Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Tommaso Sorrentino, il deputato risorgimentale di Gragnano

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Tommaso Sorrentino, fu il primo deputato nativo dell'area stabiese ad essere eletto nel collegio di Castellammare di Stabia nel 1870.

Era stato preceduto, nelle prime elezioni politiche del 27 gennaio 1861 del neonato Stato Unitario, dal medico Ruggiero Mariano, originario di Meta di Sorrento, dove era nato nel 1822, figlio unico di agiata famiglia, un passato di fiacco patriota risorgimentale, ma sufficiente a fargli conoscere le patrie galere, mentre nel 1865 e nel 1867 fu sconfitto dall'ufficiale di Marina napoletano, Edoardo D'Amico, poi diventato, per i suoi meriti, cittadino onorario di Castellammare nel 1867.

Gli succederà nel 1895 lo stabiese Alfonso Fusco (1853 – 1916), ambiguo personaggio, imprenditore senza scrupoli e protagonista della vita politica locale, a sua volta vittima designata del giornale socialista napoletano, attraverso feroci campagne di stampa e dei socialisti stabiesi che lo definirono il capobanda della nostra camorristica amministrazione.

E contestate furono quelle elezioni del 26 maggio 1895 che videro la definitiva sconfitta di Tommaso Sorrentino aprendo un'inchiesta parlamentare affidata ad un Comitato Inquirente. Fusco aveva reagito con le sue dimissioni, facendo dire al deputato lucano, Michele Torrraca, verboso giornalista, considerato uno degli uomini più intelligenti, veraci e schietti della vita pubblica italiana:

 

«Costui si dimette per impedire le magagne di cui può essere viziata l'elezione sua, siano note, denunziate, biasimate, per impedire che gli sia inflitto un marchio.»1

 

Un marchio d'infamia che scandì, a giusta ragione, l'intera vita politica di Alfonso Fusco, il Re di Castellammare.

In realtà Sorrentino ebbe una nuova possibilità dopo che il Comitato inquirente, ebbe accertato i numerosi brogli elettorali e dichiarato decaduto, con una durissima requisitoria, il deputato stabiese nella seduta del 14 dicembre.2

Purtroppo le successive elezioni parziali del 26 gennaio 1896 confermarono il verdetto negativo nei confronti dell'ormai ex deputato di Gragnano. I suoi 641 voti non furono sufficienti contro la schiacciante maggioranza favorevole a Fusco, forte di 1.654 preferenze. Il terzo incomodo, l'avvocato Saverio Tutino, miseramente schiacciato, se ne uscì con le briciole di 46 voti. L'elezione di Fusco fu, stavolta, convalidata senza problemi dalla Giunta verificazione poteri nella successiva seduta del 19 marzo.

Nel suo ultimo discorso di saluto ai cittadini ed elettori del collegio di Castellammare di Stabia tenuto all'indomani delle elezioni supplementari del 26 gennaio, dichiarò:

 

«Voi dunque, miei elettori, che nel votare per me avete inteso di votare per un principio e per un sentimento e che non avete sporcato l'anima vostra col prendervi cinque o dieci o cento lire, né avete avuto la vigliaccheria di cedere alle minacce dei camorristi e della sbirraglia, siate orgogliosi di voi, serrate le vostre fila e tenete testa alla marea fangosa che vuol tutto soffocare e puntate il fucile contro certi uccellacci di rapina che vi vogliono divorare.»3

Tommaso Sorrentino non fu solo un giornalista e uomo politico, nella sua Caprile, antico borgo collinare di Gragnano, dove sorge la medievale chiesa di San Ciro risalente al XIII secolo, possedeva dei terreni coltivati a vigneto, dove produceva un ottimo vino, di alta qualità. Non a caso nell'aprile 1869 vinse la medaglia d'oro nel corso della importante pubblica mostra tenuta nel comune di Tarsia, in provincia di Cosenza, dove partecipavano vari produttori di vino, olio e relative macchine.4

 

Il rivoluzionario.

Il futuro deputato era nato a Gragnano da famiglia signorile dell'antico borgo di Caprile alle otto del mattino del 6 marzo 1830 dal 32enne Nicola, architetto, e dalla 26enne Maria Teresa Lombardi.

