Rita Levi Montalcini e gli italiani “brava gente”
Scopriremo che Rita Levi Montalcini riteneva attuale “essere antifascisti”: «Significa mantenere vivi quei valori che si stanno perdendo da parte dei revisionisti. Oggi non c’è da opporsi a una persecuzione, a una privazione della libertà come avveniva sotto il fascismo. Antifascisti dovremmo esserlo tutti. Purtroppo non è così. Il fascismo è stato la distruzione di tutti i valori morali. Un revisionista per esempio è lo storico Renzo De Felice. Per lui siamo stati tutti uguali, tutta brava gente, tanto vale passare una spugna su tutto.
Un momento: io dico no, ci sono i bravi e i cattivi. Primo Levi è stato formidabile nel denunciare il revisionismo. Le cose vanno ancora peggio in Francia. De Felice afferma che l’Italia è fuori dall’ombra dell’olocausto. Non è affatto vero. Sono amareggiata da queste affermazioni. Oggi, nel 1988, antifascismo è avere dei principi etici».
E sul pericolo di razzismo, così si esprimeva: «Il razzismo è sempre in agguato. In molte parti del mondo si assiste a persecuzioni non diverse da quelle che abbiamo avuto in Europa mezzo secolo fa. Ci sono ritorni di antisemitismo, persino in Italia. Tutto ciò denota un basso livello di valori etici. I razzisti sono persone frustrate, che pensano di rivalersi perseguitando persone che ritengono inferiori. Questi rigurgiti del passato non mi toccano, ma mi addolorano».
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Rita Levi Montalcini non fu solo una straordinaria scienziata. Lei che aveva conosciuto l’infamia delle leggi razziali e nel 1938, da giovane ricercatrice, era stata costretta dal regime fascista ad emigrare in Belgio, per tutta la vita riservò una parte del suo impegno alla politica e alla riflessione etica. Piero Banucci, su «La Stampa» del 31.12.12, ha proposto un’intervista inedita risalente al 1988. Vale la pena rileggerne alcuni brani.