Appunti per una storia dell'ANPI stabiese
Purtroppo l'ANPI provinciale non possiede un Archivio Storico al momento consultabile, la sua documentazione, mai catalogata, seppure correttamente elencata in maniera analitica, è stato inscatolata e conservata in un deposito messo a disposizione dal Comune di Napoli nel 2022, dopo che venne dichiarata inagibile la vecchia sede ubicata alla Galleria. Forse un giorno, spero non lontano, potrà essere usufruibile dagli storici interessati a ricostruire le vicende di questa fondamentale associazione. Intanto, per quanto possibile, avvio questi primi appunti riguardanti la sezione di Castellammare di Stabia, relativi al periodo precedente il 2012, anno in cui l'ANPI stabiese è risorta per merito principale di Antonio Ferrara, giornalista del quotidiano la Repubblica e pochi altri. Le vicende relative alla ricostituzione dell'ANPI nel 2012 e fino al 2026 saranno oggetto della Parte Seconda, di prossima pubblicazione. Visto la loro esiguità, questi brevi appunti hanno, ovviamente, l'unico scopo di invogliare quanti hanno maggiori e migliori conoscenze degli argomenti, dei fatti e delle persone trattate, ad uscire allo scoperto per migliorare la ricerca e la conoscenza di una storia dimenticata dai più e che invece merita di essere conosciuta dalle nuove generazioni. Appunti che, magari, possono essere utili a storici in vena di approfondire un argomento di grande importanza nella storia di una antica e nobile cittadella operaia come Castellammare di Stabia, l'ormai ex Stalingrado del Sud, titolo guadagnato dal movimento operaio stabiese grazie all'alto numero di cittadini, uomini, donne e giovani, iscritti al PCI, oltre cinquemila negli anni '50, inquadrati in dodici sezioni, il più alto numero della intera provincia, alle durissime lotte e manifestazioni per difendere e migliorare i diritti non solo economici, ma anche politici e sociali nell'immediato secondo dopoguerra. Il tribunale dei gatti di Richelieu
Essi non sarebbero inventati dall’uomo, ma scoperti. Tale impostazione filosofica è la più antica e costituisce la corrente mainstream nella matematica stessa, tanto che le altre interpretazioni (formalismo, costruttivismo, intuizionismo etc.) si sono sviluppate da ed in contrasto ad essa. Le conclusioni delle scienze umane invece per definizione sono valide per l’Homo sapiens sapiens, ma già spostandosi presso altre specie animali possono perdere significato: non sempre e non necessariamente, per la parentela che ci lega, ma di sicuro non sono equiparabili. Questo è particolarmente vero per il pensiero politico. Le società animali presentano una varietà immensa: coppie di uccelli rigidamente monogame che vivono assieme per l’intera vita; il corallo, ossia le colonie di polipi che compongono un’unica catena in simbiosi; le società delle formiche e delle termiti, con una iperspecializzazione funzionale; le società gerarchiche di molte specie animali, come i lupi (la cui gerarchia si basa sulla ‘coppia guida’, semplificando al massimo i genitori del resto del branco) od il pollo (con società rigidamente gerarchiche in modo lineare fra il gruppo di galline, su cui comanda il gallo). Disarmare l’AI
Ho acquistato il testo cartaceo dell’enciclica in una grande libreria di un centro commerciale. Era in testa alle vendite, in due edizioni diverse, e si trovava anche di fianco alla cassa. Non ricordo un’altra enciclica che abbia avuto così successo. Il testo risponde a bisogni profondi, alla ricerca di senso, al tentativo di comprendere cosa sta avvenendo così rapidamente sotto i nostri occhi, alla speranza che sia possibile orientare questa straordinaria innovazione al bene. Va letta. Il senso profondo è nel sotto titolo “lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Si custodisce ciò che è importante e si rischia di perdere. Alternando allarmi a speranze denuncia con un