Solo la creatività può salvarci

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Ha comprato tre pagine di giornali (’Repubblica’ e ’Corriere della Sera’) per diffondere il suo manifesto, il suo pensiero. Per dire la sua, senza peli sulla lingua, sulla politica italiana, sui politici, su Confindustria e sul sistema sindacale. La sua piattaforma programmatica è totalmente a disposizione della classe politica, anche perché non intende scendere in campo.

“Mi fate tutti la stessa domanda, non mi interessa fare politica”. Lui è un imprenditore di Pordenone, si chiama Gabriele Centazzo e la sua azienda, la Valcucine, ha 170 dipendenti con un fatturato di oltre 40 milioni di euro. Il suo ’Nuovo Rinascimento italiano’, la sua analisi, è accompagnata da un’illustrazione. Una nave che rappresenta l’Italia, quasi alla deriva. Con i protagonisti della politica italiana.

Una “nave senza guida” che non sa su quale isoletta approdare. “Perché in questi ultimi anni non è stato fatto nulla di buono. Anche otto anni fa portammo avanti un’iniziativa del genere. Ma nessuno ci ha dato ascolto”. Le sue proposte si poggiano sulla creatività, sulla bellezza e sulla ricerca.

 

Lo abbiamo contattato per capire cosa lo ha spinto a prendere una posizione così netta e siamo partiti proprio dal sistema di informazione italiano:

“Oggi è molto difficile per una persona non conosciuta arrivare a poter comunicare il proprio pensiero. I mezzi di comunicazione sono fossilizzati sulle stesse persone, sulle stesse facce, sulle stesse voci”.

Perché lei parla di un ‘Nuovo Rinascimento’?

Il problema più grosso dell’Italia è che non ha una visione, non ha una linea guida. Io ho un’azienda e so benissimo che se un’azienda non ha una linea guida non può stare in piedi. L’Italia è come una grande azienda, deve trovare la sua linea guida, la sua visione. Oggi l’Italia è come una barca in mezzo al mare, piena di falle.

Noi stiamo lavorando per tappare le falle, altrimenti la nave affonda, ma questo è il presente ed è un lavoro ciclopico. Noi siamo concentrati solo sul presente, dimenticando che la nave deve avere un timoniere che sa dove andare. L’Italia oggi non sa dove andare, è questa la metafora che è espressa nel giornale, con le varie isole. Dove deve dirigersi questa nave? Sull’isola delle materie prime non può, perché non ne ha.

Nell’isola di produzione di grandi numeri nemmeno, perché ci sono paesi dove la manodopera costa un decimo. Nell’isola della ricerca di base no, perché non l’abbiamo fatta. Rimane solo l’isola della creatività e della bellezza. Questa è l’unica possibilità per salvarsi, per dare un futuro alle generazioni future”.

A chi deve essere affidata la guida di questa ‘nave’?

Deve essere affidata a un bravo personaggio che abbia un carisma tale da riuscire a coinvolgere tutta la ciurma litigiosa, ad orientarsi verso un’unica direzione.

Esiste questo ‘carismatico personaggio’?

Non lo so chi è, probabilmente non c’è nessuno. Questo è un altro problema dell’Italia. Io spero che ci sia e possa nascere nelle nuove generazioni. Per esempio nella sinistra puòessere Renzi. La destra, invece, deve esprimere un suo giovane. Bersani deve cedere il passo a Renzi e Berlusconi deve cedere il passo a un altro giovane. E questi due giovani devono poi indicare una direzione.

C’è anche Grillo in questo momento. Lei cosa ne pensa?

Beppe Grillo sta facendo un esperimento molto interessante. La nostra politica è come un tumore, se entro dentro il tumore per andare a cercare di salvare le cellule sane ne resto infettato. Allora lui dice ‘dentro questo tumore non entro, bisogna estirpare il tumore completo’. È una sua visione che rispetto, è una strada. Lui ha tracciato la sua strada.

A cosa serve questo manifesto?

Se ci sono dei partiti intelligenti possono avere spunto per delle azioni concrete. Perché per ogni critica, a me piace proporre una proposta. Può essere sbagliata, ma sicuramente deve far discutere. Oggi i partiti muoiono per mancanza di creatività. Sono anni che parlano di visioni e poi escono con dei programmi populisti. Si sono anche accusati di averli copiati l’uno dall’altro. Siamo al ridicolo. Stiamo fossilizzando la mente degli adolescenti, che è l’unica possibilità di sviluppo del futuro. Stiamo fossilizzando anche la loro creatività.

In un passaggio lei fa riferimento anche a Confindustria. E non è tanto tenero…

Non sono tenero perché Confindustria ha preso gli stessi vizi della politica. Abbiamo costruito un carrozzone che ogni anno incassa 500milioni di euro. In Francia 23.3, in Inghilterra 23. Con tutti questi soldi è possibile mettere in piedi un centro di ricerca, qualcosa di concreto per l’industria. Niente, tutto viene mangiato nell’immensa struttura. Questo non l’accetto.

Lei invita i suoi colleghi imprenditori a disdire il rapporto con l’Associazione.

Mentre sul tumore politico non possiamo intervenire, qui abbiamo gli strumenti per intervenire. Perché dobbiamo andare avanti per inerzia? In Italia la forza prevalente è l’inerzia. Qui possiamo fare qualcosa. Considero Confindustria un baraccone.

Qual è il suo giudizio sul governo dei tecnici?

Si son trovati in mano una nave piena di buchi che stava affondando. Hanno fatto quello che potevano.

Molti criticano questo governo per la vicinanza con il sistema bancario. Lei che ne pensa?

È il sistema bancario che sarebbe da riformare, come per Confindustria. L’Europa ha dato i soldi all’1 per cento, se li son tenuti e hanno fatto acquisti per investire in posti dove prendono il 4/5 per cento. E non hanno dato niente all’Industria. Il sistema bancario ha le sue colpe.

Nel suo manifesto c’è anche un riferimento alle ‘relazioni sindacali’. La politica continua a occuparsi dello Statuto dei Lavoratori…

È tempo di smettere di parlare di questa roba. Sia da una parte che dall’altra, son tutte cazzate.

Se qualcuno le chiedesse di mettere il suo impegno in politica…

In politica non ci vado. Ho 63anni, è tempo che la mia generazione lasci lo spazio ai giovani e si inventino il loro futuro. Noi il futuro glielo abbiamo fregato. Tutti mi chiedono ‘sta roba, ma sa perché me lo chiedete?

No.

Perché tutti quelli che dicono ‘io non entrerò mai in politica’ dopo entrano. Ma io non sono così.

Secondo lei, la ‘nave’ si salva?

La nostra nave si salverà per disperazione. Ma una volta salvata ci vuole qualcuno che la orienti e riesca a creare un qualcosa di diverso per tutti gli italiani. C’è bisogno che ogni italiano, prima di fare una cosa, deve farsi una domanda: ‘sto facendo una cosa bella’?. A quel punto ci sarà una visione per l’Italia.

Paolo De Chiara - l'Indro

 

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