Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il Lampione di Carlo Lorenzini

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Il Lampione fu uno dei principali fogli di satira politica dell'Ottocento italiano.

Fondato a Firenze da Carlo Lorenzini il 13 luglio 1848, entrò da subito nel vivo della battaglia patriottica durante la prima guerra di indipendenza, e si presentò come giornale politico-satirico.

Ebbe immediatamente grande fortuna appoggiando dapprima il governo moderato di Gino Capponi, poi, alla caduta di questo nell’ottobre, virò su posizioni di decisa democrazia.

L’intendo de Il Lampione era quello di  «stare acceso anche di giorno a dispetto del sole, perché pare che il sole faccia poco lume, attesi certi nuvoloni vestiti di nero che vanno e vengono da un paese all'altro per farsi dei complimenti e ricevere visite».

Tra i tanti giornali che vennero pubblicati a Firenze durante quel periodo, Il Lampione si distinse per il carattere democratico e patriottico e il forte spirito laico, mescolando al suo interno perorazioni ideologiche e satira, portando alla luce le controversie della vita pubblica in un linguaggio concreto e comprensibile.

Con la sconfitta di Carlo Alberto a Novara il 22-23 marzo 1849 e con la successiva restaurazione del potere del Granduca Leopoldo II in Toscana e le sue politiche restrittive in materia di libertà di stampa e non solo, il foglio dovette cessare le pubblicazioni che ripresero solo nel 1860, in occasione del plebiscito sull'annessione al Piemonte.

In tutti quegli anni Carlo Lorenzini aveva collaborato a molti giornali, scritto romanzi e drammi teatrali, e assunto lo pseudonimo di Collodi, e dopo alcuni anni di onesto giornalismo passò alla storia con Le avventure di Pinocchio.

Nel numero del 25 ottobre 1860 in terza pagina apparve la vignetta satirica sul plebiscito a Napoli svoltosi sotto il colonnato della chiesa di san Francesco di Paola in quella piazza che oggi appunto si chiama del Plebiscito.

Il popolo napoletano (o meglio la parte scelta di esso e solo quella sicura del voto) fu invitato a deporre nelle due urne una scheda con un sì o con un no alla seguente domanda: «volete voi l’annessione del regno al Piemonte di re Vittorio Emmanuele?

»La vittoria del sì fu schiacciante. Nella vignetta venne rappresentato il re Francesco II di Borbone che fuoriusciva dall’urna dei No, impugnando una bomba (gli articolisti del lampione lo chiamavano ovunque “Re Bombino” perché figlio di Ferdinando II chiamato Re Bomba per via del bombardamento di Messina nel 1848). Aveva il cappello forato da proiettili (in quei giorni era assediato a Gaeta) e venne disegnato con corporatura tozza simile a quella paterna nonostante fosse molto alto). Dall’altra urna (quella dei Si) emergeva fiera una bella e dolce signorina con la corona turrita: l’Italia che sorrideva e allargando le braccia vittoriose e materne.

 

 

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