La filosofia della scienza di Karl Popper
Spentosi a Londra nel 1994 all’età di 92 anni, era nato in quel grande crogiolo culturale che fu Vienna a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900. A causa del suo anti-nazismo e delle ascendenze ebraiche della famiglia, emigrò prima in Nuova Zelanda e poi in Inghilterra, dove insegnò presso la celebre London School of Economics. L’importanza del pensiero popperiano è testimoniata dal fatto che le sue idee ancor oggi influenzano non solo i filosofi di professione, ma anche i politici, gli economisti e gli scienziati sociali. Popper ha tra l’altro coerentemente applicato le sue vedute all’analisi della società e della politica, fino a diventare uno dei maggiori teorici contemporanei del pensiero liberale. Per comprendere l’apporto originale di Popper alla filosofia della scienza, occorre parlare del celebre “principio di falsificazione” (la sua epistemologia, infatti, si definisce in modo standard come “falsificazionismo”). In che cosa consiste questo principio? Secondo la visione tradizionale, i cui inizi risalgono al Novum Organum di F. Bacone, la conoscenza scientifica avanza in base al principio di induzione. Esso ci dice che gli scienziati accumulano un grande numero di osservazioni empiriche ripetute, sulle quali vengono poi costruite le asserzioni generali e le teorie. Queste ultime, pertanto, si fonderebbero su cumuli di osservazioni di esempi singoli. Tuttavia, già Hume condusse una critica esplicita di questa visione della conoscenza scientifica.
Il filosofo inglese notò infatti che nessun numero di asserzioni singolari, per quanto grande esso sia, può implicare “logicamente” un’asserzione illimitatamente generale. Ad esempio,il fatto che alla fine della notte sorga sempre il sole non ci autorizza, dal punto di vista logico, a dire che esso sorgerà anche domani. Cyrano de Bergerac: «giunto al fin della licenza io tocco il cuore»
Non appartengono più soltanto all'autore che li ha creati, ma diventano patrimonio universale dell'umanità. Uno di questi è certamente Cyrano de Bergerac, l'indimenticabile protagonista dell'opera teatrale di Edmond Rostand, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1897. Molti ricordano Cyrano soprattutto per il suo enorme naso, divenuto quasi il simbolo stesso del personaggio. In realtà, fermarsi a questo particolare significherebbe non comprendere la profondità di una delle figure più nobili, moderne e commoventi della letteratura universale. Cyrano è un soldato coraggioso, un poeta raffinato, uno spadaccino invincibile e un uomo libero. Possiede tutto ciò che potrebbe renderlo ammirato dagli altri: intelligenza, talento, coraggio e spirito. Eppure, vive prigioniero di una ferita interiore. Convinto che il proprio aspetto fisico lo renda indegno di essere amato, rinuncia a dichiarare apertamente il sentimento che prova per Rossana, la donna della sua vita. In questa rinuncia si cela il dramma di molti esseri umani, spesso incapaci di riconoscere il proprio valore e di credere nella possibilità di essere amati per ciò che sono realmente. Leggi tutto: Cyrano de Bergerac: «giunto al fin della licenza io tocco il cuore» In cammino sulle strade di casa
Il Salento è la penisola estrema della più grande penisola italiana. Quella che punta dritta ad Oriente. Qui vi è Punta Palascia con il suo monumentale faro che un tempo guidava i naviganti nell’attraversamento dall’irrequieto Canale d’Otranto. Qui il Sole si annuncia ogni mattina dando il buon giorno alla italica nazione. La notte del 31 gennaio, dopo aver congedato il vecchio anno ed accolto il nuovo, un intero popolo si reca in processione ad attendere la rivelazione del Sol Invictus ed un grande applauso liberatorio ne saluta il sorgere… Più su in cima ad una serra brulla e pietrosa che domina il territorio e da cui si controlla il mare si innalza una torre cilindrica diroccata ma non per questo meno maestosa e, in più, intrigante. La Torre del Serpe la chiamano ancora quelli del posto. Quando ancora il faro della Palascia non esisteva era essa a far luce a quanti navigavano. Un grande cratere di creta ricolmo d’olio lampante, posto in cima, bruciava notte e giorno rassicurando naviganti e pescatori. I signori delle Apuane
