Frodi bancarie online: chi paga il prezzo della truffa?
Bonifici online, pagamenti tramite smartphone e applicazioni bancarie consentono di effettuare operazioni in pochi secondi, ma espongono gli utenti a nuovi rischi. Le frodi informatiche rappresentano una delle principali sfide del patrimonio personale e per il diritto civile. Tecniche come il phishing, lo smishing e il cosiddetto spoofing permettono ai truffatori di fingersi operatori bancari, inducendo le vittime a comunicare credenziali riservate o a disporre trasferimenti di denaro. Chi è tenuto a risarcire il danno? La tutela del cliente, decreto legislativo del 2010 n. 11, disciplina i servizi di pagamento e le responsabilità degli operatori nel settore. L’articolo 10, in particolare stabilisce che, quando il cliente nega di aver autorizzato un’operazione, spetta al prestatore di servizi di pagamento di mostrare che la transazione è stata autenticata, correttamente registrata e contabilizzata e che non è stata interessata da malfunzionamenti. La sola registrazione dell’utilizzo dello strumento di pagamento non è sufficiente di per sé, a dimostrare che il cliente abbia autorizzato l’operazione o abbia agito con dolo o colpa grave. In linea generale, è previsto il rimborso delle operazioni non autorizzate. In alcuni casi il cliente può essere chiamato a sopportare le perdite, in particolare quando ha agito fraudolentemente o ha violato con dolo o colpa grave gli obblighi di custodia e utilizzo degli strumenti di pagamento. La normativa, pertanto, non attribuisce automaticamente ogni perdita alla banca, né consente all’istituto di credito di negare il rimborso per il solo fatto che sia stata utilizzata una password o un’autenticazione elettronica. La banca deve predisporre sistemi adeguati a proteggere i conti dei propri clienti ed a individuare eventuali anomalie nelle transazioni. Leggi tutto: Frodi bancarie online: chi paga il prezzo della truffa? I signori delle Apuane
L’autore è assieme archeologo, storico, divulgatore, specializzato particolarmente nello studio dell’antichità. Ha conseguito prima la laurea in Archeologia poi la specializzazione in Archeologia orientale ad indirizzo egittologico ambedue presso l’università La Sapienza di Roma, successivamente il dottorato sempre in Archeologia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Egli ha anche un’ampia esperienza sul campo, poiché quale direttore tecnico ha guidato i lavori sul terreno in numerose campagne di scavo archeologico nel Lazio ed ha partecipato e collaborato a scavi archeologici in Egitto. All’interno della sua amplissima produzione di molte decine di saggi, fra cui numerosi di storia militare contemporanea, per ciò che qui interessa si possono ricordare: Le Guerre Sannitiche (2020), Le Guerre Etrusche (2023), Cesare (2022), Etrusca Disciplina (2022), Roma contro Roma. L’anno dei Quattro Imperatori e le due battaglie di Bedriacum (2016) e Da Augusto a Nerone: gli Imperatori Giulio-Claudi (2026), Sunt aliquid Manes. L'oltretomba romano: topografia, riti e filosofia della fine (2026). Vittime innocenti. Ottobre 1862-2012
In una barberia di via Garibaldi, un commando fece irruzione e aprì il fuoco. Il vero obiettivo dell'agguato era un esponente della criminalità organizzata, che aveva lasciato il locale pochi istanti prima. A morire furono invece quattro persone completamente estranee alla guerra tra clan: il titolare della barberia, Giuseppe Ierone, 52 anni, e tre giovani, Cataldo Padula, 20 anni, Domenico Ferrara e Francesco Abalsamo, entrambi di 23 anni. Quella strage rappresentò l'epilogo della violenta faida che aveva sconvolto Taranto e che, nell'arco di pochi anni, provocò oltre 160 morti. La vicenda ebbe anche un lungo seguito giudiziario. La stessa giustizia minorile di Taranto ricorda la Strage della barberia tra i procedimenti di particolare rilevanza affrontati nei primi anni di attività del Tribunale per i minorenni. Quattro vite spezzate. Quattro persone che non avevano scelto quella guerra e che non avevano nulla a che fare con i clan: Giuseppe Ierone, Cataldo Padula, Domenico Ferrara, Francesco Abalsamo. Il 2 ottobre del 2003 a Bari venne ucciso il 15enne Gaetano Marchitelli. Andava a scuola e la sera lavorava come garzone in una pizzeria del suo quartiere, Carbonara, per guadagnare una piccola paga che gli consentiva di non gravare troppo sulla sua famiglia. Cyrano de Bergerac: «giunto al fin della licenza io tocco il cuore»
