L’Occidente e le politiche di inclusione
Senza dubbio la possibilità dell’olocausto nucleare ha contribuito in modo decisivo a un cambiamento di prospettiva radicale che ha coinvolto sempre più, a partire dalla fine del conflitto mondiale, governi e popolazioni. Non tutti, però. La guerra globale “combattuta a pezzi”, per usare l’efficace espressione di Papa Francesco, è più un dato reale che una semplice battuta. Essa registra puntualmente quanto sta avvenendo contemporaneamente in molti scacchieri internazionali, lasciando intravedere il pericolo che si possa infine giungere a una deflagrazione generale. Il pacifismo con le sue infinite sfumature reagisce proponendo un percorso condiviso in grado di annullare il pericolo. Al centro del suo discorso si colloca la convinzione che le cause dei conflitti armati siano “sempre” individuabili con estrema precisione. A generare le guerre sono in primo luogo la povertà e l’ignoranza, e alle due piaghe suddette vanno ricondotti anche il fanatismo (religioso e non), il nazionalismo (nelle sue tante forme), la volontà di potenza tematizzata da Nietzsche, in particolare quando si manifesta nel desiderio di conquistare spazi territoriali ritenuti – a ragione o a torto - di esclusiva proprietà di una certa nazione. Paul Verlaine, il “poeta maledetto” riecheggia nello sbarco in Normandia
In questo saggio descriveva la vita e l'opera di sei poeti: Tristan Corbière, Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé, Auguste Villiers de l'Isle-Adam, Marceline Desbordes-Valmore e sé stesso. La caratteristica comune di questi poeti era la loro ribellione contro le convenzioni sociali, la loro difficoltà a trovare riconoscimento durante la loro vita e il loro spirito tormentato. Per meglio comprendere Verlaine bisogna percorrere il suo pensiero dove i poeti maledetti erano spesso in contrasto con le norme sociali e letterarie del loro tempo. La loro vita era segnata da scelte controcorrente, comportamenti scandalosi e una costante sfida all'autorità. Molti di questi poeti furono emarginati dalla società e vissero in povertà. La loro opera fu spesso ignorata o mal compresa dai contemporanei, ottenendo riconoscimento solo dopo la loro morte. Anche la vita di Verlaine riflette appieno l'immagine del poeta maledetto, caratterizzata da autodistruzione; egli fu spesso coinvolto in scandali pubblici, ebbe problemi con l'alcol e la droga, e la sua relazione tumultuosa con Arthur Rimbaud culminò in episodi di violenza, incluso un incidente in cui Verlaine sparò a Rimbaud. Resta, però, fisso nell’eternità la sua sublime poesia; egli attribuiva un'importanza fondamentale alla musicalità del verso poetico, credeva che la poesia dovesse esprimere sensazioni e atmosfere più che idee concrete, e che il suono delle parole fosse un elemento essenziale per evocare emozioni. Questa idea venne espressa chiaramente nel suo famoso poema Art poétique, dove scrisse: «De la musique avant toute chose» (Della musica prima di tutto). Leggi tutto: Paul Verlaine, il “poeta maledetto” riecheggia nello sbarco in Normandia Edgar Morin, il pensiero complesso
La riflessione metodologica sulla scienza è andata incontro, negli ultimi decenni, a una serie di drastici cambiamenti che hanno in pratica stravolto l’immagine dell’epistemologia quale ci era stata tramandata da Rudolf Carnap, Ernest Nagel e altri classici della filosofia della scienza del ’900. Si tratta della crisi della cosiddetta “visione ricevuta” (received view) elaborata dal neopositivismo logico. La prima e decisiva spallata al modo tradizionale di concepire i rapporti tra scienza e filosofia venne portata da Karl Popper il quale, pur essendo per molti versi ancora vicino ai canoni neopositivisti, ha dato vita a un’epistemologia “falsificazionista” che costituisce la vera e propria base dei grandi mutamenti successivamente intervenuti in questa disciplina. Al pensiero popperiano, infatti, si possono in ultima analisi ricondurre gran parte dei rivolgimenti che hanno poi condotto al successo della cosiddetta “epistemologia post-empirista”, la quale trova in Thomas