L’autore è assieme archeologo, storico, divulgatore, specializzato particolarmente nello studio dell’antichità. Ha conseguito prima la laurea in Archeologia poi la specializzazione in Archeologia orientale ad indirizzo egittologico ambedue presso l’università La Sapienza di Roma, successivamente il dottorato sempre in Archeologia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Egli ha anche un’ampia esperienza sul campo, poiché quale direttore tecnico ha guidato i lavori sul terreno in numerose campagne di scavo archeologico nel Lazio ed ha partecipato e collaborato a scavi archeologici in Egitto. All’interno della sua amplissima produzione di molte decine di saggi, fra cui numerosi di storia militare contemporanea, per ciò che qui interessa si possono ricordare: Le Guerre Sannitiche (2020), Le Guerre Etrusche (2023), Cesare (2022), Etrusca Disciplina (2022), Roma contro Roma. L’anno dei Quattro Imperatori e le due battaglie di Bedriacum (2016) e Da Augusto a Nerone: gli Imperatori Giulio-Claudi (2026), Sunt aliquid Manes. L'oltretomba romano: topografia, riti e filosofia della fine (2026). La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota
L’iniziativa, con apertura al pubblico ad ingresso gratuito dal 26 settembre 2026 al 15 gennaio 2027, propone un percorso immersivo che racconta la tragedia della peste che nel 1656 colpì Napoli, attraverso una cronaca dello scrivano dei Bianchi della Giustizia, Antonio Mena, custodita presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli (ed esposta in originale), affidata alla voce narrante dell’attore napoletano Peppe Lanzetta. Sullo sfondo una tela di Micco Spadaro, Piazza Mercatello durante la peste del 1656, conservata nel Museo della Certosa di San Martino. A Napoli i quadri legati a guerre, carestie e assedi appartengono a pieno titolo alla storia dell’arte. Nel caso specifico, si confrontarono ai massimi livelli tre geni di metà secolo: Mattia Preti, Micco Spadaro e Luca Giordano. La tela di Domenico Gargiulo, meglio conosciuto come Micco Spadaro (soprannome derivato dal mestiere del padre), usata per installazione, è una scenografia dei cadaveri ammucchiati nella piazza del Mercatello (oggi piazza Dante) come in un giorno di mercato. Leggi tutto: La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.213 Settembre 2026
Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaCent’anni di solitudine: il destino che ritorna Il Settimo Sigillo: la scacchiera dell’esistenza e la fragile speranza dell’uomo Masaniello, il cuore ribelle di Napoli Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849) Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere? Quando la Resistenza era donna
Filosofia della Scienza e della Politica Lo stato miserando del dibattito pubblico italiano Cosa resta dell’attentato alle Twin Towers?
Cultura della legalità Beneficio d’Inventario: la Cassazione chiarisce i limiti del termine ex art. 500 c.c. Feste all’Archivio di Stato di Napoli: ipotesi di oltre 600mila euro di danno erariale Vittime innocenti. Settembre 1919-2024
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Karl Raimund Popper è unanimemente considerato uno dei maggiori filosofi del secolo scorso.
Esistono personaggi letterari che attraversano il tempo senza invecchiare.
Ha senso camminare sulle strade di casa? Dopo aver percorso il Mezzogiorno Continentale, la Sicilia, il Basso Lazio ed aver conosciuto la consacrazione spagnola sulla via di Compostela? Beh, togliete l’interrogativo e rispondete di Si. Ha senso. Eccome. Soprattutto se le strade di casa, il territorio dei tuoi ritorni, lo guardi con occhi nuovi, gli occhi incantati di chi quel territorio e le storie in esso depositate non conosce…
Estratta dalla pietra, incisa nella pietra: si potrebbe presentare così l’eccellente monografia di Pierluigi Romeo di Colloredo Mels* sui liguri, I signori delle Apuane. Statue Stele, archeologia e identità dei Liguri Apuani tra Versilia, Val di Magra e Lunigiana (Lulu, 2026).
La scorsa settimana, e precisamente in data 25 settembre 2026, nel Palazzo Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai (Napoli), è stata inaugurata l’installazione A.D. 1656. Pareva che Dio benedetto volesse castigarci. La voce della Cronaca de’ Bianchi nella tela di Micco Spadaro, ideata e prodotta dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania in collaborazione con l’Archivio Storico Diocesano di Napoli ed altri enti culturali.