La data di nascita tratta dal suo certificato di nascita pone la parola fine alle diverse date circolate negli anni e che lo volevano nato nel 1828, probabilmente su errore iniziale dello storico e filologo Fausto Nicolini (1879 - 1965) che nel 1952 per primo la dettò nel corso di una sua rievocazione dell'antico deputato.

Ancora oggi, nonostante sia stato corretto l’anno, nel profilo che lo riguarda nel Portale Storico della Camera dei Deputati, risulta sbagliato il giorno di nascita, il 7 marzo e non, correttamente il 6, come da noi scoperto verificando il suo documento originale.

Il nome completo era Giovanni, Alfonso, Tommaso, Gaetano, Maria, detto semplicemente, Tommaso, nome del nonno paterno, di professione notaio. Venne al mondo dopo la sorella, Eugenia Anna Maria, nata il 11 agosto 1828. I genitori si erano uniti in matrimonio il 12 settembre 1827.

Nel 1848, il giovane Tommaso, appena diciottenne, prese parte ai moti rivoluzionari napoletani del 15-23 maggio assieme agli altri studenti del suo gruppo frequentanti il Gran Caffè Gran Bretagna, allo Spirito Santo, abituale luogo di ritrovo dei giovani liberali di sinistra che sognavano un’Italia unita e democratica. E i disordini di quei memorabili giorni di passione e di speranza, trasformati in tragedia con centinaia di morti lasciati sul terreno e un numero imprecisato di feriti, avevano quel sapore, tesi com’erano ad ottenere un’effettiva democratizzazione del regime costituzionale concesso appena due mesi prima, l’11 febbraio, sotto lo stimolo insurrezionale dei democratici e successivamente rinnegato.

Il vero numero dei caduti non si è mai saputo, oggi come ieri, come sempre, le versioni divergono secondo l’interesse di chi vuole ridimensionare l’accaduto e chi intende enfatizzarlo. Stando alla versione fatta circolare dagli insorti i morti furono 1.212, soltanto 132 stando ad un comunicato ufficiale del regime di Ferdinando II, pubblicato sul Giornale del Regno delle due Sicilie, alcuni giorni dopo la normalizzazione imposta con le armi dal regime borbonico.5

Fausto Nicolini, insigne giurista e docente presso l'ateneo napoletano, nel tracciare un profilo biografico di Sorrentino, lo descrive uomo d'azione, dal temperamento ardimentoso, battagliero, irrequieto e a volte impulsivo.6

 

«Ma in qual modo fare politica a Napoli nei mesi che precedevano il 1848? In una guisa sola: partecipando a quante agitazioni palesi e complotti segreti si susseguivano in quel periodo pre rivoluzionario ed esponendosi conseguentemente a ogni sorta di pericoli. Pertanto lo si vedrà sempre in prima linea ( e sin da allora la polizia lo segnò nel libro nero).»7

 

Il giornalista.

Il giovane e brillante avvocato di Caprile – professione forense ben presto abbandonata, fin dal 1865 - era un liberale di sinistra, allievo ed amico del letterato Luigi Settembrini (1813 – 1876), a sua volta incarcerato e poi esiliato per il suo attivismo patriottico e costretto a rivedere Napoli soltanto nel 1859, quando fu graziato, e di Francesco De Sanctis (1817 – 1883), anch’egli esule, dopo aver conosciuto la prigione.

Come tanti giovani intellettuali sognava un Italia libera e unita, ma quando questa si andò lentamente realizzando non gli riusciva di vedere nei suoi compatrioti meridionali lo stesso dinamismo, l’uguale partecipazione che animava il resto del Paese, costatando amaramente i primi sintomi dell’abile trasformismo politico, di cui fu capace l’élite del Mezzogiorno, così magnificamente descritto in quel capolavoro senza tempo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo.

