Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Notre Dame de Paris, la storia in fiamme

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Aveva già presagito tutto Victor Hugo nel suo romanzo Notre Dame de Paris. Era il 1831.

188 anni dopo «tutti gli occhi si sono alzati verso il sommo della chiesa e ciò che hanno visto è stato straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in  altro del rosone entrale, c’era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo Sotto quella fiamma, sotto la cupola balaustrata in tagliata a trifogli di brace, due grondaie fatti a fauci di mostri vomitavano senza posa quella pioggia ardente il cui argenteo scroscio risaltava nell'ombra della facciata inferiore».

In poche ore secoli di storia sono andati distrutti sotto gli occhi del mondo che, attonito e impotente, è stato spettatore di quel rogo impietoso.

Non stiamo qui ad interrogarci sulle cause, ma piuttosto a consoliamoci con ciò che resta, pur nella consapevolezza che nulla tornerà più come prima.

«Il tempo è cieco e l'uomo è stolto», aveva ancora scritto Hugo, «se avessimo il piacere di esaminare una ad una le diverse tracce di distruzione impresse sull'antica chiesa, quelle dovute al tempo sarebbero la minima parte, le peggiori sarebbero dovute agli uomini».

 

Famosa per le sue guglie, le 113 vetrate e i giardini che le donarono un’atmosfera misteriosa, la cattedrale di Notre Dame è una delle più antiche chiese in stile gotico della Francia.

Fu costruita nel 1163 per ordine del vescovo di Parigi, Maurice de Sully in un luogo di culto dove già era esistito un tempio dedicato a Giove e la prima chiesa cristiana di Parigi, la Basilica di Saint- Etienne.

I lavori terminarono del 1345 e da allora, nella culla della cristianità francese, la storia ha segnato memorie indelebili: l’incoronazione di Napoleone Bonaparte, la beatificazione di Giovanna d’Arco funerali e matrimoni delle figure politiche più importanti della storia nazionale.

Negli anni della Rivoluzione francese la cattedrale subì gravi vandalismi e la distruzione di immagini sacre. Tornò ad essere di proprietà della Chiesa solo nel 1801, in seguito al Concordato stipulato tra Papa Pio VII e Napoleone Bonaparte, ma il suo decadimento era così avanzato che si pensò addirittura di abbatterla.

Fu anche grazie al romanzo Notre Dame de Paris di Victor Hugo che l'attenzione per il venerando edificio tornò allora a destarsi. Il programma di restauro fu avviato nel 1845 sotto la direzione di Viollet-le-Duc. Al termine dei lavori, il 31 maggio 1864, Notre Dame venne consacrata ufficialmente.

In seguito furono registrati danni minori  durante la Liberazione di Parigi, al termine della Seconda Guerra mondiale. Nella sua storia centenaria, insomma, la cattedrale simbolo di Parigi che detiene un record di visite da circa 13,6 milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo,  ha già vissuto momenti bui, ma l’incendio divampato il 15 aprile del 2019 potrebbe essere quello più devastante in assoluto. Saranno necessari tempi lunghi per poterle restituire l’antico splendore. Questa ora è il nostro augurio, l’unica speranza.

 

 

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

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