Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La ricerca dell’amicizia

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«Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore.»

È un detto biblico contenuto nel libro del Siracide (testo contenuto nella Bibbia cristiana che riprende lo stile del Libro dei proverbi) attribuito al re Salomone (Gerusalemme, 1011 a.C. ca – Gerusalemme, 931 a.C. ca) o a un contemporaneo. È ovviamente anche un noto proverbio italiano: chi trova un amico trova un tesoro. Oggi dovrebbe essere declinato anche al femminile.

Il termine “amico” è da ricondurre direttamente al latino amicus che ha la stessa radice di amare per cui significa letteralmente “colui che si ama”.

L'amore amicale è quello che i greci chiamerebbero philia, un sentimento fraterno, assolutamente disinteressato, un'affinità che edifica continuamente lo stesso rapporto e che arricchisce chi lo coltiva.  

Una figura particolare è l’amico immaginario, che consiste, nell'ambito infantile, ad immaginare un amico, presente esclusivamente nella fantasia dell'immaginante.

Che il tema dell'amicizia abbia grande rilevanza nella storia umana è dimostrato dall’essere stato, e lo è tuttora, al centro di innumerevoli opere dell’arte e dell’ingegno; trattato da Aristotele e Cicerone, oggetto di canzoni, testi letterari, opere filmiche.

Il termine ha una popolarità in rete di oltre 200 milioni di item.

 

Tuttavia se è indubbiamente raro trovare un tesoro, e comunque impegnativa la sua ricerca, si può dedurre che sia altrettanto raro trovare un amico e altrettanto impegnativa la ricerca.

La deduzione farebbe oggi sorridere un giovane che subito aprirebbe il suo smartphone mostrandoci la lista degli amici a sua disposizione. Può avere allora un certo interesse, verificare se   vi sono state variazioni rispetto al passato.

 Nelle società contadine, come quella esistente nel nostro Paese fino alla metà del secolo scorso, un periodo che corrisponde grosso modo alla mia infanzia e prima giovinezza, le occasioni di relazioni amichevoli erano piuttosto scarse.  

La ridottissima mobilità della popolazione, il periodo scolastico di durata limitata e quello militare con le conseguenze tragiche della guerra non favorivano la formazione di relazioni amichevoli.

Nel ventennio fascista, come in altri regimi dittatoriali, l’amicizia maschile era guardata con sospetto e doveva essere sostituita dal “cameratismo”, l’omofobia imperava.

Nel rapporto maschi-femmine era presa in considerazione soprattutto la componente sessuale e riproduttiva. Le occasioni di fare amicizia erano limitate a circoli ristretti e per contatti di vicinato.

Con la fine del conflitto mondiale si aprirono i confini, si respirava aria di libertà e parve improvvisamente possibile una maggior facilità nei rapporti interpersonali

Tuttavia forse pesava ancora il retaggio della guerra e lo sconosciuto suscitava spesso indifferenza se non diffidenza.

È la sensazione che ricordo aleggiare all’inizio delle lezioni in prima liceo nel settembre 1945.

Eravamo tutti estranei e provenivamo da realtà molto diverse.

Successivamente la tensione cadde e per misteriose “affinità elettive” si formarono   piccoli   gruppi; in uno sono rimasto, tra veri amici, per oltre cinquant’anni.

Con loro ho condiviso esperienze sportive, sentimentali, politiche, piacevoli e spiacevoli, dolori e gioie.

I nostri rapporti hanno corrisposto alla definizione di amicizia riportata all’inizio dell’articolo.

Nei successivi decenni la definizione ha allargato le maglie, ci si riteneva amici anche dopo conoscenze occasionali, transitorie; era sufficiente un’iniziale simpatia reciproca, magari supportata da una qualche affinità politica.

L’uso reciproco del “tu” dilagava, qualche volta creando un certo imbarazzo, il “lei” era praticamente scomparso, ritenuto espressione di rapporti borghesi.

Nonostante questa relativa facilità di approccio devono dire che ho trovato raramente altri veri amici in questo periodo.

In quello attuale, dominato dall’elettronica e la possibilità di collegarsi con il mondo intero, sembra molto facile la possibilità di trovare amicizie.

Alcuni dubbi provengono tuttavia dal modo col quale è avvenuta la nascita di Facebook nel 2004, illustrata dal film The Social Network del 2010 diretto da David Fincher.  Mark Zuckerberg, studente diciannovenne dell’università di Harvard, brillante programmatore, ma di carattere introverso aveva   difficoltà ad instaurare  i rapporti con i coetanei, in particolare  di sesso femminile e per superarle ricorse   all’elettronica.

Secondo il compagno di stanza all'epoca, Arie Hasit, creò il sito per divertimento: «Avevamo libri chiamati Face Books, che riportavano i nomi e le foto di tutti quelli che vivevano nei dormitori degli studenti. All'inizio creò un sito e ci piazzò due foto, o foto di due maschi e di due femmine. I visitatori del sito dovevano scegliere chi fosse il più “figo” e in base ai voti ottenuti si sarebbe stilata una classifica.»

Gli studenti potevano creare un profilo personale, includere altri utenti nella propria rete sociale, aggiungendoli come “amici”, scambiare con loro messaggi, anche via chat, ricevere notifiche automatiche quando questi aggiornavano i propri profili.

Il sito ebbe un immediato successo e venne esteso ad altre università.

L’ espansione di Facebook risultò esplosiva negli anni successivi, il 24 agosto 2015 un miliardo di utenti erano contemporaneamente attivi sulla piattaforma.  

Il budget derivante da introiti pubblicitari raggiunse nel 2009 la cifra di 300 milioni di dollari.

A 23 anni Zuckenberg era il più giovane miliardario della storia e si può affermare che forse non aveva trovato un amico, ma certamente un tesoro.

Sono nati in seguito altri programmi social che hanno lo scopo di favorire i rapporti amichevoli: Istagram nato nel 2010 ha raggiunto un miliardo di utenti nel maggio 2019. Attualmente è quello preferito dai giovani. Seguono Twitter, You Tube, Linkedin, WhatsApp, Tik Tok, Telegram ed altri ancora.

Nel proverbio «chi trova un amico trova un tesoro» il verbo “trova” è comunque intrigante e merita qualche riflessione.

Nella scienza   il ritrovamento, la scoperta, il “tesoro” per il ricercatore (ricercatrice) è favorito dai mezzi economici, dalla situazione ambientale, le capacità individuali e talora dall’intervento del caso, ma è   quasi sempre preceduto da un paziente, continuo lavoro costellato spesso d’insuccessi.

Nelle relazioni interpersonali l’aumento del numero delle conoscenze, facilmente ottenuto con l’ausilio dei mezzi elettronici, può agevolare il ritrovamento dell’amico (a).

È comunque molto improbabile che questo avvenga   con un semplice click, senza un attento, continuo, paziente lavoro di ricerca sentimentale nella realtà.

 

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