Kuhn e Paul Feyerabend i suoi principali rappresentanti. Il problema è che, oggi, anche il post-empirismo è in crisi, e per una ragione ben precisa. Pur insistendo giustamente sia sull’importanza del contesto storico-sociale in cui la ricerca scientifica viene condotta, sia sulla necessità di prendere in considerazione e di approfondire i rapporti tra storia della scienza e filosofia della scienza, questa corrente ha finito con l’esagerare in senso opposto rispetto ai neopositivisti. In altre parole, i post-empiristi portano alle estreme conseguenze una visione unicamente storico-sociologica della scienza (proprio come i neopositivisti avevano portato alle estreme conseguenze una visione unicamente logico-linguistica). Le elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia
Raccontare l’epopea del secondo dopoguerra è questione particolarmente complessa, una storia ricca di avvenimenti ancora tutta da scoprire e da scrivere, con le sue debolezze e grandezze. Di certo è in quegli anni duri che nasce la leggenda del movimento operaio stabiese, al punto da meritare il titolo di Stalingrado del Sud.1 Nell’asprezza di un tempo difficile, carico di tensioni politiche e sociali, non privo di sanguinose violenze, ma pur ricco di illusioni e speranze, Castellammare seppe difendere con i denti e con le unghie i diritti dei lavoratori, riuscendo a conquistarne di nuovi, attraverso formidabili lotte e portare al governo della città il primo sindaco comunista del dopoguerra, il maestro e direttore didattico, Pasquale Cecchi. Una classe operaia orgogliosa della sua appartenenza politica, della storia di cui si sentiva parte e protagonista, pronta ad invadere le strade cittadine alla notizia del ferimento di Palmiro Togliatti, il 14 luglio 1948, provocando disordini assai simili ad un’insurrezione. In un dopoguerra così ricco di fermenti, carico di tensioni ideali e sociali, furono ricostituite le Commissioni Interne e formati i Consigli di Gestione nelle fabbriche con almeno 250 addetti, con la funzione di controllo sulla produzione e sulle assunzioni nelle fabbriche. Leggi tutto: Le elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia Confutazione dell’Uomo delinquente
Una disciplina a cui il prof. Pirillo ha prestato molta attenzione è la criminologia, di cui la sua ultima opera è Confutazione dell'uomo delinquente. Osservazioni psicocliniche-sociologiche e riflessioni psicoterapeutiche (Cotronei, Publigrafic, 2025). Il senso dell’opera viene enunciato nel ‘cappello’ introduttivo, dove Claudio Pirillo nell’incipit scrive: «Il criminologo è l’archeologo dell’abisso oscuro del soggetto criminale, del suo inconscio, poiché come quello riporta alla luce il racconto perduto delle antiche civiltà, il criminologo fa emergere alla coscienza il vissuto causale del comportamento deviante». Si tratta di uno studio sulle cause che conducono a ciò che si definisce ‘crimine’, nella loro molteplicità e stratificazione di fattori biologici, psicologici, sociologici, nella consapevolezza dell’autore dell’integrazione di natura e cultura.
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È difficile trovare nel nostro vocabolario una parola più odiata e vituperata di “guerra”. Non sempre è stato così. Basta conoscere un po’ di storia per capire che, nell’intero corso dell’evoluzione biologica e, soprattutto, culturale, troviamo popoli e civiltà che dell’abilità bellica facevano il centro il dell’azione e della loro concezione del mondo. Né si vergognavano di questo, ritenendolo anzi un fatto del tutto naturale.
Paul Verlaine,nacque a Metz (Francia) il 30 marzo del 1844 e si spense a Parigi l’8 gennaio del 1896, poeta“maledetto” per sua stessa definizione quando pubblicò nel 1884 la sua opera; Les Poètes maudits.
Claudio Pirillo è uno psicologo, criminologo, pedagogista, Direttore del Dipartimento di Psicologia giuridica e forense presso Federiciana Università Popolare di Roma/Cosenza e collaboratore quale docente esterno con le università di Roma Tre e Roma Uno (La Sapienza). Egli è autore di numerosi studi, sia di psicologia, sia in altre scienze.