Teresa Mattei, una lunga vita d’impegno politico e civile

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«Siete la nostra speranza, il nostro futuro. Custodite gelosamente la Costituzione. Abbiamo bisogno di voi in modo incredibile. Cercate di fare voi quello che noi non siamo riusciti a fare: un'Italia veramente fondata sulla giustizia e sulla libertà».

Si rivolse cosi Teresa Mattei ai giovani dell’ARCI di Meanae (Brindisi) in un appuntamento degli antifascisti in piazza Santo Spirito a Firenze il 25 aprile 2011. Aveva novanta anni, le forze fisiche erano ridotte, ma era ancora lucida e consapevole della situazione italiana.

Partigiana, politica, pedagogista, nella sua lunga vita aveva sempre combattuto per la giustizia e la libertà.

È stata la, più giovane delle Madri costituenti ed è talora ricordata come “quella della mimosa”, una scelta che fece nell’UDI (Unione Donne Italiane) nel 1946: regalare questo fiore simbolo di tenerezza alle donne in occasione della loro festa l’8 marzo.

La mimosa fu scelta anche per motivi economici, essendo un arbusto molto diffuso nel nostro Paese.

La vita di Teresa Mattei è stata rievocata nella trasmissione il «Segno delle donne» tramessa il 27 settembre 2023 su Rai Storia.

Una sua testimonianza si trova nel libro del 2022 Ventuno, le donne che fecero la Costituzione di Romano Cappelletto e Angela Iantosca.

Nacque a Genova il 1° febbraio 1921, si traferì con la famiglia a Firenze nel 1933; in quella città, il padre avvocato antifascista e imprenditore, era continuamente ostacolato dai fascisti nella sua attività.

 

Al primo anno di liceo, nel 1938, protestò in classe contro le leggi raziali e le venne notificata la “Espulsione dal liceo classico di Firenze e da tutte le Scuole del Regno”, formula allora usata per i reati commessi degli studenti. Superò l’esame di maturità come privatista, e si inscrisse alla facoltà di filosofia, laureandosi nel 1944.

Nel 1942 era entrata col fratello Gianfranco nel Partito Comunista clandestino, e nel 1944 con il nome di battaglia “Chicchi” fu attiva nei GAP, (Gruppi di Azione Patriottica) che conducevano pericolose azioni contro i nazifascisti. Alla domanda dell’intervistatrice se aveva paura rispose «Non ne avevo il tempo».

Durante la lotta partigiana conobbe Bruno Sanguinetti, comandante del Fronte della gioventù (giovani del Partito Comunista clandestino).

In quel periodo vi fu la discussa uccisione del filosofo Giovanni Gentile.

Secondo Teresa la decisione fu presa da Sanguinetti sia per vendicare la morte del fratello di Teresa che a Roma, in Via Tasso, si era tolto la vita in cella, per non tradire i compagni durante la tortura, sia per punire il corresponsabile morale della fucilazione dei giovani renitenti al reclutamento per la Repubblica Sociale Italiana avvenuta a Firenze nel marzo del 1944.

Dichiarava Teresa «Per fare in modo che i gappisti incaricati dell'agguato potessero riconoscerlo, alcuni giorni prima li accompagnai presso la sede del ’Accademia d’Italia, trasferita da Roma a Firenze. Mentre usciva lo indicai ai partigiani, poi lui mi scorse e mi salutò. Provai un terribile imbarazzo».

Era un periodo tragico, definito quello di “pietà l’è morta” da Nuto Revelli, scrittore e partigiano. «È catturata dai tedeschi, seviziata e violentata, ma riesce ad evitare la fucilazione» aveva dichiarato nell’intervista: «volevamo distruggermi come donna, ma non ci sono riusciti».

Nel dopoguerra venne indicata dal PCI a far parte dell’Assemblea Costituente, che doveva redigere la Costituzione. Nell’ articolo 3 che riguarda l'uguaglianza, fece introdurre, al secondo comma, l'espressione “di fatto” per sottolinearne l’importanza.

Intervenne decisamente sul ruolo della presenza femminile nella vita politica e istituzionale della nuova repubblica, durante la seduta dell'Assemblea Costituente nel 1947.

Nello stesso anno fondò, insieme a Maria Federici della DC, l'Ente per la Tutela morale del Fanciullo.

