L’estremismo religioso porta sempre tragedie
Ovviamente il pontefice si riferiva alle tre grandi religioni monoteiste: cristianesimo, islam ed ebraismo. Anche perché – ed è difficile negarlo – esse hanno radici storiche comuni. Musulmani, ebrei e cristiani attribuiscono alla divinità nomi diversi, ma pregano in sostanza lo stesso Dio, che non può certo cambiare a seconda di chi lo invoca. Più difficile risulta il discorso per religioni come buddhismo e induismo a causa delle loro specificità, ma Papa Bergoglio era convinto che, anche in questi casi, il dialogo interreligioso resti la via maestra per smussare gli angoli e risolvere i problemi della convivenza reciproca. Le religioni, insomma, non sono tutte uguali come qualche critico malevolo ha voluto far dire all’allora capo della Chiesa di Roma. Esse hanno, tuttavia, una base comune che dovrebbe facilitare il dialogo tra i loro leader spirituali e, di conseguenza, tra i fedeli che li seguono. La situazione nel mondo attuale, però, è molto complicata e non si presta a facili semplificazioni. Il fatto è che, negli ultimi decenni, estremismo e fanatismo religioso si sono espansi a macchia d’olio, causando conflitti armati e ondate di terrorismo che le nazioni non riescono a dominare. In questo senso, siamo abituati a parlare del fondamentalismo islamico, spesso dimenticando che anche nel mondo musulmano vi sono tendenze che preferiscono puntare al dialogo piuttosto che allo scontro. Caso emblematico è quello del “sufismo”, una corrente che pratica il misticismo e punta alla pace con i fedeli di altre religioni. Il dovere di vigilanza del dirigente pubblico
Il d.lgs. 165/2001 afferma che il dirigente è responsabile non solo nelle proprie condotte, ma anche della corretta gestione dell’ufficio, della prevenzione di irregolarità e della segnalazione di comportamenti illeciti. L’art 21 prevede sanzioni severe in caso di mancato esercizio dei poteri di vigilanza. L’art 8 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, DPR 62/2013, afferma l’obbligo di denunciare all’ autorità competente qualsiasi illecito di cui il dipendente venga a conoscenza nell’ esercizio delle proprie funzioni. Per i dirigenti, tale obbligo è rafforzato dal ruolo apicale e dalla funzione di garanzia. La mancata segnalazione, l. 190/2012, può essere letta come una forma di omissione funzionale che ostacola la prevenzione della corruzione e delle irregolarità amministrative. Napoli a 360°: il cammino sui tetti del Duomo
È la vista di Napoli che si può ammirare dal 30 marzo 2026 con le visite sui tetti del duomo. Un nuovo passo del Museo Diocesano Diffuso. Il nuovo percorso si chiama “500 cupole sui tetti del duomo di Napoli” e condurrà visitatori e cittadini a 40 metri d’altezza, con una vista a 360 gradi sul centro storico, sul Vesuvio e sul Golfo. È necessario prenotarsi sul sito del Duomo. Per i napoletani sarà riservata ogni giorno una percentuale di posti gratuiti. Eugenio Colorni e il sogno del Manifesto di Ventotene
Durante il suo forzato soggiorno a Ventotene, Colorni lavorò, assieme a loro, attorno alla sua idea di Europa unita, una unione che avrebbe portato finalmente la pace. Nella tarda primavera del 1941 arrivarono sull’isola altri due confinati, il comunista Altiero Spinelli e il dirigente di Giustizia e Libertà Ernesto Rossi. Entrambi si avvicinarono alla famiglia Colorni (Spinelli di più) e con il filosofo passarono ore ed ore a discutere di come avrebbe potuto essere una Europa unita. Lo spirito kantiano e visionario di Colorni pose le basi del manifesto che vedeva nell’Europa unita la possibilità di eliminare le divisioni nazionali ed essere il veicolo trainante nella cooperazione dei popoli. La forma di governo possibile di questa agognata Unione poteva essere solo democratica, quindi rappresentativa e garante di ogni cittadino comunitario. Leggi tutto: Eugenio Colorni e il sogno del Manifesto di Ventotene Il Sud che votò per la Repubblica
Questa rappresentazione, entrata stabilmente nella memoria pubblica e nella divulgazione storica, ha finito per trasformarsi quasi in un luogo comune storiografico. Eppure, come hanno osservato diversi studiosi della storia politica del dopoguerra, la geografia reale di quel voto fu molto più articolata e complessa di quanto suggerisca questa immagine schematica. Il libro di Francesco Florenzano, Il Sud che votò per la Repubblica, si inserisce con pieno titolo in questo filone di ricerca, offrendo un contributo originale alla rilettura di una pagina decisiva della storia italiana. Attraverso un’analisi puntuale dei risultati elettorali e delle realtà locali del Mezzogiorno, l’autore dimostra come anche nel Sud esistesse una presenza repubblicana significativa, diffusa e spesso radicata nelle vicende sociali e politiche dei territori. Il referendum del 2 e 3 giugno 1946 rappresentò uno dei momenti più intensi della storia nazionale. Alle urne si recarono oltre ventiquattro milioni di italiani, pari a circa l’89 per cento degli aventi diritto, in una mobilitazione elettorale senza precedenti. Il risultato complessivo vide la Repubblica prevalere con circa il 54,3 per cento dei voti, mentre la Monarchia si fermò al 45,7 per cento.
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Nel pubblico impiego dirigenziale il dovere di vigilanza è un obbligo giuridico che incide direttamente sulla responsabilità disciplinare. Tra gli obblighi più rilevanti rientra quello di segnalare tempestivamente eventuali illeciti commessi da colleghi o sottoposti. L’omissione di tale segnalazione può costituire una violazione grave, fino a diventare una giusta causa di licenziamento.
«Sapete qual è stata la sensazione che ho avuto stando lì sopra, facendo questa passeggiata? Che in realtà, quel salire sui tetti non era tanto un percorso “artistico-architettonico”, ma era invece un percorso interiore, e mi piacerebbe veramente che fosse vissuto così, come un percorso interiore, perché una volta che sei lì sopra ti rendi conto davvero che cosa vuol dire quella dimensione che per noi nella vita è importante, ed è proprio quella della "contemplazione", perché da lì cambi prospettiva, impari a leggere tutto quello che vedi con un’ottica diversa, con uno sguardo diverso. E oggi più che mai c’è bisogno di ritrovare questo sguardo diverso.»
Per molto tempo la storia del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 è stata riassunta in una formula tanto efficace quanto riduttiva: un’Italia divisa in due, con il Nord repubblicano e il Sud monarchico.