Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

‘Adrian’ l’elmetto che salvò migliaia di soldati

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Il leggendario elmetto ‘Adrian’, è una delle tante icone che ha caratterizzato la "Grande Guerra" ed è riconoscibile per il suo stile unico tra l’antico e il nuovo.

Tutt'oggi sono raffigurati su vari monumenti raffiguranti soldati della Prima Guerra Mondiale nei vari paesi che vi hanno preso parte e rappresentano il simbolo non solo di un'epoca, ma anche di coloro che lo portarono, con il quale combatterono e perirono sui campi di battaglia del fronte italiano, lanciati in un disperato assalto contro la trincea nemica o riparati, durante la pioggia di un bombardamento tedesco, austroungarico.

L’introduzione di nuove armi e tecniche di combattimento, evidenziò fin da subito e in maniera del tutto drammatica, la necessità di proteggere la testa dei soldati dai sassi proiettati dalle esplosioni e dalle schegge di granata.

L'affermarsi di un nuovo tipo di combattimento, la guerra di trincea, che provocò subito un gran numero di soldati feriti al capo, convinse gli Stati maggiori degli eserciti belligeranti sull'opportunità di studiare adeguati sistemi di protezione della testa.

L’Italia, che entrò in guerra contro gli Imperi Centrali almeno un anno dopo rispetto alla Francia, nel 1915, militarmente più preparata, non disponeva ancora di un elmetto metallico. Un primo modello venne distribuito nell'ottobre 1915, ideato e costruito dall’ingegner Ferruccio Farina, da cui prese il nome, essendo però di concezione rudimentale, si dimostrò scomodo ed eccessivamente pesante.

Pochi mesi dopo, l'Italia acquistò dalla Francia gli ‘Adrian’, disegnati dall'ingegnere Louise Auguste Adrian, da cui presero il nome, che arrivarono al fronte ancora con i fregi e vernice originali francesi. L’uso sul capo mise in evidenza limiti e pregi del nuovo elmetto cosicché nel tempo la  fabbricazione ebbe tante varianti,

Nel 1916 l'Italia produsse il Mod.16, composto da soli due pezzi, anziché in quattro, in modo che la calotta e le falde fossero tutt’uno. Solo la crestina, fissata alla parte superiore della calotta, era a parte e veniva saldata elettricamente.

L'elmetto ‘Adrian Mod. 16’ rimase in dotazione al Regio Esercito per poco più di quindici anni fino a quando vennero introdotti dei modelli nuovi.

Oggi questi antichi elmi restano esposti al grande pubblico solo sui monumenti della Grande Guerra, simboli della memoria dei Caduti. Cento anni fa salvarono migliaia di vite.

Ogni elmetto possiede una sua particolare storia e un suo nome, a volte segnati per sempre dal proprio soldato con segni indelebili che riportano alla memoria la sofferenza, la paura, l'onore di quei momenti tragici.

 

 

 

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

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