Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Josef Radetzky, feldmaresciallo a Vienna, gendarme a Milano

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Josef Radetzky, onorato in patria per le vittorie militari, benevolmente ricordato ogni anno con la marcia di Strauss del Capodanno, per un quarto di secolo fu governatore del Lombardo- Veneto, un gendarme che represse brutalmente i movimenti patriottici del Risorgimento. Non è necessario un ricorso alla cancel culture, ma è doveroso un riesame dei dati storici.  

Nato in Boemia il 2 novembre 1766, iniziò la carriera militare come cadetto a 18 anni. Partecipò con gradi di comando sempre maggiori fino a feldmaresciallo, la massima carica onorifica tedesca, alla guerra austro-turca (1788-1791), alle guerre rivoluzionarie francesi e contro Napoleone e alla prima guerra d’indipendenza italiana.

Nel 1834, a settant’anni, si insediò stabilmente a Milano. In quel periodo l'armata austriaca di stanza in Italia consisteva in circa 100mila uomini.

Negli anni successivi limitò il proprio ruolo a questioni strettamente militari intervenendo solo con modeste riforme sulle tassazioni.

Dopo il 1846, per la crescente intolleranza della popolazione al dominio austriaco e l’aumentare dei sentimenti patriottici, impose feroci provvedimenti di repressione e proclamò lo stato d'assedio.

Sconfitto nelle “Cinque giornate di Milano” nel 1849, vi ritornò dopo la vittoria a Custoza sull’esercito piemontese guidato da Carlo Alberto, completando il soffocamento delle libertà su tutto il Lombardo-Veneto con la resa della Repubblica di San Marco.

 

Assunse “il governo militare e civile delle province”, che mantenne fino al 1857 arrogandosi molte competenze civili (oltre a quelle di polizia), con un atteggiamento strettamente repressivo.

Ai partecipanti alle sollevazioni dell'aristocrazia milanese tra i quali Borromeo, Casati, Greppi e Litta, vennero tolti i palazzi, saccheggiati e trasformati in alloggi militari; a famiglie e ditte mercantili agiate e facoltose venne imposto una sovraimposta straordinaria sugli immobili ed un prestito forzato; chi aveva avuto cariche nel governo provvisorio subì una requisizione straordinaria di guerra.

Fu intensificata la caccia ai patrioti: il milanese Amatore Sciesa, fucilato nel 1851 per aver affisso un manifestino mazziniano e per il rifiuto di tradire i compagni, il comasco Luigi Dottesio, impiccato nello stesso anno  per possesso di materiale propagandistico; a Mantova in località Belfiore vennero impiccati don Tazzoli, Poma, Scarsellini, Canal e Zambelli, i “martiri di Belfiore”, per aver partecipato ad una congiura antiaustriaca; a loro venne negato un funerale cristiano ed il seppellimento in terra consacrata.

Molti cittadini furono sottoposti alla cerimonia della “pubblica bastonatura” ed è riportata la cifra di quasi 1000 condanne a morte per insurrezione o altri delitti politici.

Alla gran parte dei condannati alla forca, la pena venne commutata in anni e anni di carcere duro.

Pene e punizioni falcidiarono un'intera generazione di professionisti, medici e non pochi sacerdoti in tutte le città lombarde e venete.

Agli esuli furono sequestrati i beni con particolare cura ai più facoltosi. Una successiva rivolta a Milano del 1853, questa volta per motivazioni patriottiche e sociali, fu soppressa con oltre 899 arresti,18 condanne per impiccagione e pesanti pene carcerarie.

Radetzky proseguì l’attività repressiva fino a 92 anni.

Negli ultimi giorni del dicembre 1857, prima della morte avvenuta il 5 gennaio 1958, fu visto passare in rassegna a Milano, in vettura da malato, con un reggimento di ulani.

Nel giugno 1959 l’esercito franco-piemontese entrò a Milano e dopo la vittoriosa battaglia di Magenta contro gli austriaci, il regno Lombardo-Veneto cessò di esistere nel novembre dello stesso anno.

Quasi quaranta sono le onorificenze ricevute dal   feldmaresciallo Radetzky in patria e all’estero.

Vienna lo fregiò del titolo di cittadino onorario e la corte viennese lo convolse nel gran mondo del Congresso Internazionale del 1815 celebrante la vittoria su Napoleone.

Per aver ripristinato il dominio imperiale sul Lombardo-Veneto con la vittoria di Custoza fu insignito della Gran Croce dell'ordine di Maria Teresa d’Austria.

Il musicista Strauss, compose in suo onore, la Marcia trionfale. L’imperatrice d'Austria lo insignì dell’Ordine del Toson d’Oro e lo zar Nicola lo fece maresciallo di tutte le armate russe e “proprietario” di un suo reggimento di ussari.

Durante la campagna di Francia nel 1849 Radetzky si era ammalato e il medico gli aveva prescritto un bicchiere di vino rosso al giorno. Lo zar Alessandro dispose che tutti i giorni e secondo un particolare rituale, un gigantesco cosacco della sua scorta gli recasse una caraffa d'argento ripiena di Bordeaux, pronunciando la formula: «Il buon Zar Alessandro invia alla Vostra Eccellenza un quartino di vino».

Alla morte venne proclamato un lutto di quattordici giorni. Dopo un servizio funebre nel Duomo di Milano, la salma fu portata a Vienna ove ricevette uno splendido funerale; l'omaggio delle esequie fu contemporaneamente officiato in tutte le caserme e le stazioni di polizia dell'Impero. I resti furono tumulati nel mausoleo militare di Klein - Wetzdorf in Austria.

Anche oggi su Wikipedia è ricordato con una imponente biografia, una illustrazione estremamente dettagliata di tutte le decorazioni ricevute, e nell’appendice un incredibile elenco di discendenti della famiglia Radetzky, fino alle generazioni attuali, con nomi di personaggi di significato storico non accertabile.

Per Josef Radetzky non è necessario invocare la cancel culture, ma è lecita almeno una domanda: quanti tra gli spettatori che, al concerto di capodanno trasmesso dal Musikverein di Vienna, battono soddisfatti le mani  durante l’esecuzione della marcia trionfale in suo onore, una” marcetta” di scarso spessore musicale, conoscono il  lato oscuro di questo personaggio, le umiliazioni, le torture, gli anni di carcere, le fucilazioni e le impiccagioni inflitte per suo ordine a tanti patrioti italiani?

Conoscere la storia, quella vera è anche e soprattutto questo.

 

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