Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il ritratto di Franca Florio, un mistero della "belle époque" siciliana

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D'Annunzio la definì “unica”, oggi la si potrebbe definire la “prima icona pop” italiana.

Franca Florio, nata a Palermo nel 1873, da famiglia aristocratica, sposò a vent'anni Ignazio Florio rampollo della potente e ricchissima famiglia palermitana, di diciassette anni più vecchio di lei.

Seducente, potente e raffinata, appare in tutta la sua eleganza e ricchezza, nel ritratto realizzato nel 1901, e terminato dopo più di un ventennio nel 1924, da Giovanni Boldini il pittore più ricercato e celebrato dell'epoca.

Molto noto tra i macchiaioli e gli artisti del Caffè Michelangelo, il maestro Boldini era nato a Ferrara nel 1842. Dopo essersi formato a Firenze, si trasferì a Parigi, dove affascinato dal fervore culturale e dalla magica atmosfera, cominciò a dipingere luoghi e personaggi che caratterizzavano la città.

Il rapporto con la capitale francese fu proficuo ed intenso tanto che negli ambienti culturali il giovane pittore fu definito peintre italien de Paris, per la sua profonda conoscenza e confidenza con i salotti parigini.

Frequentò artisti del calibro di Degas e strinse amicizie e collaborazioni con i maggiori interpreti della cultura dell'epoca.

Divenne ben presto noto tra le celebrità e le élite sociali che sfacevano a gara per commissionargli un ritratto. Celeberrimo è quello che fece al compositore Giuseppe Verdi.

Dall' incontro con Franca Florio fu realizzato un ritratto che non solo immortalò l’istantanea di un’epoca, ma fu oggetto di una curiosa “querelle” tra i critici d’arte che si è protratta fino ad epoche recenti.

 

Boldini era, come si diceva, un artista abituato a catturare lo splendore, soprattutto quello delle raffinate parigine nel suo studio di Montmartre, e la signora Florio era avvezza, a mostrarsi in tutto il suo splendore.

Del pittore si dice che “seducesse le seduttrici”. Mentre ritraeva quelle più belle e desiderabili dell'epoca, stabiliva con loro un contatto molto particolare tanto da indurle a scandalose confessioni. Puntava sulle loro vanità e così facendo riusciva a catturare sulla tela (e non solo!) anche la loro anima.

Dal canto suo, la “regina di Palermo”, com' era chiamata dai suoi contemporanei, era tra le donne più famose e carismatiche del suo tempo, tanto da rendere la stessa Palermo uno dei simboli della Belle époque italiana. Nella sua dimora aveva ospitato e incantato il Kaiser Guglielmo II, che l'aveva definita la “stella d'Italia”.

Dettava le mode, animava i salotti con conversazioni di rilievo, incrementando allo stesso tempo ed intelligentemente anche gli affari di famiglia.

La vanità, comunemente considerata un difetto, fu la materia prima per i capolavori del Boldini, e la Florio, bellissima e sensuale si offrì senza remore all’arte del pittore ferrarese.

Di Franca Florio è rimasta leggendaria la collezione di gioielli purtroppo andati in gran parte perduti dopo il tracollo finanziario della famiglia. Tra essi vi sarebbe stata anche la collana di perle griffata Cartier indossata nel ritratto.

Si dice che fosse addirittura lunga 7 metri e che le fosse stata donata dal marito per farsi perdonare dopo un ennesimo tradimento.

Del prezioso gioiello oggi non vi è più alcuna traccia, se non nel ritratto. A causa delle difficoltà finanziarie che travolsero la famiglia, la Florio fu costretta a darla in pegno alla Banca.

Leggendari divennero anche i suoi abiti, particolarmente quello indossato nel ritratto che è stato al centro una lunga “querelle” da parte dei critici d'arte.

Alcuni avevano ritenuto che Boldini avesse realizzato ben tre versioni dell’opera: una osé e sensuale con la modella a spalle scoperte e le caviglie nude, ma poi, per volontà del marito geloso, fu costretto a realizzare una seconda copia più casta. Si parla poi di una terza tela che non sarebbe mai entrata nel possesso dei committenti, in cui il maestro avrebbe immortalato la Florio completamente nuda.

La verità è che in un primo momento il pittore dipinse l'abito della Florio senza la pettorina di merletto che copriva le spalle, secondo i dettami della moda dell'epoca e in seguito, come risulta da un carteggio del 1903 con Ignazio Florio, di un periodo posteriore all'esposizione del quadro a Venezia, Boldini fu costretto a ritoccarlo, spinto dalle critiche mosse dal committente che riteneva inappropriata sia la posa della moglie con il fianco molto sinuoso, che la scollatura della veste.

Il mistero dei tre ritratti è stato risolto ufficialmente e definitivamente solo nel 2015, quando, attraverso l’analisi a raggi X si è scoperto che le tre versioni non sono altro che stratificazioni dello stesso dipinto. I ritocchi si evincono in alcune pennellate di colore sovrapposte.

Dissipati i dubbi e messa a tacere la “querelle” resta comunque leggendaria l’immagine di Franca Florio che, con i suoi gioielli, gli abiti e le vicende personali, ha rappresentato un simbolo della bella époque siciliana. 

 

Giovanni Boldini e il ritratto di Franca Florio

 

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