Giovanna I, la prigioniera del destino
La sua morte resta uno dei capitoli più controversi della storia meridionale, un evento circondato da silenzi, omissioni e testimonianze che non coincidono. Unica discendente diretta di suo nonno Roberto d'Angiò, Giovanna salì al trono nel 1343, in un contesto politico complesso e instabile. Il suo regno in bilico tra alleanze fragili e minacce costanti, fu segnato da tensioni interne e pressioni esterne: la corte angioina era divisa, le potenze europee guardavano a Napoli come a un territorio da contendere, e la giovane sovrana dovette affrontare una serie di crisi che avrebbero messo alla prova qualsiasi governo. Tra queste incisero l’assassinio di Andrea d’Ungheria, episodio che aprì una frattura diplomatica con la casa reale ungherese, poi l’invasione di Luigi d’Ungheria, che accusò Giovanna di complicità e portò la guerra nel cuore del regno. E ancora, lo scisma d’Occidente, che costrinse la regina a schierarsi e a pagare il prezzo delle sue scelte, poi l’ascesa di Carlo di Durazzo, il parente che trasformò l’ambizione in un progetto politico destinato a rovesciarla. Nonostante le pressioni, Giovanna mantenne una linea di governo improntata alla mediazione, una strategia che, alla lunga, si rivelò insufficiente contro chi non cercava compromessi. Nel 1381, Carlo di Durazzo mosse contro Napoli, la città fu assediata e la regina si rifugiò nel Maschio Angioino, la fortezza simbolo del potere angioino e ultimo baluardo della sua autorità. Le cronache dell’epoca descrissero giorni di tensione: soldati sulle mura, emissari che entravano e uscivano dal castello, trattative che non portavano a nulla. Giovanna rimase nel mastio con un gruppo ristretto di fedeli, mentre fuori la città si preparava alla resa. Quando le porte cedettero, il destino della sovrana era segnato. Carlo ordinò il suo trasferimento immediato: non una prigionia, ma una rimozione definitiva dalla scena politica: l’esilio a Muro Lucano. Il Golem, l’Intelligenza Artificiale e la ricerca dell’immortalità
Cosa del tutto possibile, comunque, perché non c’è nulla di umano che non si inserisca in una lunga storia. Per quanto grandi siano le innovazioni, hanno sempre alle spalle uno sviluppo di lungo o lunghissimo periodo che è riconoscibile, con qualche piccola competenza di storia culturale, anche da chi (come me) è completamente ignaro di tutta la parte tecnica della questione. Il biblico Nihil sub sole novi è un’ottima scusa per consentire anche agli ignoranti di parlare, nonché un’espressione retorica abusatissima. Ciò non impedisce che sia una verità, con poche eccezioni. Ogni impresa umana, prima di essere realizzata, è dovuta entrare nell’orizzonte dell’immaginario. In quest’orizzonte si gira a vuoto per secoli o millenni, poi, di solito abbastanza all’improvviso, si scopre come fare davvero ciò che da tantissimo tempo sognavamo di fare. Gli esempi sarebbero infiniti. Il volo umano è stato narrato nella mitologia greca (e in molte altre assai più antiche), ben prima di Leonardo, dei fratelli Montgolfier e dei fratelli Wright. Nel modo in cui era stato immaginato originariamente era impossibile, però era già pensabile, ed è questo il momento decisivo. Lo stesso si può dire, per un altro esempio, del viaggio sulla Luna. Molto prima che in Verne, lo troviamo in Luciano di Samosata, in Ariosto, in Cyrano de Bergerac. Leggi tutto: Il Golem, l’Intelligenza Artificiale e la ricerca dell’immortalità La crescita costante dei socialisti negli Stati Uniti
Nello stesso tempo si pensava che nulla potesse scalfire l’enorme potenza della lobby ebraica americana, da sempre abituata ad imporre le proprie tesi tanto in politica estera quanto in quella interna. Ebbene, non è più così. Ha iniziato l’anziano senatore democratico Bernie Sanders che sfidò senza successo Donald Trump nelle ultime primarie, riportando comunque un notevole successo d’immagine. Poi seguito da altri esponenti più giovani di lui, per esempio Alexandria Ocasio-Cortez, che sono riusciti a calamitare l’attenzione dell’opinione pubblica sui danni causati dalle politiche di Trump in materia di immigrazione e istruzione pubblica, soprattutto universitaria. In seguito abbiamo avuto il notevole successo di Zohran Mamdami, socialista e islamico, eletto nuovo sindaco di New York con una larga maggioranza. E, infine, si è registrata la vittoria nelle primarie democratiche del Michigan del 41enne Abdul El-Sayed, di origine egiziana. Fatti mai accaduti in precedenza. In America i musulmani non avevano prima grande influenza, mentre ora competono spesso ad armi pari con gli ebrei. Si noti, tra l’altro, che parti consistenti delle comunità ebraiche hanno votato per esponenti musulmani. Leggi tutto: La crescita costante dei socialisti negli Stati Uniti 1919, l’anno in cui l’Italia cambia pelle
