Toynbee e la filosofia speculativa della storia

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Quella che Arnold Toynbee ha delineato nelle sue opere non è tanto una ricerca storiografica, diretta ad accertare gli aspetti individuali che differenziano tra loro i vari fenomeni storici, e quindi la fisionomia delle varie civiltà, bensì una ricerca di carattere comparativo, volta a stabilire analogie di modi di comportamento, cioè uniformità.

Nel primo volume di A Study of History, Toynbee la giustifica come un procedimento di considerazione storica diverso, ma complementare, rispetto a quello della storiografia.

Mentre quest’ultima punta a determinare i fenomeni storici nella loro individualità definita spazio-temporalmente, l’analisi comparativa si propone invece di porne in luce le analogie - cioè gli elementi ricorrenti - nel processo evolutivo delle varie civiltà, così come risultano all’accertamento empirico.

L’indagine storica di Toynbee si configura come un’analisi a carattere empirico-scientifico, affine a quelle che conducono la sociologia e le altre scienze sociali. Con la differenza, però, che essa si svolge a livello macroscopico, e non più a livello microscopico.

 

Le uniformità che costituiscono l’oggetto della ricerca condotta in A Study of History, infatti, non sono uniformità accertate nell'ambito di determinati campi della vita sociale, condizionate dall’appartenenza a una certa comunità storica, ma sono piuttosto uniformità che si riferiscono allo sviluppo “globale” della storia, cioè ai modi tipici di esistenza delle “unità” fondamentali dello sviluppo storico, vale a dire le civiltà.

La sociologia e le altre scienze sociali si sono proposte, nell’edificio scientifico contemporaneo, di stabilire uniformità di atteggiamento dell’uomo, e quindi analogie di processo, valide entro un ambito circoscritto.

Di modo che questa delimitazione rende loro possibile la formulazione di predizioni valide sulla base delle condizioni che definiscono tale ambito.

L'analisi comparativa di Toynbee va invece in cerca di uniformità di altro genere, che devono fornire la cornice concettuale per la spiegazione del processo evolutivo di ogni civiltà.

Di questa indagine è assai difficile trovare, in A Study of History, uno schema teorico in termini precisi.

L'analisi comparativa di Toynbee si fonda su una teoria non adeguatamente determinata. Questo è evidente già dal modo in cui sono rintracciate le varie civiltà che devono rappresentare l’oggetto del suo studio.

Fornendo un elenco di civiltà Toynbee non ha tuttavia precisato gli strumenti logici mediante cui la loro esistenza autonoma può venir riconosciuta, cioè i caratteri che fanno si che un certo complesso di fenomeni storici - un certo processo evolutivo, limitato spazialmente e temporalmente - possa essere considerato un campo di per sé comprensibile di studio.

La determinazione delle varie civiltà è quindi compiuta senza l’ausilio di uno schema teorico dichiarato in forma esplicita. Lo stesso vale per ogni passo dell’analisi, nel cui corso non si trovano mai formulati i criteri di scelta che devono servire per discriminare, entro il processo evolutivo delle varie civiltà, gli aspetti che si possono ritenere propri individualmente di una certa civiltà, e gli aspetti che si possono invece considerare modi tipici di comportamento validi per tutte.

Di solito Toynbee ha proceduto attraverso lo studio di un esempio o di un gruppo di esempi ritenuto tipico, e attraverso la conseguente estensione del risultato conseguito in tale maniera, senza mettere in conto la possibilità di compiere un'estensione siffatta.

A questa mancanza di una precisa definizione dello schema teorico dell’analisi comparativa si può imputare la deviazione, che gradualmente Toynbee viene compiendo nel corso di A Study of History, dall'originario impianto metodologico della sua indagine, e quindi l’introduzione surrettizia di una visione metafisico-religiosa della storia.

Una civiltà sorge in virtù di una risposta riuscita che un certo gruppo sociale fornisce a una sfida dell’ambiente naturale o sociale; si sviluppa allorché a una serie di sfide successive fa riscontro una serie di risposte adeguate, che conducono la civiltà a un progressivo dominio dell'ambiente, e d'altro canto a una progressiva articolazione interna.

