Una riflessione sulla condizione umana
Il vivere personale è un brevissimo, infinitesimale tragitto tra due eterni silenzi, corporeità che con la coscienza si dissolve, confondendosi man mano anonima nella materia di questo granellino di sabbia che è la nostra unica, cara Terra, da amare e da custodire con cura appassionata. Essa ci ospita come casa provvisoria nel breve tragitto esistenziale nell’Universo infinito, delle cui leggi fa parte. La Terra gira anche ora vorticosamente a una velocità inimmaginabile intorno ad una stellina, che è il Sole, che gira a sua volta nella giostra dei pianeti e delle stelle e si dissolveranno, Terra e Sole, tra qualche milione di anni nella vicenda della nostra Galassia, una delle molteplici che costituiscono l’Universo, a meno che qualche vicenda astronomica apocalittica imprevedibile, e sempre possibile, non acceleri e produca quella fine o per la Terra qualche follìa atomica o ambientale di questa umanità spesso irresponsabile non renda il nostro pianeta un deserto o un disastro, trascinando nell’estinzione la bella natura e i parenti animali che non c’entrano.
Occorre quindi che ognuno sia responsabile, partecipe, se si tiene alla vita per sè, per i figli, i nipoti, e non si trascorra il vivere come lumachine ‘nel guscio del proprio piccolo vivere’, in quel ‘particulare’ che già nel Cinquecento l’acuto Guicciardini individuava come male profondo del carattere italiano e umano in generale. Il pensiero della morte, inconscio e conscio a diversi livelli, accompagna ogni Persona fino alla fine, che è certa, ma imprevedibile per ognuno, per ognuna, e spiega le azioni ed i pensieri spesso strani e non razionali a livello individuale e collettivo. Saper accettare questa dura condizione e saper vivere con saggezza e umanità il nostro brevissimo tragitto esistenziale è una delle arti più difficili e decisive, da cui dipende il tono, il sapore, la qualità di ogni miracoloso giorno che ci è concesso.
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Gli esseri umani quando nascono e ne prendono poco dopo consapevolezza più o meno profonda (ma sempre dura e drammatica e permanente a livello inconscio), sanno che devono morire, che tutti prima o poi muoiono, che il nostro destino è il ‘nulla eterno’, per dirlo con le due fondamentali parole di Ugo Foscolo nel sonetto Alla sera.