Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Trotula De Ruggiero, sulle tracce di una leggenda

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Non è chiaro se Trotula sia veramente esistita, ma se così fosse è stata certamente una donna rivoluzionaria.

Secondo la scrittrice Dorote Memoli Apicella, autrice del libro Io, Trotula, nacque intorno al 1050 nella cosmopolita Salerno, da famiglia in parte normanna i “De Ruggero” ed in parte greca (la nonna materna, Bisanzia, veniva considerata come una delle prime guaritrici).

Trotula fu una pioniera della medicina, la prima donna medico d'Europa, la prima ginecologa, e rappresentò il punto di congiunzione tra i due mondi contigui: quello pratico delle mulieres salernitanae e quello scientifico della medicina ufficiale della scuola medica Salernitana.

Si narra che grazie alla sua posizione sociale e alla protezione del principe Guiscardo (a cui avrebbe donato alcuni dei suoi possedimenti come contributo alla costruzione del duomo di Salerno) poté compiere studi di medicina, e dopo essere diventata magistra sposò il famoso medico Giovanni I il Plateario con cui operò all'interno della stessa scuola medica.

 

Purtroppo, le fonti storiche sulla prima “medichessa” non confermano questa ricostruzione biografica di Trontula, ma emergono solo notizie frammentarie, ipotesi, e tanti dubbi, che comunque rappresentano l’anima di ogni ricerca, il motore da cui si dipanano strade da percorrere in ogni direzione quando si è spinti dalla sete di conoscenza!  

E quindi, la sua stessa esistenza è stata messa in dubbio, e le opere ad essa attribuite sono probabilmente trascrizioni ripetute nei secoli (almeno fino al XVI secolo) di compendi medici riferibili a vari autori e riuniti solo successivamente in un corpus unico, dato alle stampe nel 1544 a Stasburgo ad opera di Georg Kraut.

Tradizionalmente le vengono attribuiti: il De passionibus mulierum ante, in et post partum" chiamato anche Trotula major, il De ornatu mulierum conosciuto come Trotula minor, e il De curis mulierum.

Gli originali di questi testi sono ormai scomparsi, ma ci sono pervenute circa 120 copie manoscritte e decine di edizioni successive a stampa.

Il Maior in particolare rappresenta il primo esempio di medicina di genere che pone una nuova attenzione al corpo delle donne, trascurato da medici dell’epoca, che reputavano la gravidanza e il parto questioni “da donne”, e parimenti ignoravano le necessità fisiologiche delle proprie assistite, complice il fatto che era vietato ai medici visitare le pazienti.

Queste, d'altronde, per pudicizia non si rivolgevano ai dottori e finivano per trascurare la propria salute.

Certo è che quelli attribuiti a Trotula sono dei testi di straordinaria portata innovativa che contengono concetti rivoluzionari per l'epoca, come l'importanza della prevenzione ed anche alcune “scandalose” scoperte, come quella dell'infertilità maschile (prima l’infertilità di coppia era sempre attribuita a problemi fisici della donna).

Rivoluzionario è anche il concetto stesso di cura inteso come benessere totale della donna che va dalla vera e propria diagnosi e cura delle malattie femminili, all’igiene, e alla cosmesi, ma anche ai consigli relativi all'accudimento dei figli, nel delicato periodo post partum.

Secondo la studiosa Monica H. Green invece i tre testi sono tutti di mano maschile, solo nell'ultimo, quello relativo alla cosmetica si evince l'apporto di una donna, ma non come autrice dell'opera.  

Il nome di Trotula è citato da un narratore esterno che ne racconta l'operato ed alcuni episodi in cui una guaritrice di Salerno si era distinta per le sue conoscenze mediche.

Forse non è certo neanche il nome: Trotula, Trotta, Trota, o Trotte .

Trotula sarebbe probabilmente un diminutivo del nome Trota. E tra la metà dell 'XI secolo e il XIII secolo a Salerno sono state censite almeno altre 80 donne con questo nome di cui 2 come Trotula e delle due una era una bambina.

Il nome era abbastanza comune all’epoca. E nulla ci dice di più sulla esistenza di una Trotula De Ruggiero. 

Insomma, sembra che Trotula sia solo una figura leggendaria, ma comunque importante tanto da dedicarle strade e pietre d'inciampo nella sua città, murales ad opera di artisti del calibro di Jorit, pagine web, e romanzi.

Ma già il solo fatto che il suo nome sia arrivato fino a noi, tramandato per tutto il medioevo, studiato in Europa, e che venga tutt'ora ricordato è indicativo per una donna di quel lontano passato che si è distinta per la cultura e la preparazione in campo scientifico. E, inoltre, che si chiami Trotula De Ruggiero, Trota, Trotta etc. e vivesse ed operasse in una città italiana, Salerno, appunto, una città cosmopolita e culturalmente avanzata, è motivo di orgoglio. 

In fondo è bello pensare che sia esistita per davvero una donna così avanti rispetto al suo tempo, così coraggiosa e testarda da sovvertire quelle convinzioni che limitano l’universo femminile nella sua specificità, cosi brava ad unire il sapere pratico e popolare delle mulieres alla ricerca scientifica. Insomma, è bello pensare a lei come ad una donna rivoluzionaria. 

 

 

 

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