Forse per questo, scrivendo a Cavour, da tempo identificato con la causa nazionale, affermava con una certa dose di pessimismo

 

«Nel settentrione predomina il patriottismo, nel Mezzogiorno l’interesse; là è spontaneo il sagrifizio, qui si opera per egoismo, nel nord si riflette, qui nel sud si saltella.»8

 

Avvocato, dotato di una buona eloquenza e oratore capace di farsi ascoltare, fu Segretario dell’Associazione Unitaria Costituzionale di Napoli fin dalla sua fondazione nel 1863 e generoso finanziatore e amministratore del suo organo ufficiale, L’Italia, diretto da De Sanctis. Fondò e finanziò diversi periodici, intaccando non poco il patrimonio familiare, tra questi il più importante fu, La Libertà (1869-1872), giornale della sinistra liberale, un foglio dalla breve vita ma quanto mai combattivo contro la Destra ch’era allora al potere, spesso sottoposto a sequestri e processi.9

Tra le diverse inchieste aperte dal giornale si ricordano quella sulle condizioni delle carceri napoletane, sulla faziosità della prefettura e della questura napoletana e sulla magistratura, quest'ultima immediatamente soffocata.

Il linguaggio da lui usato non lasciava adito a dubbi, spesso forte e violento, come dimostra, per esempio l'articolo da lui scritto per un nuovo giornale napoletano, Bollettino Napoletano, il cui primo numero uscì il 10 maggio 1884:

 

«È nostro diritto d'insorgere contro quest'ultima Italia, perché non è la nostra! Noi insorgiamo perché dopo 23 anni, con miliardi spesi, non abbiamo ancora un esercito e una marina, perché non si è saputa risolvere  la questione tra Chiesa e Stato, perché ci fu promesso il regno della giustizia e della moralità ed ora non vediamo che favoritismo e corruzione, perché vediamo una larga piega al mal fare e ci sgomenta il numero dei delitti e dei delinquenti, perché ci sentiamo oppressi dal mostro immane della burocrazia, dall'arbitrio della pubblica autorità, dal sistema tributario e dall'enormi tasse, perché gli attuali ordinamenti  della pubblica istruzione hanno creato una massa di spostati e di mezzi letterati, che chiedono impieghi e non lavoro, perché il municipalismo sempre crescente  cerca di avvantaggiare una parte d'Italia a danno dell'altra, perché in 25 anni nessun partito ha saputo  indicare agli italiani un ideale nazionale ed i mezzi per conseguirlo.»10

 

Fin dal 1861, probabilmente stimolato dallo stesso Settembrini, Presidente dell’Associazione, aveva tentato l’avventura politica, candidandosi nelle prime elezioni dell’Italia post unitaria, tenutesi il 27 gennaio, cercando di conquistare uno dei 443 seggi in palio, ma non ebbe molta fortuna, riuscendo a racimolare soltanto 16 preferenze, superato da troppi concorrenti in gara, tra cui, ricordiamoli, Giordano Annibale con 23 preferenze, Giuseppe Lazzaro (128) e Mariano Ruggiero, il vincitore con 522 voti.

Ma non fece l'ultimo posto tra i candidati, altri ebbero meno voti di lui, come Emilio Capomazzi, 10, Enrico Castellano 5, Francesco Petagna 2, Liborio Romano 1 e Giovanni Vanacore 1. Insomma non mancò chi prese soltanto il suo misero voto personale. A tal proposito sarà forse utile ricordare che la base elettorale era molto ristretta, basandosi su criteri indiscriminatamente selettivi: infatti la legge elettorale del 17 dicembre 1860 prevedeva fosse limitato ai maschi che avessero 25 anni, possedessero almeno la quarta elementare e pagassero un’imposta diretta minima di 40 lire, non a caso gli elettori rappresentavano meno del 2 per cento della popolazione, mentre i votanti raramente superavano la  metà di quel misero due per cento.

A Gragnano gli elettori nel 1861 erano in tutto 219 su una popolazione complessiva di 11.245 abitanti. Nell’intero collegio elettorale che faceva capo a Castellammare di Stabia, gli elettori erano in tutto 931, ma coloro che si recarono al voto in quella prima tornata elettorale furono 763, L’81% dell’elettorato.

Per la cronaca la vittoria andò, senza problemi, al medico Mariano Ruggiero, nativo di Meta di Sorrento, un patriota candidato della Sinistra che non si fece scrupoli di votare sistematicamente per la Destra.

I voti raccolti da lui furono 522, ma non mancarono le accuse di brogli, meticolosamente elencati dal relatore, il toscano Didaco Macciò, nella discussione sulla verificazione dei poteri nella seduta della Camera dei Deputati del 2 marzo 1861. Una costanza che accompagnerà sempre le elezioni politiche di questo collegio, contraddistinte da perenni violenze e brogli, con accuse e controaccuse senza esclusioni di colpi tra i vari candidati.11

Una pratica mai abbandonata, neanche negli anni più recenti della nostra Repubblica, come troppi fatti di cronaca ci hanno purtroppo informati.

