime e che, nella Roma occupata, scelse la strada della dignità e della resistenza, fino alla stessa tragica fine. E poi centinaia di altri: operai, militari, artigiani, commercianti, contadini. Resistenti, ebrei, civili. Un intero Paese racchiuso in una cava. Leggi tutto: Fosse Ardeatine, 82 anni dopo: 7 vittime sono ancora senza nome Feste all’Archivio di Stato di Napoli: ipotesi di oltre 600mila euro di danno erariale
A seguito delle verifiche scattate dopo le fitte denunce presentate dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli e dai sindacati nel dicembre 2024 — quando fu organizzato un festa di nozze con 300 invitati, dj-set e fumi artificiali a ridosso di affreschi del Cinquecento — la Procura Regionale per la Campania della Corte dei Conti ha notificato un invito a dedurre contestando una ipotesi di danno erariale di oltre 600mila euro per irregolarità e mancati incassi nelle concessioni di spazi tra il 2021 e il 2024. L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale in collaborazione con la Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura, ha fatto emergere una reiterata gestione degli spazi monumentali disallineata rispetto ai tariffari e alle normative di settore, concessi a titolo gratuito o con corrispettivi del tutto incongrui per sfilate, set televisivi, meeting e feste private. Quando per primi sollevammo il caso insieme ai lavoratori e ai sindacati, venimmo accusati di fare allarmismo e persino di intralciare la 'valorizzazione' del sito. Oggi i fatti e gli accertamenti della magistratura contabile ci danno pienamente ragione: la storia e il patrimonio pubblico non si usurpano e non si regalano per farne una vetrina di mondanità kitsch o per fare favori. La tutela dei beni culturali viene prima di qualsiasi interesse privato. Leggi tutto: Feste all’Archivio di Stato di Napoli: ipotesi di oltre 600mila euro di danno erariale
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Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaMaria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento Orlando: il Paladino che sapeva solo amare Dracula di Valacchia, il Gargano e Napoli Giovanna I, la prigioniera del destino Il Golem, l’Intelligenza Artificiale e la ricerca dell’immortalità 1919, l’anno in cui l’Italia cambia pelle I ragazzi del Viale Europa di Castellammare di Stabia Giovanna II, l’ultimo battito romantico del trono napoletano Machiavelli, un repubblicano democratico Federico García Lorca: la morte non avrà il mio cuore La strategia del Grand’ammiraglio Anton Haus
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A prima vista il tiolo di questo articolo sembra porre soltanto una domanda retorica. Pochi sino a poco tempo fa dubitavano che quello dell’11 settembre 2001 altro non fosse che il tipico episodio di quello scontro di civiltà evocato nel suo celebre saggio dal politologo di Harvard Samuel P. Huntington ne “Lo scontro di civiltà il nuovo ordine mondiale”.
Napoli è una città a forma di cuore. Lei non dimentica i suoi figli ribelli che hanno lottato, per la libertà, che hanno bruciato troppo in fretta, che hanno amato la città fino a consumarsi.
Era stato Massimo, un poeta matematico ad intervenire presso Marisa ed il dipartimento di studi umanistici della Federico II perché fossi coinvolto nei lavori del congresso su Neapolis Urbs Vergiliana che si teneva a distanza di 12 anni dal primo.
Ci sono date che non passano. Restano. Il 24 marzo 1944 è una di quelle.