Non però nel processo di espansione geografica, o nel progresso tecnico, consiste per Toynbee il nucleo dello sviluppo; esso è, in ultima analisi, un processo di accrescimento spirituale.

Nei successivi volumi di A Study of History questi presupposti di carattere metafisico-religioso rappresentano la base costante dell’analisi di Toynbee.

Lo studio comparato degli Stati universali, dei regni barbarici e delle chiese universali è condotto non più in vista di una determinazione di uniformità empiriche, ma in vista di una determinazione della loro funzione nell’ambito di un piano divino che presiede alla storia.

Entro questa prospettiva la stessa diagnosi delle possibilità attuali della civiltà, a cui Toynbee si proponeva di pervenire mediante l’analisi comparativa, cambia radicalmente significato. In origine, tale diagnosi si presentava come il tentativo di indicare le vie di possibile sviluppo della civiltà occidentale nel momento presente, definito dall’incontro con altre civiltà e della loro contro-offensiva contro l’Occidente.

Se l’indagine storica di Toynbee trova la propria base nel riconoscimento della problematicità dello sviluppo storico e dell’esistenza delle civiltà, la sua visione della storia si muove invece lungo una direttrice opposta, configurandosi come una ricerca di garanzia assoluta che dia alla storia un senso, al di là del susseguirsi di civiltà che nascono, si sviluppano, crollano e si disgregano

L’indagine storica di Toynbee rappresenta uno sforzo diretto a comprendere il processo evolutivo delle civiltà sulla base della libera iniziativa dell'opera umana che si realizza in una determinata situazione condizionante, affrontando le sfide che questa le pone; il suo schema esplicativo, in quanto fondato sul principio di “sfida e risposta”, si configura come uno schema esplicativo condizionale.

La visione della storia mira invece a determinare il fondamento del divenire delle civiltà non più nell’opera umana, ma nel rapporto con la trascendenza che fornisce ad esso il proprio senso. Nel primo caso la responsabilità dello sviluppo storico è sempre dell’uomo, cioè degli individui che costituiscono una certa civiltà in un determinato periodo. I fenomeni storici hanno senso nella misura in cui possono venir compresi in base al rapporto di tale opera con le condizioni reali di una certa situazione.

Nel secondo caso, invece, la responsabilità dello sviluppo storico deve essere attribuita, in ultima analisi, al piano provvidenziale. La libertà dell'uomo non è altro che la legge divina imposta all’uomo - e trae origine da Dio.

La visione della storia di Toynbee rappresenta quindi il ritorno alla filosofia della storia della tradizione cristiana, assunta a scopo “consolatorio” di fronte al riconoscimento del carattere instabile, aleatorio e precario delle conquiste umane.

L'antitesi ora illustrata rivela la rinuncia di Toynbee a quel tentativo che ha, pur in mezzo a oscurità e imprecisioni concettuali, la sua reale importanza nell’orizzonte della metodologia storiografica contemporanea: il tentativo di interpretare il processo storico in termini di libertà condizionata e di rapporto con la situazione.

Le civiltà possono ad ogni momento nascere e perire, e questo nascere e perire non è l’opera di una forza necessaria, di leggi di natura o del fato o della provvidenza, ma è soltanto opera umana, e come tale qualcosa di limitato, di soggetto sempre a possibilità di riuscita e di scacco, cioè di intrinsecamente problematico: questa era stata l'impostazione originaria della sua opera.

La problematica di Spengler a contatto con le esigenze metodologiche della tradizione empiristica, sfociava nell’elaborazione di un orientamento di ricerca che riconduceva la considerazione dello sviluppo storico alle sue dimensioni finite: le varie civiltà si configuravano quindi come tentativi umani, approdati a un diverso esito, di procedere oltre l'esistenza primitiva verso il raggiungimento di più alte forme di vita.

Di fronte alla domanda del “senso” che può essere attribuito a questo alterno nascere e perire di civiltà, Toynbee si rifugia però in una prospettiva religiosa: le civiltà sussistono in vista del progresso della vita spirituale, e quindi della religione.

 

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