 

Consigliere comunale e provinciale.

Provò allora a candidarsi per il consiglio comunale di Napoli nelle amministrative del 31 luglio 1864 e 30 luglio 1865, ma ancora una volta il suo sogno s’infranse contro la mancanza di consensi sufficienti a fargli guadagnare lo scranno. In questa seconda candidatura ebbe 593 voti, pochi rispetto alle 2.387 preferenze ricevute da un altro grande meridionale e compagno di lista, il vecchio combattente democratico poi repubblicano, di origini pugliesi, Luigi Zuppetta (1810 – 1889), però maggiori di quelli ricevuti dal più blasonato Settembrini, fermo a 452 voti.12

La scalata al parlamento la rifece candidandosi anche per la seconda legislatura post unitaria, quelle del 22 ottobre 1865, ma ne uscì ancora una volta perdente, stavolta contro Edoardo D’Amico.

Il nostro prese soltanto 51 voti. E, inutile scriverlo, ancora una volta polemiche ed accuse di varia natura.13 

Il D’Amico era un ex ufficiale della marina borbonica, passato in quella italiana, Direttore Generale del Servizio Militare cui Castellammare, riconoscente per i suoi servigi, conferirà la cittadinanza onoraria nel 1867 nella seduta del 22 novembre.

Caparbio com’era, Sorrentino non conoscendo la parola resa, si ricandidò nelle elezioni del 10 marzo 1867 sfidando l’uscente Edoardo D’Amico–- ma fu ancora una volta sconfitto con 210 voti contro i suoi 178. Altri candidati furono il colonnello della Guardia Nazionale stabiese, Raffaele Troiano (1810 - 1893) e il Direttore del Regio Cantiere navale stabiese, il calabrese Giuseppe De Luca (1816 – 1895). Sorrentino andò comunque in ballottaggio con De Luca, ma ancora una volta ne uscì amaramente sconfitto, seppure per soli 42 voti di differenza (349 contro 307).

Naturalmente, neanche a dirlo, anche queste elezioni furono accompagnate da polemiche e accuse al vetriolo.14

Se i voti furono pochi ottenne in compenso grande notorietà in seguito alle polemiche e allo scandalo che scandirono i giorni successivi, provocando un feroce dibattito parlamentare in cui rimase coinvolto lo stesso Presidente del Consiglio, Bettino Ricasoli (1809 – 1880), il Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio, il siciliano Filippo Cordova (1811 - 1868) e il sanguigno antico garibaldino, Giovanni Nicotera (1828 – 1894).

Le conseguenze delle polemiche e dello scandalo furono tali da costringerlo alle dimissioni pochi giorni dopo, non avendo una maggioranza disposto a sostenerlo. In realtà Sorrentino si era guadagnato il ballottaggio contro D’Amico e qui aveva dimostrato di potersi giocare la vittoria contro il più agguerrito rivale ed infatti la seconda votazione lo vide soccombere soltanto per 42 voti, perdendo per 349 contro 307 preferenze guadagnate dal candidato locale.

All’origine dello scandalo c’era stata un’iniziativa del Sottoprefetto Agostino Soragni (1829 – 1898), a Castellammare dal 2 luglio 1866, il quale sollecitato da alcuni elettori, sostenitori del candidato istituzionale, Edoardo D’Amico, aveva inviato una lettera al colonnello della Guardia Nazionale Locale invitandolo a dimettersi per incompatibilità con il suo incarico. Per il funzionario governativo l’alto ufficiale, in virtù della funzione rivestita e per il suo grado, non poteva e non doveva assolutamente aderire pubblicamente – addirittura con un manifesto - al programma dell’opposizione e sostenere Tommaso Sorrentino. Il fatto, a sua volta, aveva suscitato scalpore e sdegno e da più parti si erano chieste le dimissioni del Sottoprefetto, fino a provocare un dibattito parlamentare con l’intervento dello stesso Ricasoli. Questi pur

 

«non approvando la lettera del Sottoprefetto di Castellammare, tuttavia fa osservare che quel documento non ha il carattere di un documento pubblico.»

