L'Unità d'Italia si fece anche a tavola
L’inventore indiscusso della tradizione culinaria italiana, che diede coesione al confuso “mosaico” delle cucine regionali e pose un argine culturale all’imperante francofilia dei nostri cuochi. Se l’Italia è conosciuta nel mondo anche per la pastasciutta, oltre che per le città d’arte e il patrimonio storico, lo si deve in gran parte al saggio di Artusi La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Pubblicato per la prima volta nel 1891 a spese dell’autore "pei tipi dell'editore Landi", ha contribuito a “fare gli italiani” quanto i libri Cuore, Pinocchio e I promessi sposi. Centomila copie vendute in pochi anni. Cose impensabili per l’Ottocento. E infatti nel 1931 l’ "Artusi" era già giunto a quota 32 edizioni. Con traduzioni in inglese, tedesco e francese. Il manuale raccoglie 790 ricette, dai brodi ai liquori, passando attraverso minestre, antipasti (anzi "principii"), secondi e dolci. Il segreto del successo del paffuto signore romagnolo è l’approccio didattico delle sue istruzioni sulle virtù culinarie, l’igiene alimentare ed il buon gusto.
«Con questo manuale pratico – scriveva - basta si sappia tenere un mestolo in mano.» E ancora: «La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria.» Ma Artusi era anche un fine letterato, che non si limitava ad esaltare l’arte del cucinare e il piacere del mangiare. Di qui gli aneddoti personali, le dissertazioni ironiche e le citazioni dotte dalla Divina Commedia di Dante, in uno stile arguto e conviviale.
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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:
Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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L’Unità d’Italia si fece anche a tavola. E se il torinese Camillo Cavour fu il padre politico del Risorgimento, il toscano-romagnolo Pellegrino Artusi, nato a Forlimpopoli (1920) e cittadino di Firenze, fu l’eroe della gastronomia nazionale.