La relazione con Bruno Sanguinetti che era sposato e soprattutto la gravidanza suscitarono scandalo nel partito e le fu consigliato d’ interromperla, ma lei rispose: «Non ci penso nemmeno, vuol dire che sarò ricordata la prima rappresentante delle ragazze madri alla Camera».

Mesi dopo riuscì a sposarsi, nacque Gianfranco, seguì la nascita di Antonella nel 1950, ma il marito morì lo stesso anno.

A Milano collaborò nella Casa della Cultura con Rossana Rossanda e altri dissidenti del PCI.

Nel 1955 tornò a Firenze con il secondo marito Iacopo Muzio, dirigente del PCI, e nacque il terzo figlio, Rocco.

Con la rivoluzione ungherese nel 1956 e il successivo intervento delle truppe sovietiche esplose la crisi nel partito. «Non sono mai entrata nella Chiesa, e non posso rimanere nel partito, se questo è divenuto una Chiesa» commentò lei ed aggiunse «Se l’espulsione avverrà con la formula negativa di sempre, porterò la faccenda in tribunale». La formula venne modificata in “espulsa per dissensi politici”.

Negli anni successivi dall’impegno per i diritti dell'infanzia e la passione per il cinema, nacque la Cooperativa di Monte Olimpino della quale Teresa divenne presidente nel 1966. L’obbiettivo della cooperativa era un cinema fatto dai bambini come nuova forma di comunicazione e di espressione della loro creatività.

Rovesciando i ruoli tradizionali della produzione furono prodotti film realizzati interamente dai bambini come attività didattica e nel 1968 vennero presentati alla Mostra del Cinema di Venezia. A tutte le attività e manifestazioni Teresa partecipò sempre con i figli ai quali fu molto legata; purtroppo la figlia morì suicida nel 1983.

Nel 1986 fondò a Ponsacco (Pisa) la Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione, con la parola d'ordine “Chiedo ascolto”. Promosse grandi campagne contro l'eccessivo uso della televisione.

Con la “treccia della pace”, volle unire i bambini di tutto il mondo in un attivo lavoro per affermare una nuova cultura di pace.

Fu tra i promotori, della marcia della pace nel 1991 e l’anno successivo iniziò una campagna internazionale per l'attribuzione del premio Nobel per la Pace ai bambini di Serajevo in quel momento sotto un terribile assedio.

Raccolse in Italia più di 100.000 firme di minori, trasmesse poi al comitato di Oslo. In occasione del centenario dell'invenzione della radio, promosse, il progetto "Radio Bambina".

Nel 1996 lanciò la raccolta di firme “L'obbedienza non è più una virtù”, con una cartolina-petizione al presidente Scalfaro, per chiedere un nuovo processo al criminale nazista Erich Priebke.

Come sorella di Gianfranco morto durante occupazione nazista, fu testimone nel processo, che si concluderà con la condanna all'ergastolo di Priebke.

A 80 anni, nel 2001, è stata presente al G8 di Genova, ha partecipato attivamente a tutti i dibattiti rimanendo inorridita dalle violazioni della Costituzione alla scuola Diaz e nella ormai tristemente famosa caserma di Bolzaneto.

Negli anni successivi è stata a fianco delle vittime per ristabilire i diritti e la giustizia.Nel 2004 ha partecipato con i ragazzi delle scuole della provincia di Pisa al pellegrinaggio dell'ANED a Mauthausen ed ha pronunciato un discorso a più di 200.000 ragazzi di tutta Europa.

Ancora nel 2006 è intervenuta in centinaia d’incontri e dibattiti in tutta Italia nella battaglia per il referendum contro le modifiche alla Costituzione che porteranno alla vittoria.

Durante uno di questi incontri si è rivolta agli studenti del suo liceo “Michelangelo” da cui era stata espulsa nel 1938.

«Nell'articolo 1 della Costituzione è scritto: “La sovranità appartiene al popolo”, ed è questa la cosa più importante che noi dobbiamo difendere. Il più grande monumento, il maggiore, il più straordinario che si è costruito in Italia, alla libertà, alla giustizia, alla Resistenza, all'antifascismo, al pacifismo è la nostra Costituzione».

L’ultimo appuntamento al quale ha partecipato è stato in Piazza Santo Spirito a Firenze nel 2011.

È mancata due anni dopo il 12 marzo a Usigliano (Pisa) all'età di 92 anni.

 

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