 

Le parole del Presidente del Consiglio invece di chiudere la polemica provocarono lo sdegno del calabrese Nicotera, a sua volta ex capitano della Guardia Nazionale e rappresentante della Sinistra meridionale. Per l’eroe di tante battaglie risorgimentali era inammissibile la posizione assunta dal capo del governo, di sostenere un Sottoprefetto che si era arrogato il diritto di chiedere le dimissioni di un ufficiale della Guardia nazionale solo perché questi aveva diretto agli elettori un proclama elettorale. A Nicotera, a nome del Governo, rispose il ministro Cordova facendo rilevare come il colonnello ricoprisse un incarico di fiducia affidatogli dal governo

 

«(…) ed esso deve esigere che colui che lo occupa non possa ne debba dichiararsi contrario all’attuale ordine di cose (...) sotto quest’aspetto gli ufficiali della guardia nazionale devono obbedienza…devono avere fiducia nel potere esecutivi che li ha nominati (...) se non l’hanno, devono dimettersi (…)»

 

Fra grida ostili e d’approvazione da parte degli opposti schieramenti si passò alla votazione di proposte contrapposte ed escogitando una soluzione bipartisan. La convalidazione dell’elezione di D’Amico passò con una debole maggioranza e fu approvata la proposta di un’inchiesta giudiziaria per fare luce sull’accaduto.15

Pochi giorni dopo Soragni si dimetteva, sostituito dal romano Alessandro Righetti.

Intanto Tommaso Sorrentino aveva già ottenuto la sua prima soddisfazione politica con l’elezione a consigliere provinciale, carica mantenuta ininterrottamente fino alla sua scomparsa, assumendo ruoli sempre più prestigiosi, fino ad essere eletto vice presidente nel 1886 e ricoprendo l’incarico di Presidente della Regia Scuola Superiore d’Agricoltura di Portici.

Era stato eletto dal mandamento di Gragnano nelle elezioni del 29 luglio 1866 e probabilmente rappresentò il trampolino di lanciò che gli consentì di entrare in parlamento con le elezioni del 20 novembre 1870.

 

Deputato al Parlamento.

Naturalmente sarebbe impensabile pensare che anche la sua elezione non fosse, a sua volta, accompagnato da pur lievi e deboli proteste di brogli, su denuncia dell'elettore di Gragnano, Vincenzo Di Marino, contestando l'aggiunta di 56 voti. Denuncia ritenuta infondata e comunque ininfluente ai fini della vittoria di Tommaso Sorrentino.16

Nei 25 anni in cui fu parlamentare non vi era discussione alla quale non partecipasse, non mancando di dare il suo contributo, spesso lo fece con impeto, quasi mai fu ascoltato, dai vari provvedimenti finanziari, alla legge sulla macinazione dei cereali, dai sussidi per le strade comunali a quelli concernenti la pubblica sicurezza, dal progetto di legge relativo ai consorzi d'irrigazione, al pagamento delle imposte nei comuni.

Non mancò di protestare contro l'aumento dell'indennità di residenza ai prefetti, i quali guadagnavano un’enormità, in alcuni casi più di un ministro, intervenne sull'incompatibilità dei parlamentari. Numerosi furono le sue interrogazioni, sui più svariati argomenti, finanche sulla soppressione del Polverificio di Santa Maria la Carità e di Scafati.

Tra queste ricordiamo l'interrogazione che fece al ministro dell'Interno, Giovanni Lanza, nell'aprile 1871 sulla destituzione del sindaco, Vincenzo Nastro, reo di non essersi piegato al volere del sottoprefetto del Circondario, Alessandro Righetti, di votare per un candidato politico da lui sostenuto, provocando non poco scompiglio in parlamento, al punto da essere richiamato più volte dal Presidente che quel giorno presiedeva la Camera dei Deputati e obbligando lo stesso Ministro ad una lunga e articolata risposta che però non soddisfò il deputato stabiese dando vita ad un aspro confronto tra i due.17

Così come non esitò ad affrontare apertamente il potente ministro dell’Interno, Giovanni Nicotera nel maggio 1891 in una feroce discussione parlamentare sui brutali metodi da lui utilizzati nella competizione elettorale del 23 novembre 1890 che li aveva visti contrapposti nello stesso collegio di Castellammare di Stabia, in particolare di aver trasferito Sottoprefetto, delegato di polizia e perfino il capitano dei carabinieri. Non contento il trasferimento toccò anche al pretore di Gragnano, Ottavio Valle, e spedito al mandamento di Vico Equense, il quale non si capacitava per questa ingiusta punizione.18

 

 «La Camera riconoscerà – rispose stizzito Nicotera nella sua replica – che è nuovo, assolutamente nuovo il sistema seguito dal deputato Sorrentino. Io credo che nei resoconti parlamentari non è facile trovare un simile precedente.

