Quell’ombra minacciosa del fascismo

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Dopo la miracolosa nascita della Patria una, indipendente, libera, laica del 1861, con Roma capitale e la fine del potere temporale del papato nel 1870, sempre più democratica fino al suffragio universale maschile del 1912, abbiamo conosciuto tragicamente negli anni Venti l’avvento del fascismo e di Mussolini, con la fine della libertà, della democrazia, della laicità dello Stato, e la ricostituzione nel 1929 del potere temporale del papato, con Roma dimezzata nella sua indipendenza. 

Esso fu agevolato dalla crisi del dopoguerra, coi tanti morti e feriti dell’imprevedibile lungo primo conflitto mondiale 1915-1918, dalla drammatica epidemia della spagnola, dai limiti della classe dirigente liberaldemocratica, dalla irresponsabilità delle forze socialiste, dal fanatismo ideologico comunista abbagliato dal mito della cosiddetta rivoluzione russa d’ottobre, dalla subalternità al Vaticano delle forze cattoliche, che approfittavano del recente suffragio elettorale col neonato Partito Popolare di don Sturzo.

Di questo sbandamento e di questa situazione approfittò il demagogo Mussolini, che univa nella sua persona e nella sua vita in modo contraddittorio tanti aspetti, capaci per questo di avere consensi in più direzioni.

Già grande dirigente socialista rivoluzionario, ateo, direttore dell’Avanti, antimilitarista e neutralista, poi interventista e alleato del combattentismo, irredentista, nazionalista, man mano sempre più clericale, allievo storico sostanziale di Lenin e del suo partito armato bolscevico, dal cui esempio nasce il partito fascista armato (primo caso inedito nella storia politica d’Italia dal 1861 in poi). 

 

Tanti furono gli elementi contraddittori di quell’Italia confusa, sbandata, stordita, che richiama per diversi aspetti l’Italia di questi giorni che vede primeggiare sulla scena politica discutibili demagoghi che tendono a sovvertire sostanzialmente l’Italia una, libera, democratica, laica, europea, moderna che abbiamo conquistato con tanta fatica e tanti sacrifici.

L’unica speranza è nelle forze responsabili e ragionevoli, che pur ci sono nel quadro politico, nella forza delle Istituzioni repubblicane con la loro storia ultra settantennale, nel legame profondo ormai con l’Unione Europea e con le potenze Atlantiche. 

Non perdiamo di vista il nostro passato se vogliamo salvare il nostro futuro.

 

 

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