Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Trani 1799. Il sogno infranto della Repubblica

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Relativamente agli avvenimenti di Trani del 1799, (v. lapide commemorativa) c’è stato chi ha tentato di trattarne isolando l’epilogo dal contesto degli antefatti, dei fatti , scrivendo solo del pur evitabile , triste epilogo in maniera pregiudizievole e parziale . Il presente scritto , invece, mira a fornire un contributo storico serio, documentato facendo soprattutto riferimento agli storici locali che se ne sono occupati

Giovanni Bovio dedica una bella lirica alla sua Trani il cui incipit fa riferimento al 1799:

"Salve o Trani! Nel 1799 generasti i martiri che sui patiboli consacrarono la libertà."

Chi erano questi martiri e cosa successe a Trani nel 1799?

Giuseppe Poli ci fornisce un quadro completo riguardo a quegli avvenimenti di cui furono protagonisti quelli che definisce tanti “sognatori” tra cui i primi furono ”i fratelli De Felice e Lomanto, Saverio e Franco Laghezza, Nicola e Domenico Trevisani, Gennaro Valentini, Giuseppe e Lorenzo Forges, Francesco Pace, Vincenzo Gaeta, il poeta Azzaroli , il domenicano Acquaviva , i benedettini Tranfo e Santacroce, i canonici Medrano e Gadaleta, Tommaso Tritta, Francesco Assenzio ed alcuni altri figure di un certo spessore culturale“.

Il 3 febbraio del 1799, dopo che due giorni prima era giunta a Trani la notizia della proclamazione della Repubblica Napoletana, tali cittadini di idee liberali e favorevoli alla Repubblica s’insediarono nel palazzo comunale e, innalzate le bandiere Repubblicane, l’inizio della Repubblica fu salutata da manifestazioni di giubilo con distribuzione di coccarde tricolori.

Il Governo provvisorio fu formato da Giuseppe Forges Davanzati, Giuseppe De Felice, Francesco Assenzio e Cataldo Lomanto, tutti successivamente massacrati il lunedì di Pasqua del 25 marzo 1799 nel corso dei giorni più feroci e sanguinosi della reazione.

Il 5 febbraio i fratelli De Felice insieme a Vincenzo Gaeta, Giuseppe Poppalettere , padre Luigi Acquaviva e i frati benedettini Benedetto Trampi e Erasmo Santacroce, piantarono in Piazza S.Francesco l’Albero della Libertà.

Al Governo Provvisorio di Napoli si mandò il seguente messaggio di adesione al nuovo corso politico.

Trani il 13. Giorno del primo anno della Repubblica Napoletana.

A' Cittadini rappresentanti la Repub. Napolitana, (Napoli)

Cittadini Rappresentanti

Deputati noi Cittadini Tranesi a rappresentare la Patria ed a manifestarne i sentimenti, ci facciano primo dovere l'indirizzarci a Voi, tanto degnamente prescelti a rappresentare la Repubblica nascente. Al dono prezioso della Libertà, che viene a farci l'invitta Repubblica Francese, non potevano essere insensibili le nostre anime, che sanno concepire, ma non diffinirne l'inestimabil valore. Appena ne cominciammo a sentire l'aura benefica, che ci preparammo i mezzi di mostrarcene degni. L'autorità del Tribunale della Provincia qui residente, e quella del Castello rendemmo destramente precarie, per farle poi cadere, come è avvenuto del tutto, cedendo il luogo al Governo Civico, che ha preso tutto il tuono. Abbiamo intanto la soddisfazione di vedere i felici progressi, che il nostro esempio fa nella Provincia, ed attendiamo con trasporto il momento, che vi giunga il Commissario, che ci verrà spedito per veder l'opera perfezionata. Il vero spirito patriotico, che ci anima; l'entusiasmo Repubblicano, che c'innalza, le infrante catene, che guardiamo con orrore, saranno le nostre guide, e speriamo, ci renderanno degni della vostra considerazione. Vivete felici alla Patria comune. Libertà ed eguaglianza.

Cittadino Giuseppe Forges Davanzati Deputato. Cittadino Giuseppe de Felici Deputato. Cittadino Francesco Assenzio Deputato. Cittadino Cataldo Lomanto Deputato.

Il sogno durò brevissimo tempo . La reazione dei borbonici fu subitanea e una banda di facinorosi ,nella notte tra il 5 e 6 febbraio, armati si mossero , capitanati dall’orologiaio Gennaro Filisio, facendo in pezzi l’albero , le bandiere, occupando il Castello e il Fortino ed innalzandovi le bandiere borboniche.

Fu “un tripudio selvaggio ed un impeto dissennato“ di soggetti che lo storico Giuseppe Poli definisce “assetati di sangue e ingordi di ladroneria “.

Tale Filisio formò una sanguinaria fazione potente di personaggi che, “ fugati dalla cosa pubblica i buoni e gli onesti”, con vari “ fuggitivi di galera” e sbandati del disciolto esercito borbonico , “si resero padroni di tutto e dominarono l’ambiente”.

Trani già poteva annoverare tra i primi martiri il sacerdote don Antonio Moscatelli che si era ribellato all’oppressione dei notabili borbonici già nel 1797 e fu tra i primi a inalberare il vessillo Repubblicano a Castel S. Elmo in Napoli il 21 gennaio, combattendo e soccombendo da eroe il giorno seguente.

