Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Eleonora non muore

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Alle schegge di un sogno infranto. All’angoscia di una morte annunciata.

Ai come ed ai perché. Al tempo che scorre veloce senza passare mai.

All’ultimo caffè per ricordare la vita.

A te Eleonora, disperata e forte.


 

 

 

 

 

Impietosa plebe, ricca di  miseria.

Assetata del sangue di chi libertà ti offriva.

Schiava resterai.

Ama il carnefice che giammai ti ha amata.

A fame e miseria ti aveva piegata.

Le ricchezze per lui, i fasti più grandi.

Nell’ignoranza tu serva, piegata ai potenti.

Matrigna ti sarà questa terra natia.

Torbide  acque abbevereranno il tuo spirito.

Patria da amare mai non avrai.

Plebe e non popolo mai diverrai.


Impastata nel fango, bruciata nel fuoco.

Serva nei semi,  nel senno del dopo.

Laida plebe senza memoria.

Gli ignavi tuoi figli usati cadranno.

I nostri alberi liberi rifioriranno.

Linfa e speranza tu non avrai.

Mille e più stragi tu soffrirai.

Per il martirio dei nostri innocenti.

mai pace avrai ai tuoi patimenti.

Pena per noi quel sogno stroncato.

Corone di spine trafiggeranno il  tuo capo.

Obliata sarai tra gli uomini liberi.

Indegna di patria che conoscer non puoi.


Altari nel cuore, il trionfo più vero .

Degli uomini liberi saremo la luce.

Le nostre catene le abbiamo spezzate.

Siam liberi infine. Imperituri eroi.

Eleonora non muore. I morti siete voi.

 

 

Antonella Orefice

 

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