Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il secolare odio tedesco contro Roma e la sua civiltà

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Nel 1527 Roma aveva 50 mila abitanti. Con il sacco della capitale del cristianesimo cattolico, durato diversi mesi fino al 1528 e la successiva pestilenza, morì un terzo della popolazione della città.

Il papa si salvo in extremis, rifugiandosi attraverso il camminamento provvidenziale dal Palazzo apostolico all’imprendibile Castel Sant’Angelo.

I mercenari dell’imperatore cattolico Carlo V, in contrasto allora con il pontefice, formato da spagnoli, italiani, cattolici, e in particolare da tedeschi lanzichenecchi, luterani, compirono stragi efferate a danno di persone di tutte le età, di vergini e monache, e saccheggi inimmaginabili di ogni tipo di beni, in particolare di opere d’arte e anche di reliquie, molte andate perdute per sempre.

In particolare le Chiese, a partire da San Pietro, furono soggette al ferro e al fuoco.  Furono risparmiati solo i palazzi Colonna e Farnese.

L’odio tedesco contro Roma e la sua civiltà, sotto varie forme, è millenario, dai Germani di Arminio (18 avanti Cristo-21 dopo Cristo, onoratissimo nei millenni) ed ha avuto tanti diversi momenti storici.

Il mondo austriaco-tedesco è stato così il più grande nemico del Risorgimento dell’Unità e della Libertà d’Italia fino alla Prima Guerra Mondiale.

Il fascismo è stato pertanto il più grande traditore di Roma e della sua civiltà, del Risorgimento (al di là degli ossequi formali), appoggiando il nazismo tedesco nel nascere e svilupparsi, divenendone stretto alleato militare dalla guerra di Spagna del 1936-1939 alla seconda guerra mondiale, al tragico biennio 1943-1945 con la repubblica di Salò.

 

Non solo con le armi, ma anche sul piano culturale, il mondo tedesco, dalla letteratura romantica alla filosofia idealistica, alla scienza, alla politica con posizioni sempre illiberali (dall’assolutismo statalista di impronta prussiana al comunismo, creazione tedesca sviluppata dai russi, antiliberali secolari, al nazismo, a posizioni antiliberali della stessa socialdemocrazia tedesca), si è espresso su posizioni opposte a quelle di tradizione romana, umanistica, giuridicamente fondate, sviluppatesi nei secoli in direzioni liberali e democratiche.

Senza tedeschi e russi e le loro borie, con i tragici tentativi egemonici, la storia dell’Europa e del mondo sarebbe stata diversa e in senso più positivo.

Errico Amante (Fondi, allora provincia di Terra di Lavoro, 1816 - Napoli, 1883), intuì i pericoli per la pace e i destini dell’Europa libera degli imperialismi russo e tedesco. Amante fu un grande intellettuale meridionale risorgimentale dell’Ottocento, giurista e studioso memorabile di Roma, della sua civiltà, in particolare del suo diritto, e di Giambattista Vico, amico fraterno dalla giovinezza di Francesco De Sanctis, giudice, patriota combattente volontario in Lombardia e a Venezia nel 1848-1849, e senatore a vita, critico della germanofilia ottocentesca.

Propose da lucido profeta (tragicamente inascoltato) come contrasto ai pericoli incombenti una ‘Confederazione Latina’, formata dai popoli figli di Roma, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Romania, Belgio, i quali, con un Senato confederale con sede naturale a Roma, al Campidoglio, ed un esercito europeo comune, alleati permanenti dell’Inghilterra, potevano contrastare quegli imperialismi.

Quella nobile, profonda, preziosa idea potrebbe essere ripresa oggi, allargata al vasto mondo latino americano (si pensi al grande Brasile), per costituire un soggetto di rilievo planetario, capace di contrastare l’imperialismo comunista cinese, quello postcomunista della Russia e il medievale mondo arabo, così pericolosi per i destini di sopravvivenza della stessa umanità, della stessa Terra. Alleati permanenti degli Stati Uniti e dell’Inghilterra.

Questo senza essere in contrasto con l’attuale ‘Unione Europea’, realtà confederale preziosa, come sua aggiunta e arricchimento, nel richiamo del Commonwealth anglosassone (54 Stati), così benemerito storicamente (si pensi al ruolo fondamentale, miracolosamente resistente e poi vincente, nella decisiva fase iniziale della Seconda Guerra Mondiale contro nazismo, comunismo e fascismo alleati tra il 1939 e il 1941).

 

 

 

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