È, prima di tutto, l’anno dopo la fine della Prima guerra mondiale. E questo dettaglio è decisivo. Il Paese esce da un conflitto devastante con milioni di reduci, un’economia da riconvertire, un debito enorme e aspettative altissime. «Si espandeva un irrazionale desiderio di gioia di vivere», scrive l’autore, ma accanto a questo emerge subito una tensione diffusa, fatta di rancori, disuguaglianze e promesse mancate. Il 1919 è quindi insieme liberazione e crisi. La fine della disciplina militare lascia spazio a nuovi comportamenti sociali: più libertà nei costumi, nella moda, nei rapporti tra uomini e donne. È una modernità ancora confusa, ma visibile. Nelle città si affermano stili di vita più disinvolti; nelle arti e nella cultura continua a vibrare l’onda del futurismo, con il suo culto della velocità, della rottura e dell’irriverenza. Anche la musica e lo spettacolo si aprono a forme più leggere e popolari, segnali di una società che vuole lasciarsi alle spalle l’austerità della guerra. I ragazzi del Viale Europa di Castellammare di Stabia
Per una volta voglio soffermarmi su un aspetto particolare, tratteggiando alcuni degli attori principali della Camera del Lavoro di Castellammare di Stabia, protagonisti delle vicende che portarono il nostro circondario sulle pagine della stampa nazionale negli anni che vanno dal 1991 al 2000, ed anche oltre. Un racconto collettivo, passando inevitabilmente per tratti autobiografici, sperando che chi legge mi perdonerà l'atto di superbia. Una storia lunga un decennio, durante il quale accaddero una serie di fatti, politici, sindacali e umani. Leggi tutto: I ragazzi del Viale Europa di Castellammare di Stabia
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Nel maggio del 1382, il Regno di Napoli viveva una delle sue ore più drammatiche. Mentre la città cambiava volto sotto la pressione delle truppe durazzesche, Giovanna I d’Angiò (1327 – 1382), trascorse le sue ultime giornate a Muro Lucano, un borgo dell’Appennino lucano che non avrebbe mai dovuto conoscere.
È complicato parlare di un argomento ipertecnologico come l’Intelligenza Artificiale sapendo a malapena come si accende un computer. Bisogna per forza prenderla da lontano, e quindi parlare in gran parte di altro.
Il titolo di quest’articolo avrebbe maravigliato molti lettori sino a poco tempo fa. La gran parte degli osservatori era infatti convinta che anti-socialismo e anti-comunismo restassero i pilastri della politica Usa, com’era sempre stato dalla fine del secondo conflitto mondiale.
C’è un anno, nella storia italiana, che più di altri assomiglia a una scossa elettrica: il 1919. Michele Graziosetto, nel suo 1919: i segni della modernità, lo racconta come un punto di rottura, un laboratorio caotico in cui si mescolano entusiasmo e paura, libertà e violenza, innovazione e disorientamento.
In questi anni ho raccontato molte vicende politiche, sociali e sindacali, alcune risalenti all'indomani dell'Unità d'Italia, dalle prime lotte operaie ad opera degli arsenalotti del Regio Cantiere, alla nascita della sezione stabiese della I Internazionale di formazione anarchica; dai primi tentativi di organizzazione dei lavoratori alla fine dell’Ottocento, risalendo alla prima metà del Novecento, raccontando storie collettive e individuali di uomini e donne di questo Circondario impegnati nella dura difesa dei diritti e per la conquista di nuovi, spesso a difesa della Democrazia, emancipandosi, ma spesso pagando con il confino politico, il carcere, l'emigrazione, con il sacrificio della vita, fino ad arrivare all’ultimo ventennio del secolo scorso, quando ho intrapreso la ricostruzione delle vicende sindacali legate al Contratto d’Area Torrese Stabiese.