Non appartengono più soltanto all'autore che li ha creati, ma diventano patrimonio universale dell'umanità. Uno di questi è certamente Cyrano de Bergerac, l'indimenticabile protagonista dell'opera teatrale di Edmond Rostand, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1897. Molti ricordano Cyrano soprattutto per il suo enorme naso, divenuto quasi il simbolo stesso del personaggio. In realtà, fermarsi a questo particolare significherebbe non comprendere la profondità di una delle figure più nobili, moderne e commoventi della letteratura universale. Cyrano è un soldato coraggioso, un poeta raffinato, uno spadaccino invincibile e un uomo libero. Possiede tutto ciò che potrebbe renderlo ammirato dagli altri: intelligenza, talento, coraggio e spirito. Eppure, vive prigioniero di una ferita interiore. Convinto che il proprio aspetto fisico lo renda indegno di essere amato, rinuncia a dichiarare apertamente il sentimento che prova per Rossana, la donna della sua vita. In questa rinuncia si cela il dramma di molti esseri umani, spesso incapaci di riconoscere il proprio valore e di credere nella possibilità di essere amati per ciò che sono realmente. La vicenda assume così i contorni di una delle più struggenti storie d'amore mai raccontate. Rossana ama il giovane e bellissimo Cristiano, il quale però non possiede l'eloquenza necessaria per esprimere i propri sentimenti. Leggi tutto: Cyrano de Bergerac: «giunto al fin della licenza io tocco il cuore» La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota
L’iniziativa, con apertura al pubblico ad ingresso gratuito dal 26 settembre 2026 al 15 gennaio 2027, propone un percorso immersivo che racconta la tragedia della peste che nel 1656 colpì Napoli, attraverso una cronaca dello scrivano dei Bianchi della Giustizia, Antonio Mena, custodita presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli (ed esposta in originale), affidata alla voce narrante dell’attore napoletano Peppe Lanzetta. Sullo sfondo una tela di Micco Spadaro, Piazza Mercatello durante la peste del 1656, conservata nel Museo della Certosa di San Martino. A Napoli i quadri legati a guerre, carestie e assedi appartengono a pieno titolo alla storia dell’arte. Nel caso specifico, si confrontarono ai massimi livelli tre geni di metà secolo: Mattia Preti, Micco Spadaro e Luca Giordano. La tela di Domenico Gargiulo, meglio conosciuto come Micco Spadaro (soprannome derivato dal mestiere del padre), usata per installazione, è una scenografia dei cadaveri ammucchiati nella piazza del Mercatello (oggi piazza Dante) come in un giorno di mercato. Leggi tutto: La peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota
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Nuovo Monitore Napoletano N.214 Ottobre 2026
Miscellanea di Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaLa peste del 1656 a Napoli: la “scoperta” di una cronaca già molto nota La mandragola di Machiavelli: quando la politica indossa la maschera della farsa Augusto Daolio: nomade nel vento Per la memoria degli italiani: un testo di filosofia della storia Cronaca amara di un Paese senza case Il primo voto delle donne a Cava de’ Tirreni: una storia di famiglia e di città In cammino sulle strade di casa Cyrano de Bergerac: «giunto al fin della licenza io tocco il cuore»
Filosofia della Scienza e della Politica Il duplice significato del termine “confine” La Scienza Nuova di Giambattista Vico La filosofia della scienza di Karl Popper
Cultura della legalità Il lavoro del futuro alla prova delle tutele: il bilancio tra innovazione e diritti Il malgoverno che ignora i problemi reali della gente I lavoratori onesti meritano ascolto e rispetto Frodi bancarie online: chi paga il prezzo della truffa? Vittime innocenti. Ottobre 1862-2012
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La crescente diffusione dei servizi bancari digitali ha trasformato profondamente il rapporto tra istituti di credito e clienti.
Estratta dalla pietra, incisa nella pietra: si potrebbe presentare così l’eccellente monografia di Pierluigi Romeo di Colloredo Mels* sui liguri, I signori delle Apuane. Statue Stele, archeologia e identità dei Liguri Apuani tra Versilia, Val di Magra e Lunigiana (Lulu, 2026).
Il 1° ottobre 1991, nella città vecchia di Taranto, si consumò uno degli episodi più sanguinosi della faida criminale che aveva insanguinato la città tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta.
Esistono personaggi letterari che attraversano il tempo senza invecchiare.
La scorsa settimana, e precisamente in data 25 settembre 2026, nel Palazzo Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai (Napoli), è stata inaugurata l’installazione A.D. 1656. Pareva che Dio benedetto volesse castigarci. La voce della Cronaca de’ Bianchi nella tela di Micco Spadaro, ideata e prodotta dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania in collaborazione con l’Archivio Storico Diocesano di Napoli ed altri enti culturali.