L’ultimo caffè di Eleonora
Era il 20 agosto del 1799, quando Padre de Fortis dei Bianchi della Giustizia l’accompagnò con passo solenne nella Cappella della Sommaria nel Castel Capuano. Nel silenzio assordante dell’anticamera della morte, lacera, stanca, ma con un’incrollabile fermezza di spirito, Eleonora de Fonseca Pimentel si preparava all’ultimo atto. Accolse nel cuore il conforto del sacerdote, le preghiere, l’estrema speranza: forse Dio esisteva davvero, forse quei giri vorticosi facevano parte di un preciso disegno. Doveva accadere tutto questo, doveva esserci una ragione. Il profumo di quell’ultimo caffè la riconduceva alla vita passata, un susseguirsi di immagini vivide riaffioravano nei pensieri. Sorso dopo sorso riassaporava giorni ormai lontani, ingoiando nostalgia, dolore, rassegnazione. Lo bevve lentamente, mentre il tempo divorava quelle ultime ore. Si rivide bambina a saltellare gioiosa in quel dedalo di viuzze dei Quartieri Spagnoli dove il sole faticava ad entrare, con lo sguardo perso tra i colori della frutta ammassata sui banchi, gli odori dei cibi cotti, il formicaio di gente operosa e ciarliera, e poi la passeggiata verso il mare, l’azzurro terso del cielo, la brezza estiva, lo sciabordio delle onde sulla ghiglia delle barche e quell’infinito sciame di pensieri lasciati alla deriva. Riavvertì il profumo della salsedine, il calore del sole sulla pelle. Era intrisa di vita quella città destinata a divenire la sua, quel popolo che oscillava tra il lusso sfrenato della nobiltà e la miseria dei lazzari. Trasudavano di storie secolari i meandri più oscuri, aggrovigliati tra resti di mura greche e torri aragonesi. Il sangue di San Gennaro scorreva fluido nei legami ancestrali e il cono fumante del Vesuvio confortava la fuliggine dei focolari più miseri, quelli dei bassi, dove la vita era una quotidiana lotta alla sopravvivenza. Di Roma non conservava ricordi se non la data di nascita: il 13 gennaio del 1752 a via Ripetta. Quando con la sua famiglia di origini portoghesi si erano trasferiti nel cuore di Partenope, lei aveva appena otto anni e questa città già da tanto era ridivenuta una capitale: nel 1734 Carlo di Borbone aveva riportato lustro ad un Regno che, nella sua estensione dalla Campania alla Sicilia, rappresentava una potenza politica a livello europeo. Il paradosso tedesco
Provo allora a discorrere in termini paradossali dell’attuale stato dell’Unione Europea. Supponiamo che in tempi brevi i Paesi mediterranei e poco virtuosi della Ue riconoscano finalmente – e in modo esplicito – la superiorità non solo economica, ma anche politica, culturale e istituzionale della Germania. Una grande bandiera bianca innalzata da francesi, italiani e spagnoli in primo luogo, e poi da greci, ciprioti, portoghesi etc. Una resa completa e senza condizioni, di quelle che ai tedeschi sono sempre piaciute tanto nel corso della loro storia. In questa rinnovata Canossa le nazioni “sudiste” si genuflettono di fronte al colosso teutonico e ammettono una volta per tutte che, da sole, contano niente. Pazienza se la Francia - che è un ibrido Nord-Sud – storce il naso colpita nel suo celebre senso di “grandeur”. E pazienza se gli inglesi se ne stanno alla finestra con un occhio rivolto al vecchio continente e l’altro agli Usa. In fondo è ciò che hanno sempre fatto e tuttora continuano a fare. Non solo bandiera bianca, ma pure carta bianca a politici, banchieri e magistrati di Berlino. A loro, in toto, il compito di dire cosa dobbiamo fare per rimetterci in riga. La Germania, che già ora è circondata da un anello di Stati satellite in piena sintonia con le sue direttive, diventa la padrona dell’Unione. Il governo comunitario resta nominalmente a Bruxelles, mentre Roma, Madrid e il resto conservano – sempre nominalmente – il ruolo di capitali. Giovanna II, l’ultimo battito romantico del trono napoletano
Con la sua morte si chiuse definitivamente la stagione angioina e si spense l’ultima voce femminile a reggere il trono partenopeo. La sua scomparsa segnò un passaggio di epoca: dopo di lei, nessuna donna avrebbe più governato il Regno di Napoli. Giovanna II regnò dal 1414 al 1435, attraversando uno dei periodi più instabili della storia del Mezzogiorno. Il suo governo fu costantemente messo alla prova da pressioni interne, ingerenze straniere e da una corte attraversata da figure che ne condizionarono profondamente la politica. Nonostante ciò, la sovrana riuscì a mantenere il controllo del trono per oltre vent’anni, un risultato tutt’altro che scontato in un contesto segnato da rivalità feroci e continui rovesciamenti di alleanze. Tra i protagonisti della sua corte spiccano: Pandolfello Alopo, favorito e gran camerario, la cui rapida ascesa si concluse con un assassinio orchestrato dai baroni, Giacomo II di Borbone-La Marche, marito della sovrana, che tentò di impadronirsi del regno, e Sergianni Caracciolo, il consigliere che per anni dominò la scena politica napoletana fino alla sua eliminazione nel 1432. Attorno a questi uomini si costruì la narrazione di un regno fragile, ma la capacità di Giovanna II di sopravvivere politicamente a ciascuno di loro racconta una sovrana più solida di quanto spesso si creda. La regina seppe muoversi con abilità tra le grandi potenze europee, oscillando tra il sostegno angioino e quello aragonese a seconda delle necessità del momento. Leggi tutto: Giovanna II, l’ultimo battito romantico del trono napoletano Machiavelli, un repubblicano democratico
