Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Carisma: handle with care

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In un articolo comparso su “La Repubblica” il 3 ottobre 2022, dal titolo La trappola del carisma, Luca Ricolfi, sociologo e politologo, faceva presente che in politica il carisma è raramente permanente e come nella storia dell’Italia dal dopoguerra in poi i capi politici del nostro Paese, con rare eccezioni, lo abbiano rapidamente perduto.

L’argomento è affascinante e merita un'ulteriore riflessione.

Nelle casse che trasportano oggetti preziosi e/o fragili compare la scritta handle with care, in italiano “maneggiare con cura”.

La scritta talora suscita la curiosità sul contenuto che, ovviamente, rimane quasi sempre inappagata.

Lo stesso può avvenire con alcune parole, di solito quelle meno usate o auliche, come ad esempio “carisma”.

Questa volta il contenuto si può analizzare, ma deve rimanere l’attenzione a come lo si maneggia.

Che il termine “carisma” abbia un’origine elevata è indubbio, compare inizialmente in un contesto religioso, nelle lettere dell’apostolo Paolo raccolte nel Nuovo Testamento.

 

L’etimologia deriva dal greco khárisma, ovverosia “dono di grazia”; in questo caso, indica l’aiuto soprannaturale che Dio concede ad alcuni uomini.

La persona carismatica, quindi, è quella “toccata” da Dio o dallo Spirito Santo, per esempio un grande profeta o leader religioso.

Essa manifesta i segni dell’uomo di Dio e proprio questi “segni della grazia divina”, riconosciuti da una collettività, la rendono degna di riverenza e di obbedienza.

Nel corso dei secoli e dei millenni la “grazia divina “ si è estesa in campo laico prima agli imperatori, poi ai re, ai nobili e ai grandi guerrieri e ancora più di recente  ai grandi pensatori e ai grandi artisti fino a scendere sempre più nella scala sociale,  per cui oggi anche persone con doti modeste, magari in ambito ristretto, sono considerati portatori di carisma.

L’inflazione del termine è un problema di costume, ma la maggiore attenzione deve essere posta ad attribuire il carisma a capi religiosi che svolgono un ruolo politico o a capi politici veri e propri.

Le conseguenze possono esser nefaste, come da esempi del tempo passato e recente: nel terzo secolo dopo Cristo Cirillo, vescovo di Alessandria d’Egitto, favorì l’assassinio di Ipazia, giovane filosofa, che metteva in ombra il suo carisma.

Il 18 novembre 1978 il predicatore statunitense Jim Jones, leader carismatico nella comunità Peoples Temple, a Jonestown in Guyana, convinse i suoi fedeli ad un suicidio di massa.

Bevendo un cocktail al cianuro, morirono 913 persone.

Anche nella sfera politica i leader carismatici mantengono sempre una sorta di fascino sacrale.

È stato Max Weber (1864-1920) a trasferire il concetto di carisma dalla tradizione cristiana alle scienze sociali. 

Nella sua opera Il Leader, il sociologo tedesco ha definito il carisma come una qualità della personalità individuale che fa apparire chi la possiede come una persona straordinaria, dotata di poteri soprannaturali o comunque eccezionali e inaccessibili alla persona comune.

In termini più semplici il carisma può essere definito come un potere speciale che alcune persone posseggono naturalmente e che le rende capaci d’influenzare altre persone, di attirare la loro attenzione e ammirazione.

È soprattutto in momenti di crisi e incertezza sociale che il leader carismatico appare sotto le sembianze dell’uomo del destino.

Si rende così evidente il rapporto, complesso ed inestricabile, tra caratteristiche individuali ed esigenze sociali: ambedue le componenti sono determinanti per il verificarsi degli eventi storici, negativi e positivi.

Il leader carismatico è comunque dotato di una fiducia inattaccabile in sè stesso e non raramente di un narcisismo che irradia un particolare fascino e – come ha osservato Sigmund Freud – grazie alla sicurezza infallibile che gli deriva dalla sua visione, appare come colui che conosce la strada che porta alla salvezza.

La persona più adatta per guidare schiere di uomini incerti e timorosi.

Se il concetto di carisma è quasi sempre coniugato al maschile è indubbio che deve essere esteso al sesso femminile; le figure di riferimento non mancano, dall’imperatrice Teodora nel V secolo dopo Cristo, a Caterina la Grande di Russia, imperatrice dal 1762 al 1796, a Eva Peron, First Lady dell'Argentina dal 1946 al 1952, a letterate, artiste o scienziate famose, come Marguerite Yourcenar, Adelaide Ristori, Marie Curie.

Le personalità carismatiche sono sempre esistite e sempre esisteranno, in ogni ambito della vita sociale.

Tuttavia, il Novecento ha assistito in modo inequivocabile alla loro affermazione sulla scena politica nel bene e nel male.

Nella prima evenienza esempi illustri sono il Mahatma Gandhi per la lotta non violenta per i diritti umani oppure Nelson Mandela che, dopo 27 anni di detenzione per motivi politici, contribuì all’abolizione dell’apartheid in Sud Africa.

Purtroppo il secolo annovera altre personalità sicuramente dotate di carisma, ma che hanno portato l’umanità a follie distruttive senza uguali. 

Mussolini e Hitler, con la loro oratoria eccezionale e le loro narrazioni persuasive – certo accompagnate anche dalla repressione degli oppositori – hanno ipnotizzato le folle.

Il popolo tedesco ha conservato la “fede” in Hitler anche durante l’assedio di Berlino alla fine del secondo conflitto mondiale.

Durante il fascismo, Mussolini è stato oggetto di un vero e proprio culto, quello del capo supremo, che incarnava la missione fascista di creare un’Italia imperiale.

Analoghe le esperienze sono riscontrabili nel comunismo sovietico: in Russia, per esempio, nel 1924 fu istituito il culto di Lenin e nel 1929 quello di Stalin.

Nel fascismo e negli altri totalitarismi, che possono essere definiti “religioni politiche”, si trovano simboli, miti e riti che permettono di parlare di questi fenomeni anche in termini religiosi.

Eredi di questi carismi nefasti purtroppo ancora oggi non mancano. Ne abbiamo un esempio nel connubio tra Kirill, al secolo Vladimir Michajlovic Gundjaev, patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, e Vladimir Putin, capo politico; ambedue “carismatici”, propugnatori di una grande Russia imperiale, complici di inutili stragi e sofferenze per milioni di persone.

In conclusione, se nella società moderna è corretto evitare l’inflazione di definire carismatiche persone con doti modeste e se, come conclude Luca Ricolfi nell’articolo sopracitato, il carisma è più facile conquistarlo che conservarlo, l’attenzione va soprattutto posta nell’attribuirlo, ciecamente e in modo massivo, a capi religiosi o politici che per il loro potere rappresentano un pericolo per l’umanità.

 

 

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