Le ruberie dei francesi denunciate da Eleonora de Fonseca Pimentel
Il militare in questione era il trentenne Antonio Gabriele Venanzio Rey, giunto a Napoli durante la Repubblica del 1799, notato nei rapporti del Direttorio come un militare bravo, ma anche troppo spesso coinvolto in manovre economiche estorsive nei confronti delle popolazioni passate sotto il dominio francese. Le ruberie dei generali francesi in Napoli, come in altre parti d’Italia, erano note tanto da costringere il governo del Direttorio ad inviare dei commissari, non tanto in difesa della moralità o delle popolazioni defraudate, quanto per assicurare i beni confiscati alle casse della Francia, considerato che buona parte restava nelle mani dei generali. Il Rey era giunto a Napoli con il generale Championnet che, nonostante fosse stimato come persona onesta, lasciava troppa libertà d’azione ai suoi militari, proteggendoli, tanto da finire poi anch’egli compromesso e richiamato in Francia.
Con l’arrivo a Napoli del generale Macdonald, il Rey si affrettò a presentare le sue dimissioni, temendo di essere presto scoperto per l’ultimo ladrocinio. Il 20 marzo di quell’anno il fraudolento generale, forte della sua autorità, aveva sottratto ai cavalieri napoletani le collane d’oro dispensate dalla Corte borbonica. Ma l’estorsorsione non era passata in silenzio: consapevole della sua missione e dei diritti della libera stampa, Eleonora de Fonseca Pimentel, aveva pubblicato la notizia sul Monitore Napoletano del 23 marzo, e nel numero precedente aveva già denunciato un’ulteriore ruberia del generale Duhesme. Sentendosi smascherato il Rey minacciò di censurare il giornale e di carcerare il tipografo Giaccio. La Pimentel allora ricorse al Governo Provvisorio e preparò un nuovo numero del Monitore con una esatta informazione dell’estorsione e delle minacce operate dal francese. Ma l’articolo fu censurato e il foglio comparve solo il 30 marzo, senza dare ulteriore seguito alla cosa. La censura dell’articolo fu giustificata come atto dovuto per impedire il malcontento del popolo. Ma la denuncia della Pimentel non fu inutile, tantomeno placò il suo carattere inflessibile: il Rey smascherato fu costretto a presentare le sue dimissioni e se ne tornò in Francia con Championnet, cadendo in disgrazia, tempo dopo, anche con Napoleone. Inoltre lo stampatore Giaccio non fu imprigionato e il Monitore continuò le sue pubblicazioni senza ulteriori censure. Anni dopo, Benedetto Croce, ritrovò l’articolo della Pimentel nella biblioteca del barone De Gemmis in Bari e non esitò a pubblicarlo, dimostrando l’integrità morale della direttrice, censurata e minacciata dalla falsa democrazia francese.
|
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.205 Gennaio 2026
Miscellanea Letteratura, Storia e FilosofiaGoffredo Fofi, l’intellettuale totale Campate felici! Il diritto alla felicità nella Costituzione còrsa del 1755 Pasquale Paoli e l’illuminismo napoletano I legami storici e culturali di Dracula con Napoli e l’Italia meridionale
Libere Riflessioni Napoli Capitale Europea dello Sport 2026 Chavismo, lezione n.1: Chávez non era un indovino Polemiche inutili sul presidenzialismo Putin e la ricostruzione della grande Russia
Filosofia della Scienza Gli scienziati e il potere politico
Cultura della legalità Riforma della Corte dei Conti: tra accelerazione amministrativa e rischio di minori controlli Vittime innocenti. Gennaio 1946-2014
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 162 visitatori e nessun utente online |



Era il 1947 quando su i Quaderni della Critica Benedetto Croce pubblicava «Una inedita protesta di Eleonora de Fonseca Pimentel del marzo 1799 contro le ruberie e il tentato sopruso di un generale francese».
