Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La collezione libraria di Melchiorre Delfico

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Il primo libro stampato fuori della Germania fu realizzato nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco. Fu opera di Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz (il primo chierico della diocesi di Magonza e il secondo di quella di Colonia) che avevano appreso la nuova tecnica di stampa da Johannes Fust e Peter Schöffer.

Giunti nel monastero di Santa Scolastica nel 1464 dopo esser fuggiti dal saccheggio di Magonza, impiantarono la prima tipografia sul suolo italiano. Da quei torchi uscì il 29 ottobre del 1465 uno dei primi libri a stampa italiano, contenente tre opere di Lucio Firmiamo Lattanzio.

Questo straordinario incunabolo, assieme ad altri 929 che arricchivano le pareti della casa napoletana del filosofo teramano Melchiorre Delfico (Leognano -Teramo -  il 1° agosto 1744, Teramo il 21 giugno 1835) al civico 57 di via Santo Spirito, raccolti nel tempo attraverso amici e corrispondenti bibliofili, quali il Duca di Cassano, il Selvaggi, Gaetano Melzi, l'Andres, il Marchese Gian Giacomo Trivulzio e il Munter, furono venduti per soli 8000 ducati al Sovrano per incrementare i fondi antichi della appena nata Real Biblioteca Borbonica.

Una copia dell'atto, redatto dal notar Donato Maria Ranieri di Napoli, è conservata nell'Archivio di Stato di Teramo.

Una procedura complessa che dopo il controllo e la valutazione di ogni singolo libro portò alla redazione di un catalogo e al pagamento di duemila ducati alla sottoscrizione dell'atto, mentre per i rimanenti seimila si optò per una dilazione a due anni col sei per cento di interesse.

Più di 900 libri "in culla" abilmente miniati, dalle splendide legature, un tesoro che a Teramo purtroppo non arrivò mai.

 

Pensate che solo il Lattanzio (uno dei novecentotrenta acquistati per un totale di 8000 ducati) fu stimato e pagato Melchiorre Delficoben 900 ducati!

Ma c'è un progetto ambizioso... quei libri devono "tornare" in Abruzzo....

Servirá un lavoro certosino per la redazione di ben 930 schede, ognuna collegata alla riproduzione del colophon a colori e ad alta risoluzione di ogni singolo volume. Schede non solo tecniche, ma, ove possibile, legate alla fonte (collezionista o libraio) di approvvigionamento del Delfico, in uno con il riferimento specifico al carteggio ove menzionata.

Naturalmente andranno aggiunte le riproduzioni anastatiche del catalogo del 1816, nonché quelle dell'atto di vendita assieme ad uno studio del commercio cartolibrario nel Regno e alla figura di Delfico collezionista.

 

 

 

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