Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Eleonora vince nella piazza dei carnefici

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Le immagini del 20.08.2013Cara Eleonora Pimentel Fonseca,

un tiranno ha voluto la tua ignobile morte insieme ad altri martiri il 20 agosto 1799, ma hai vinto.

Quella società di privilegi sociali dell’antico regime è morta. Tu hai fortemente interiorizzato, tanti anni prima che se ne occupassero altri grandi politici, filosofi, giuristi e scrittori, oltre a quelli che hai conosciuto, che una società fondata sulla tirannia del potere assoluto e sulla disuguaglianza fosse da considerare ingiusta e inaccettabile.

Essa riservava beni, gioie, lussi, piaceri e raffinatezze artistiche solo ad alcuni, lasciando alla maggioranza solo il lavoro, la grossolanità e l’ignoranza beata del gregge ubbidiente.

Eppure eri nobile, potevi godere del tuo status e sapevi che la plebe giudicava legittimo il proprio status di inferiorità che le appariva naturale, quasi quale un ordine immutabile della natura.

Ma tu hai intuito che una società democratica con i concetti basilari di libertà e uguaglianza sarebbe stata inesorabilmente parte integrante del mondo a venire e che la repubblica sarebbe stata più consona a coniugarsi con i concetti di libertà e uguaglianza.

Hai compreso, carissima Eleonora, che quella che oggi chiamiamo democrazia avrebbe prima o poi trionfato e ciascun cittadino ( questo termine che amavi tanto) avrebbe considerato naturale il proprio diritto e dovere civico, sia in relazione alle libere associazioni che ci avrebbe fortificati di fronte ad eventuale imprese dispotiche del tiranno di turno sia in termini di libera coscienza religiosa.

In relazione alla coscienza religiosa ti sembrava primaria fonte di ogni grandezza morale che il cattolicesimo dovesse naturalmente porsi quale alleato della libertà e dell’uguaglianza.

Già perché le gerarchie ecclesiastiche, che si erano inventate quell’assurdità del papa re contravvenendo ai principi basilari del Vangelo, provavano ripugnanza nel vedere tutti gli uomini liberi e uguali.

Dovevano per loro essere uguali solo davanti alla legge divina. Ma dopo gli anni, i brevi anni che hai vissuto, dopo circa cinquant’anni dal tuo estremo sacrificio i cittadini, in tanti Stati e Nazioni d’Europa, sono insorti rivendicando non solo libertà e uguaglianza, ma anche la Repubblica, quel sogno di Repubblica che ti è stato tanto caro e nel contempo ti è costato tanto caro.

La tua forza di spirito ti aveva condotto ad una visione giusta del cammino della storia. Avevi scritto in maniera chiara che la libertà avrebbe comportato libero arbitrio, la libertà di scelta di ciascuna persona, un potere morale sul proprio destino, un diritto e dovere a prendersi cura del proprio destino.

Amavi la libertà considerandola quale essenza della tua coscienza, quale principio dell’essere morale e della dignità umana, quale intima legittima e santa passione, inscindibile dalla stessa verità.

E un’ altra passione potente infiammava il tuo animo: l’uguaglianza che avrebbe spezzato le catene della sudditanza di un uomo da un altro uomo che stava sopra di lui.

Tu, aristocratica de Fonseca, hai desiderato un’aristocrazia alternativa: quella dello spirito, dell’anima contro il dispotismo di ogni re e papa re. Non potevi accettare il potere illimitato di un singolo individuo, un vero insulto alla natura umana, Borbone o despota con qualsiasi altro nome. Sapevi bene, invece, che la natura umana si esalta tramite la virtù repubblicana.

Uno scrittore contemporaneo ha immaginato che, rivolgendoti a Vincenzo Cuoco, scettico riguardo all’accoglimento dei vostri ideali da parte della plebe, tu replicasti con decisione - " Ma bisogna abituare il popolo alla Repubblica ! All’idea che la Repubblica è mille volte meglio di quanto c’era prima ! Se ci mettiamo subito a criticare , spegniamo ogni entusiasmo e Dio sa se ne abbiamo bisogno."-

Rispondendo con tanta passione e ardore a coloro che pur nei tempi attuali pensano incomprensibilmente che siete stati dei collaborazionisti dei francesi e a quelli che hanno evidenziato che eravate intellettuali distanti dal popolo, mi piace immaginare il tuo grido in tal modo:

“Vivevamo in un mondo di dominio di tiranni , di papa che si arrogavano il diritto a voler governare quali “papa re”, di uomini che avevano ingiusti privilegi ereditari e li difendevano con esecuzioni sommarie e noi abbiamo lottato per la libertà e l’uguaglianza, quei concetti universali che adesso vi sembrano naturali, ma quanti sacrifici innocenti di martiri per quei valori di libertà e uguaglianza che si realizzano solo quando gli uomini riconoscono la libertà dell’altro trattandolo nel modo in cui loro stessi vorrebbero essere trattati”.

E’ vero, Eleonora, coloro che si dichiaravano sanfedisti avevano dimenticato consapevolmente che, oltre alla salvezza eterna, Gesù aveva indicato una società alternativa a quella dei suoi tempi, differente, adulta, gradevole, una società umana, fraterna, completamente diversa in cui i concetti di libertà e uguaglianza sono le premesse per la dignità di ciascun uomo, congiunti con l’affermazione dei diritti inalienabili di ciascun essere umano.

 

Angelo Martino

 

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