coraggio ormai raro i limiti dell’IA, la proprietà che si fa potere opaco e senza regole, la riduzione dell’umano a strumento o a cliente, la denuncia della nuova schiavitù e il rifiuto della democrazia che è insito nelle modalità di crescita dello strumento. La trasformazione tecnologica si fa modificazione antropologica. Occorre quindi provare a guidarla secondo un “umanesimo cristiano” fondato sull’interdipendenza, sulla prevalenza dell’umano, e quindi sul rispetto delle culture e delle differenze. Una “ecologia integrale” la chiama il papa. “Il compito oggi non è solo etico o tecnico è ecologico nel senso più radicale perché chiama in causa una nuova dimensione della casa comune, l’intelligenza artificiale è già l’ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti, per questo non basta regolarla va disarmata e resa ospitale”. Mediterraneo: conversazione con Predrag Matvejevic
Mi sono perduto più di una volta tra i marosi sollevati dalla tramontana o gonfiati dal libeccio e tra le infinite isole ho dovuto invocare il soccorso di Predrag per indovinarne i nomi, venir fuori dai loro labirinti e ritrovare la strada per l’alto mare aperto. D’altronde se doveste decidere anche voi di navigare per il Mediterraneo o soltanto di immergervi nel Breviario che tutto lo scandisce non dimenticate che vi trovate a fare i conti con un mare che certo non ha l’immensità geografica degli Oceani ma, per converso, ha l’immensità senza confini dell’Umanità che lo ha attraversato e che tuttora lo abita o lo concupisce sia pure con più di qualche peccato. Leggi tutto: Mediterraneo: conversazione con Predrag Matvejevic I Sepolcri di Foscolo: la memoria più forte della morte
Dei Sepolcri di Ugo Foscolo appartiene a questa rara categoria. Non è soltanto un poema. È una meditazione sul destino umano, sulla memoria, sull'amore e sul bisogno disperato di lasciare una traccia del proprio passaggio sulla terra. Quando Foscolo scrisse il carme, nel 1807, l’Europa era sconvolta dalle guerre napoleoniche e da profondi cambiamenti politici. Un editto voluto da Napoleone impose che le sepolture avvenissero fuori dalle città e che le tombe fossero tutte uguali. Era una disposizione ispirata a criteri d'igiene e uguaglianza civile. Eppure, il poeta avvertì immediatamente che in quella norma si nascondeva qualcosa di terribile: il rischio che i morti venissero privati del loro ultimo legame con i vivi. Da questa inquietudine nacque uno dei componimenti più alti della letteratura italiana. Foscolo sapeva bene che la ragione illumina, ma non consola. Da uomo del suo tempo comprese che, dopo la morte, probabilmente non vi era alcuna certezza di sopravvivenza. Tuttavia, riconobbe che il cuore umano non riusciva ad abitare soltanto nelle fredde stanze della razionalità. Gli uomini avevano ed hanno bisogno di illusioni. E tra queste illusioni, la più dolce e necessaria è proprio la memoria. Leggi tutto: I Sepolcri di Foscolo: la memoria più forte della morte
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Commento alla lettura dell’enciclica “Magnifica humanitas”.
Ho percorso, pagina dopo pagina, come fossero esse stesse altrettanti approdi, il “Breviario Mediterraneo” di Predrag Matvejevic alla ricerca delle Civiltà perdute, delle storie aggrovigliate, dei popoli e delle genti che si sono mischiati, combattuti, fusi e confusi, delle coste con spiagge accoglienti e falesie ardite che talora non temono il confronto con l’oceano, e delle terre su di esso adagiate, verdi e rigogliose o arse e pietrose, sempre abitate dall’olivo, punteggiate dal fico, tratteggiate dalla vite, segnate a sud e a oriente dal deserto, a nord da montagne, valli e pianure e ovunque accarezzate dal mare cosparso di pietre che non han visto basse maree e abitato da pescatori, gabbiani e delfini docili e suadenti di giorno ma infidi e nefasti per il notturno, faticoso pescare.