Durante le concitate ore della reazione, come riporta il manoscritto del teologo Tommaso Perna, 37 liberali furono arrestati in poche ore e di loro sedici subito ammazzati: otto erano uomini di Chiesa.

Dopo queste prime giornate convulse dal 3 al 6 febbraio, per un mese non accadde niente di rilevante tranne ruberie varie a danno dei proprietari. Sul feroce Gennaro Filisio, capo dei malfattori e dei reazionari, si dilunga Ferdinando Lambert, storico locale, che secondo quando asserisce Giuseppe Poli, attinse alla Relazione sincrona ed ufficiale del teologo Tommaso Perna sui casi di Trani dal 25 dicembre 1798 al maggio 1799.

Su un particolare episodio il Lambert si dilunga particolarmente al fine di dimostrare la ferocia del capo della fazione Gennaro Filisio: l’assassinio delle famiglie Bonarte e Ratti, dovuto all’odio di carattere personale verso quelle famiglie , “ sacrificate al suo odio personale verso i malcapitati.”

Pur avendo in mano la città , i reazionari legittimisti borbonici cercarono di mettere da parte tali facinorosi e violenti ad iniziare dai primi giorni del mese di marzo, ma la fazione potente guidata da Filisio “ ebbe cura di disarmare tutt’i buoni cittadini e i timidi e di armare tutt’i facinorosi e violenti”.

Furono quei giorni di marzo quelli del strage dei liberali e di disordini mirati alle ruberie e al saccheggio delle proprietà. Un altro storico Nicola Pellegrino scrive testualmente:

“La parte Repubblicana era rappresentata da pochi coraggiosi della borghesia intelligente che aveva contro tutti coloro che avevano da temere da un sistema di privilegi: nobiltà , clero, impiegati regi, i quali tutti , con l’aiuto dei soliti facinorosi inviati da Ruffo, dal De Cesare, soffiavano nei pregiudizi della plebe ignorante, asservita da secoli di servaggio e carezzati dai Borbone.  A questo si aggiungeva la diffidenza che la plebe nutriva verso i Repubblicani, proclamanti eguaglianza …”

In tale clima vi fu l’assassinio di un più che innocente Don Nicola Lomanto e la fucilazione di un prete pur egli incolpevole , Casulli Luigi Pasquale di Putignano, su ordine dello stesso Filisio Durante tutto il mese di marzo Gennaro Filisio ordinò l’arresto di preti , nobili e liberali che furono rinchiusi in vari palazzi.

Ferdinando Lambert scrive che il fine di tale eccessi del marzo 1799 fu per rubare, non per altra causa e che tutti i facinorosi guidati dal Filisio erano di pessima vita, e “ capaci di commettere maggiori delitti, perché ferini di cuore per natura, e da tutti vengono reputati tali”.

Il 25 marzo 1799 trentuno liberali furono massacrati e di essi – precisa il Lambert- “ solo 23 nomi si sono potuti raccogliere dalle cronache , dalle tradizioni dai frammenti … mentre gli altri si sono smarriti e travolti nella notte dell’ignoto, sicchè per questi neanche un rimpianto, né una memoria che tutto registra, ha potuto raccogliere: nulla di nulla.

Oggi i nomi di tali 23 martiri sono incisi sulla lapide di Piazza della Libertà in Trani.

Dal 26 al 29 marzo vi furono altre vittime, non tanto perché fossero liberali ma in quanto ormai vi era da parte di tale fazione cruenta un’anarchia saccheggiatrice, che lo storico Giuseppe Poli sintetizza in tal modo:

“Per la sua durata e per le sue forme molto cruente che caratterizzarono il comportamento dei suoi capi, l’anarchia della plebaglia tranese si distinse come un movimento di rivolta non solo contro i “ giacobini”, ma anche contro i gruppi di potere locali”.

Il generale francese Broussier fu inviato da Napoli a capo dell’Armata di Puglia e con la legione guidata dal Conte di Ruvo, Ettore Carafa,  per riconquistare le città ribelli. Dopo la riconquista di Andria e Barletta, invitò per ben otto volte la città ad arrendersi. Le richieste furono celate alla popolazione dai più facinorosi che nei giorni successivi, dal 25 al 29 marzo, avevano assalito le prigioni del castello e massacrato i liberali ivi detenuti.

Il 30 marzo le truppe repubblicane giunsero presso le mura di Trani e l’indomani fu rinnovato inutilmente l’invito alla resa. La mattina del 1° aprile i repubblicani assalirono Trani. La città fu incendiata e quasi del tutto distrutta.

Il giorno successivo, il 2 aprile, il generale Broussier con un suo proclama concesse il perdono a tutti gli abitanti ad esclusione dei responsabili dei massacri fatti nel Castello e nelle carceri della città.

Fu anche ripiantato l’albero della Libertà. In merito alla sorte del Filisio, egli fu arrestato e fucilato.

I francesi, richiamati a Nord dal generale MacDonald, lasciarono presto la città e quando, il 16 maggio ,giunse la squadra navale russa comandata dall'ammiraglio Micheroux, l’albero della libertà fu abbattuto ed incendiato.

La vicinanza delle truppe del Cardinale Ruffo contribuì a spegnere del tutto ogni proposito Repubblicano in una città oramai duramente provata.

 

Angelo Martino

 

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