Antonietta De Pace, la rivoluzionaria del Sud che lottò per il riscatto sociale
Fu durante la sindacatura a Napoli del progressista Paolo Emilio Imbriani, dopo l’Unità d’Italia, dal 1870 al 1872, che Antonietta De Pace, dopo tante sofferenze nelle prigioni borboniche, lavorò accanto a suo marito Beniamino Marciano in qualità di ispettrice scolastica, attenta in particolare a sostenere l’educazione delle donne, condizione primaria per la loro emancipazione. Educata da genitori illuminati, in una famiglia in cui ciò che vi era tradizionale era il culto della libertà, Antonietta ebbe dai primi anni giovanili uno slancio empatico per i deboli. Nel suo cuore era ben vivi i problemi e le ingiustizie sociali delle classi più povere. In occasione di più viaggi intrapresi con la famiglia, si mostrò profondamente colpita dalla situazione di degrado in cui versavano le campagne del Salento e dalla triste condizione dei contadini dell’Ugento. Il suo era un insieme di rispetto, condivisione ed empatia verso la loro umile esistenza, soprattutto quella delle donne. Da allora il suo patriottismo, il suo amore per la libertà e la Costituzione, il suo sogno dell’Unità si raccordò con l’impegno sociale. Dopo che il sogno dell’Unità si era avverato, dopo aver lottato con altre donne tra cui Antonietta Poerio e Raffaella Settembrini, la De Pace riteneva non concluso il suo impegno e la sua lotta; anzi considerava quel momento quale premessa per l’Unità vera che auspicava concludersi con Roma capitale. “O Roma o morte” lo considerò davvero il suo imperativo, dopo che anche il Veneto fu annesso all’Italia con una guerra durante la quale aveva perso un nipote carissimo. Per tale obiettivo irrinunciabile e fondamentale la De Pace fu arrestata anche dalla polizia pontificia, ma il 20 settembre 1870 poteva ritenere realizzato il suo sogno, quella missione a cui aveva dedicato una vita intera in relazione all’Unità d’Italia con la Costituzione e Roma capitale. Per quel sogno nel 1848 aveva scavalcato le barricate di Napoli in nome della libertà, il suo anelito era quello di doversi lanciare “contro le barricate costituite dall’ignoranza e dalla scarsa cultura della gente, soprattutto femminile”, come scrive lo storico Rino Duma. Un’altra liberazione le stava a cuore, la liberazione dalle catene interiori che solo la cultura può vincere. “Abbiamo sconfitto e cacciato i Borbone, ora tocca annientare un nemico più subdolo e resistente che è presente in ognuno di voi.Dovete combattere una guerra dentro voi stessi, per vincere la quale è opportuno che vi dotiate di un’arma infallibile: l’istruzione. Non delegate mai ad altri, ciò che spetta a voi di fare”. Antonietta De Pace, insieme ad Antonietta Poerio, si fece interprete delle tante istanze che pervenivano al marito Beniamino, assessore della Pubblica Istruzione a Napoli durante la sindacatura di Paolo Emilio Imbriani.
Tante erano state le sofferenze patite per la causa della libertà e gli anni avevano segnato il suo fisico. Antonietta non era più quella donna tanto bella ed inquieta ritratta dall’artista napoletano Francesco Stagliano, con quello sguardo serio e velato di malinconia, dipinto conservato nel Museo Civico di Gallipoli. Le sue condizioni peggiorarono in seguito ad una grave polmonite. Neanche l’aria di Portici, sua residenza estiva, le furono di beneficio. Morì all’alba del 4 aprile 1893. Alle sue esequie parteciparono, oltre alle istituzioni, le associazioni garibaldine, quelle operaie, tante fanciulle e donne grate ad Antonietta De Pace per aver guardato con occhi lungimiranti e speranzosi alla condizione femminile.
Bibliografia:
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Antonietta De Pace (Gallipoli - 2 febbraio 1818 - Portici - 4 aprile 1893) fu una delle donne che, accanto alla lotta per la libertà e la Costituzione, dedicò la sua esistenza all’ emancipazione della condizione femminile, all’istruzione pubblica ed al miglioramento delle condizioni di vita dei contadini e degli operai.
Lavorò instancabilmente per il riscatto sociale dei più deboli e per l’emancipazione della donna fin quando le sue forze glielo permisero.