Nella seconda metà del Novecento l’affaire Machiavelli ha avuto sviluppi su questioni meramente erudite. Emblematica è stata la querelle tra Gennaro Sasso, che ha interpretato Machiavelli come un filosofo e pensatore politico a tutto tondo e dall'altra parte Michele Martelli il quale ha incardinato l'attività di Machiavelli come un uomo politico pratico, dove la sua attività intellettuale è stata ancillare a quella pratica. Se le ricerche filologiche hanno per un certo periodo di tempo assopito le astratte opinioni teorico-filosofiche, ad oggi il filologismo è stato assunto come metodo per dare un'analisi interpretativa di carattere filosofico politico dove si incontrano e scontrano diverse interpretazioni. Gli studi che necessitano di particolare interesse sono quelli di Gaetano Lettieri, storico del cristianesimo, che nei suoi studi su Machiavelli (Nove tesi su Machiavelli) lo descrive come interamente votato alla causa politica della famiglia Medici, in modo particolare dei papi Leone X prima e il cugino di quest'ultimo Adriano VII. Teorizzando ciò Lettieri è molto vicino alla tesi di Paul Goldman (From Poliziano to Machiavelli. Florentine humanism in the High Renaissance). Quest'ultimo sostiene che Machiavelli sia stato un “repubblicano ambiguo”, pronto a conformarsi al potere religioso dei Medici con lo scopo di poter essere utilizzato dal cardinale Giulio dei Medici. Maria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento
Interpretando e parafrasando quanto hanno scritto, si potrebbe affermare che un romanzo ha tanti significati quanti lettori, perché ciascuno può ripensarlo o viverlo in maniera diversa. Una simile visione è consona ad introdurre una recensione di Maria. Storia di un’anima nella Napoli dell’Ottocento (Napoli, Editoriale Scientifica, 2026), scritto da Antonella Orefice. Ella è una saggista che ha imperniato la propria produzione scientifica attorno alle dinamiche storiche del regno di Napoli e delle Due Sicilie, ponendo attenzione privilegiata alla Repubblica Napoletana del 1799, all’assolutismo borbonico, alla giustizia criminale. Le sue ricerche si sono contrassegnate per il ricorso al materiale archivistico e l’attenzione alla microstoria. Anche il suo ultimo studio si pone sulla scia degli anteriori in fatto di tematiche e metodologia, poiché Maria copre il periodo dal Settecento riformatore fino alla ristrutturazione urbanistica di Napoli nota come ‘risanamento’ nell’ultimo ventennio del secolo XIX, è ambientato quasi esclusivamente a Napoli (fatta eccezione per alcune pagine collocate nel contado rurale), si basa in buona misura su fonti archivistiche ed è un tipico testo di microstoria. La novità sta nella scelta della forma del romanzo-saggio, che è un misto d’ambedue i generi. Leggi tutto: Maria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento
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Nuovo Monitore Napoletano N.211 Luglio 2026
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Castel Sant’Elmo era contornato di stelle. Lo scorse da subito nel Compianto su Cristo morto di Rubiales sull’altare maggiore.
A volte i paradossi sono più utili degli argomenti di senso comune per comprendere la realtà circostante. Vengono infatti spesso usati nella scienza e in filosofia, poiché nel paradosso il ragionamento può esprimersi con una certa libertà infischiandosene di limiti, regole e paletti. Aiutano, inoltre, a trascurare il vero corso degli avvenimenti proiettando la mente in una dimensione che è tutta sua, libera da costrizioni esterne.
Nel febbraio del 1435 Napoli salutò Giovanna II d’Angiò-Durazzo, Regina di Napoli, Signora di Capua, Duchessa di Durazzo, Contessa di Gravina e Principessa di Taranto.
La fortuna sugli scritti di Machiavelli ha avuto una crescente diffusione sin dai primi decenni successivi alla sua morte, avvenuta nel giugno del 1527, in cui si ebbe l'inizio dell'interpretazione di due nozioni e decodificazioni antitetiche: "machiavellismo" e “antimachiavellismo”, categorie che poi si sono protratte fino all'Ottocento.
Un grande scrittore quale Jorge Luis Borges ed un grande critico letterario come Umberto Eco osservarono, in tempi e modi differenti, che per ogni opera della letteratura esistono potenziali diverse letture.