E subito dopo lanciò una serie di accuse contro lo stesso Sorrentino accusandolo di essere lui la causa del turbamento di quel paese e di essere stato costretto a quei trasferimenti per la palese sottomissione di quei funzionari al deputato di Gragnano. Ed io affermo ancora – gridò quasi Nicotera -  che a Castellammare il sotto prefetto lo faceva lei e finché io sarò  ministro non tollererò che un deputato faccia da sotto prefetto».19

 

Non meno sferzante fu la dura risposta di Tommaso Sorrentino:

 

«L'onorevole Nicotera ha detto: vorrei che si facesse un’inchiesta, si faccia una mozione alla Camera. Sono prontissimo, vorrei che fosse fatta domani la mozione per nominare l'inchiesta. Dove la vuole questa inchiesta? Sulle ultime elezioni? Prontissimo. La vuole altrove? In qualunque cosa la vuole non la temo perché non ho ragione di temerla, anzi, di provocarla. L'Onorevole Nicotera parla delle liste elettorali di Gragnano. Ma parliamo di tutte le liste elettorali e vediamo. Chi è senza peccati tiri la prima pietra.»20

 

Non mancarono ulteriori strascichi parlamentari, che qui sorvoliamo. Quanti sono interessati non hanno che da leggere i resoconti parlamentari di quei turbolenti mesi.

Si contano almeno 154 interventi ed un progetto di legge sull'abolizione del dazio sugli alcool di vino del 1893.

In parlamento vi rimase fino al 1895, quando il 26 maggio fu sconfitto dallo stabiese Alfonso Fusco, la cui elezione provocò disordini e violenze di varia natura sia a Gragnano che nella vicina Castellammare di Stabia.21

In diverse occasioni si ritrovò a candidarsi senza avere avversari, come accadde, per esempio, nel 1874 quando ebbe 570 preferenze su 580 votanti (gli elettori erano 982).  L’addio al parlamento fu mitigato dalle continue elezioni nel parlamentino provinciale, dividendo lo scranno con l’altro grande concittadino, l’avvocato Giovanni Della Rocca (1839 – 1903), a sua volta deputato eletto a Napoli dal 1870 al 1900. 

Tommaso Sorrentino era quello che oggi potremmo definire un politico di professione: parlamentare e consigliere provinciale, non aveva rinunciato neanche allo scranno del consiglio comunale di Gragnano, ricoprendolo per diverse consiliature. Del resto non aveva mai rinunciato alla sua residenza natia, in località Caprile.

Alla Camera, pur nell’ambito della Sinistra alla quale rimase sempre legato, non fu mai un rigido osservante delle decisioni del suo gruppo

 

«conservando una certa indipendenza di giudizio e di voto. Esordì nel 1870 attaccando il ministro Lanza che lo aveva combattuto, poi parlò più volte su problemi riguardanti la sua Napoli e contro la tassa sul macinato. Nel 1874 fece parte del Comitato della giovane sinistra e fu redattore del Bersagliere. Nel 1878 attaccò Cairoli chiedendo energia contro i nemici del regime. Nel 1883 aderì alla Pentarchia.»22

 

Fu considerato dai suoi contemporanei un uomo d’esemplare onestà e grande moralizzatore della vita pubblica. Per anni rifiutò di assumere le varie cariche che gli erano offerte: quella di Segretario Generale dei Lavori Pubblici e successivamente degli Interni. Fu costantemente attaccato dalla stampa moderata locale, in particolare dall’Amico del Popolo, dal settimanale Stabia e dal quotidiano napoletano, Il Mattino, notoriamente strenui difensori degli interessi del clan Fusco. Difese, non sempre riuscendoci, gli interessi di Castellammare e del suo glorioso Regio Cantiere dai piani di privatizzazione, sistematicamente presentati dai vari governi fin dai primi anni dell’unificazione nazionale ed uno dei più accaniti sostenitori della necessità dell'ampliamento del porto cittadino.23

Con la stessa coerenza difese i suoi operai, i mitici arsenalotti, a loro volta costantemente minacciati da licenziamenti di massa. Non a caso nell'aprile 1882 il sindaco di Castellammare, Giovanni Greco, lo volle pubblicamente ringraziare con un attestato per aver difeso e salvato il Regio Cantiere dalla chiusura.

