Considerazioni sul convegno: “New Routes for Growth”

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Il 12 novembre si è tornato a parlare di imposta patrimoniale. In una conferenza indetta dal Financial Times a Milano sul tema: “Nuove rotte in Italia per la crescita”, è intervenuto il Presidente del Consiglio Monti al quale sono state poste domande riguardo la possibilità di introdurre in Italia un’imposta patrimoniale.

Sull’argomento, è intervenuto il ministro  dello Sviluppo economico, Corrado Passera che ha detto: «Le tasse sono troppe per chi le paga. Devono essere riorganizzate per premiare i comportamenti buoni. Ho in mente - ha aggiunto - un premio fiscale per le imprese che innovano, che si internazionalizzano, che consolidano la loro posizione.

Dopo la fase di emergenza, bisogna pensare al futuro». “Monti non ha annunciato la patrimoniale” ha riferito una precisazione intervenuta da Palazzo Chigi: «il Presidente del Consiglio Mario Monti - si legge nella nota - non ha affatto annunciato un intervento di tassazione sui patrimoni.

Dopo aver precisato di non essere pregiudizialmente contrario ad una modesta tassazione generalizzata del patrimonio, il Presidente - spiega ancora Palazzo Chigi - ha ricordato il contesto in cui il governo ha operato e i vincoli alle scelte in materia di imposizione fiscale, in particolare la mancanza di una base conoscitiva sufficientemente dettagliata e la necessità di evitare massicce fughe di capitali all'estero.

“Non essendo perciò realizzabile una tassazione generalizzata del patrimonio” - si legge ancora nella comunicazione – “il Governo nel dicembre 2011 è intervenuto, con l'approvazione di tutti i partiti della maggioranza, su varie componenti della ricchezza patrimoniale separatamente, con un risultato effettivo in qualche modo paragonabile”.

Conclusione: il governo Monti è contrario ad un’imposta patrimoniale.

Va comunque ricordato che il governo Monti nello spiegare il suo programma alle Camere, aveva precisato che l’azione di  governo si sarebbe ispirata a criteri di: rigore ed equità. Che vi sia stato del rigore è fuori di dubbio, la riforma delle pensioni è la riforma che penalizza maggiormente i lavoratori italiani, costringendoli ad una  permanenza al lavoro che è  la più lunga rispetto a tutte le altre nazioni europee.

 

D’altro canto quando si trattava di far pagare le tasse a chi ha di più, si trovano giustificazioni del tipo: i capitali scappano all’estero, non abbiamo informazioni per conoscere la ricchezza degli italiani.

Va inoltre osservato, che prima di Monti, il  governo Berlusconi, con il contributo di Tremonti e Brunetta,  aveva, già proceduto al congelamento  per due anni, degli   scatti di anzianità dei dipendenti pubblici.

Va precisato, che  diversi anni fa gli scatti di anzianità erano biennali, ma su iniziativa dei passati governi e con la “concertazione” dei sindacati si era arrivati all’accordo di rallentare  gli scatti di anzianità trasformandoli da biennali in quinquennali, questo allo scopo di raffreddare  l’inflazione e di contenere il deficit pubblico.

Con il Governo Berlusconi, gli adeguamenti stipendiali avvengono dopo sette anni, ed i contratti degli statali dal 2006 sono stati azzerati in quanto non più aggiornati all’inflazione, che tra l’altro proprio in questo anno è salita al 3,5%.

Viene da chiedersi se la domanda è scesa a livelli tali che una recessione del genere non si ricorda dal ’29 come pensa il Governo Monti ad una crescita deprivando completamente il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici? Si potrà obiettare che questo provvedimento viene usato contenere il  deficit pubblico.

Ma viene da chiedersi come pretende questo governo di migliorare le entrate, escludendo l’applicazione di un’imposta patrimoniale? In un precedente articolo avevo spiegato che il patrimonio privato in Italia è di circa 9.000 miliardi. Non ci vuole molto per capire che con una tassazione del 10% sui  grandi patrimoni privati superiori ai 500 mila euro si potrebbe riportare il rapporto defit/PIL al 60%, invece dell’attuale 126 %.

Viene da chiederci questo governo che aveva promesso rigore ed equità, ha usato molto rigore nella riforma pensionistica ma nessuna equità nei confronti della tassazione dei grandi patrimoni.

Alla prova dei fatti questo governo è forte con i lavoratori  e debole con i possessori di grandi patrimoni. Non facendo una patrimoniale l’Italia non riuscirà ad uscire dalla voragine del debito pubblico, non riuscirà ad avere uno sviluppo, e la recessione in atto non potrà che continuare.

Dopo un anno dal suo insediamento, il Governo Monti trova il Paese a registrare un debito pubblico di 1995 miliardi di euro, con la diminuzione del PIL del 2,4%, e con un differenziale tra debito e Pil che ha raggiunto il 126%.

All’inizio del suo mandato il debito era di 1915 miliardi ed il rapporto con il PIL era del 123%. E’ il caso di dire che la cura ha ucciso il malato.

 

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