 

La morte.

Scomparve a Roma, dopo una breve malattia il 24 gennaio 1900. Il periodico stabiese, Nuova Stabia, nell’uscire con un’edizione speciale, il 28 gennaio, così lo salutava per l’ultima volta:

 

«Egli sentiva come una febbre il bisogno di fare l’Italia in ogni momento ed in ogni parte e per questo bisogno, come i garibaldini, in qualunque condizione di salute o di difficoltà si trovasse, non esitava ad esporre la sua vita.»

 

La sua salma fu riportata a Gragnano per i funerali e la sepoltura nella sua terra natia. Imponente fu la partecipazione popolare, con la presenza del sottoprefetto, rappresentanze della provincia e dei comuni del circondario.24

Alla Camera dei Deputati, contrariamente alla norma, nessuno si alzò per commemorarlo.

Nel novembre 1903, per onorarne la memoria, l’Amministrazione comunale di Gragnano gli dedicherà una delle sue strade cittadine più importanti e tuttora esistente.

Un figlio del deputato, Teodoro Pasquale Sorrentino, fu autore nel 1912 di un volume di 229 pagine, Effemeride di Casa Savoia, edito dallo stabilimento Tipografico Fratelli Ruggiano, Napoli e nel 1924 di un catalogo sistematico alfabetico delle opere librarie possedute dalla Biblioteca della Fondazione Banco di Napoli, di cui era dipendente.25

 

 

 

Note

1. Camera dei Deputati, Discussioni sulle dimissioni del deputato Alfonso Fusco, 5 luglio 1895.

2. Camera dei Deputati, Verificazione di poteri, 14 dicembre 1895.

3. A. Acampora – G. D'Angelo, Le fonti bibliografiche per la storia di Castellammare di Stabia, Napoli, Longobardi Editore, 1996 p.288.

4. Giornale di Napoli, Officiale per gli atti governativi e giudiziari, 24 giugno 1869.

5.Le effimere elezioni dell'aprile 1848 avevano visto il Distretto di Castellammare eleggere tre deputati: l’avellinese Vincenzo degli Uberti (1791 – 1877), nominato Ministro della Guerra e autore del Discorso Storico Idraulico sul Sarno, pubblicato nel 1844, il salernitano Raffaele Conforti (1804 - 1880), nominato Ministro dell'Interno e il napoletano Carlo Troja (1784 - 1858) , nominato Primo Ministro del Regno delle Due Sicilie.

6. Lo Zampillo, numero unico edito il 30 luglio 1956, Un grande deputato di Castellammare di Stabia, che riprende una rievocazione del deputato fatta dal giurista, Fausto Nicolini.

7. Ibidem.

8. Il Corriere della Sera del 2 marzo 2004, Quando la civiltà si fermava al Vesuvio, di Giovanni Belardelli.

9. Cfr. Lo Zampillo, n.1, 1956. La Libertà derivava dall’ex giornale democratico, rappresentante dei proprietari scontenti delle tasse, La Nuova Roma diretto da Ascanio Branco. Il 1° marzo 1869 questo giornale cambiò il titolo in La Libertà dopo essere stato acquistato da Tommaso Sorrentino. Sotto la direzione di Michele Torraca, fervente garibaldino, ex repubblicano e futuro deputato di Potenza per numerose legislature, il giornale conduce lotte accanite contro le autorità politiche e la magistratura sospettata di cedere alle pressioni dall’alto, diventando punto di riferimento delle forze più vive della Deputazione e del consiglio provinciale e comunale di Napoli. Nel 1871, La Libertà che vendeva circa 500 copie, cessò le pubblicazioni il 1° aprile 1872. La nuova Roma e La Libertà furono gli incunaboli di quella corrente che poi diventò La Sinistra Giovane. Cfr. A. Capone, L’opposizione meridionale nell’età della Destra, Roma, 1970, Edizioni di Storia e Letteratura, p.296 e T. Lisanti, M. Torraca: Il giornalista, il deputato, il consigliere di Stato in Basilicata regione notizie, XXVII (2002), 101, pp. 91-95.

10. La Civiltà Cattolica, vol. VI, Quaderno 815, 7 giugno 1884, Cose italiane, pp. 626/628.

11. Il collegio era composto dai comuni di Castellammare di Stabia, Gragnano ed Agerola con complessivi 931 elettori. Sulle polemiche che accompagnarono questa prima elezioni consultare: Camera dei deputati, Atti Parlamentari, sessione del 2 marzo 1861, pp. 90/92. Qui abbiamo parlato di I legislatura, in realtà l’VIII in quanto si volle dare continuità con l’ex Regno di Sardegna.

12. L'Italia, Giornale dell'Associazione Unitaria Costituzionale, 26 luglio 1864 e 15 agosto 1865.

13. Camera dei Deputati, Verificazione di un’elezione, pp. 378/379, 18 dicembre 1965.

14. Camera dei Deputati, Verificazione dell'elezione di Castellammare, 1° aprile 1867.

15. Giornale di Napoli, 3 e 5 aprile 1867 con il resoconto del dibattito parlamentare del 1° aprile.

Agostino Soragni era nato a Modena nel 1829. Segretario con il Governo provvisorio di Modena nel 1859. Sottoprefetto di Urbino prima di approdare a Castellammare, non subirà nessuna conseguenza dalle forzate dimissioni date dal suo incarico a seguito dello scandalo. Prefetto di Grosseto nel 1875 e poi di Caserta, Brescia, Reggio Calabria e Novara sarà collocato a riposo nel 1895. Muore a Milano il 29 gennaio 1898.

16. Camera dei Deputati, Verifica di elezioni, 19 dicembre 1870, p. 66

17. Camera dei Deputati, tornata del 17 aprile 1871: Interrogazione del deputato Sorrentino sulla destituzione del sindaco di Gragnano, p. 1607 - 1611

18. Camera dei Deputati, Discussioni, Tornata del 19 maggio 1891

19. Ibidem

20. Ibidem. Sulla polemica tra Sorrentino e Nicotera cfr. anche Gazzetta Piemontese (La Stampa), 20 maggio 1891, Unvivo incidente fra Nicotera e Sorrentino e del 21: Si esaurisce l'incidente Nicotera -Sorrentino. Alcune serie conseguenze della disputa, con la sospensione dal servizio sia del Pretore che del sottoprefetto di Castellammare di Stabia, si possono leggere nel numero del 2 giugno: Varie, provocando nuove interpellanze parlamentari da parte del deputato salernitano, Francesco Spirito Cfr. Atti Parlamentari, Camera dei Deputati del 3 giugno 1891, p. 1851/54 e 4 giugno, p. 2893/94. Cfr. anche Gazzetta Piemontese del 4 e 5 giugno.

21. La Stampa, 29 maggio 1895: I disordini di Castellammare di Stabia.

22. A. Malatesta, Ministri, deputati e senatori dal 1848 al 1922, Roma, 1940.

23. C. Vanacore, Il cantiere navale di Castellammare di Stabia 1780 – 1983, Edi Napoli, 1987, p.54.

24. Avanti!, 27 gennaio 1900: I funerali di un ex deputato e Il Mattino, 25/26 gennaio 1900:La morte dell'ex deputato Sorrentino

25. Per ulteriori approfondimenti vedi: A. Malatesta, Ministri, deputati e senatori dal 1848 al 1922, Roma 1940; C. Vanacore, Il cantiere navale di Castellammare di Stabia, Edi Napoli 1987; A. Liguori, Gragnano. Memorie storiche, Pompei, 1955; AAVV, Lo Zampillo, numero unico edito il 30 luglio, 1956.

La ricerca è stata parzialmente pubblicata in appendice al volume di R. Scala, La Camera del Lavoro di Gragnano, Longobardi Editore, 2010.

Il lavoro, rivisto e ampliato, annulla eventuali errori ed omissioni del precedente.

 

 

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