Paese che vai, usanze che trovi. Grumo mortificata da un suo concittadino

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Nell’ambito delle celebrazioni per il 213 anniversario della morte del medico patriota, Domenico Cirillo, si è svolta ieri (30 ottobre) a Grumo Nevano, presso la biblioteca comunale, la presentazione del libro curato da Antonella Orefice “Mariano D’Ayala – il Pantheon dei martiri del 1799 (Prefaz. Henry J. Woodcock ed. Istituto Italiano per gli Studi Filosofici press – Napoli 2012).

Il volume di altissimo pregio, sia per ricerca storica condotta dalla curatrice, che per il significativo contributo di quanti hanno collaborato alla sua realizzazione (Introduzione di Renata De Lorenzo – Presidente della Società Napoletana di Storia Patria e direttrice del dipartimento di discipline storiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II – Prefazione di Henry John Woodcock – Sostituto Procuratore del Tribunale di Napoli – Alberto Mario D’Alessandro – Perito grafologico del Tribunale di Napoli – Antonio Salvatore Romano -  docente di lettere classiche – archivista e collaboratore dell’Archivio Storico Diocesano di Napoli) era già stato presentato lo scorso 13 giugno 2012 all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Palazzo Serra Napoli) riscuotendo un notevole successo di critica e di pubblico, oltre che il premio alla ricerca conferito dallo stesso Istituto.

Parole di ammirazione erano state allora rivolte al prezioso volume da storici consumati e giornalisti di note testate giornalistiche quali, La Repubblica, il Mattino, il Roma etc..

Per la presentazione a Grumo Nevano, nella piccola biblioteca comunale, c’è stata una parterre di eccezione, composta per lo più dai rappresentati del neonato consiglio comunale del paese  e dal sindaco, Alessandro Grimaldi.

Grande è stato lo sforzo degli addetti ai lavori per cercare di offrire una chicca culturale ad un piccolo centro, qual è Grumo Nevano, a cui va sicuramente il merito di aver dato un dignitoso risalto alla figura del patriota del 1799, Domenico Cirillo che ebbe qui  i natali nel 1739.

Ciononostante la discussione che il lavoro della Orefice avrebbe meritato, è stata da parte di quasi tutti i relatori superficiale e  fuorviante, priva di un dignitoso spessore culturale, tale da rendere il dibattito stimolante, cosa avvenuta, invece, in un ambito molto più consono all’opera stessa, durante la prima presentazione a Palazzo Serra di Cassano.

Dalle frasi laconiche espresse dai relatori si è purtroppo evinta una grande impreparazione  dovuta  alla mancata lettura dell’opera  stessa e da una conoscenza dell’argomento meno che nozionistica, ragione per la quale, quasi tutti hanno ripiegato su frasi di circostanza e qualche nota su Domenico Cirillo, giusto perché la biblioteca porta il suo nome.

Qualche sparuta nota costruttiva è giunta dal pubblico, da alcuni rappresentanti del consiglio comunale che, a fine serata, hanno cercato di fare da contraltare, per non dire “hanno cercato in extremis  di salvarsi la faccia”,  ad un attacco lapidario, del tutto  gratuito  e distruttivo sparato da uno dei relatori, un dipendente comunale, un certo  Bruno D’Errico, che, amareggiando e lasciando basiti  tutti i presenti, nell’infelice tentativo di  muovere una provocazione all’autrice, è  risultato sgradevolmente provinciale e poco edificante per l’immagine che il Comune di Grumo Nevano aveva faticosamente tentato di offrire ai suoi ospiti napoletani. Va sottolineato che la Orefice non è dedita a presentazioni  nei piccoli centri. Aveva accettato l’invito solo in virtù della commemorazione dell’anniversario della morte di Domenico Cirillo, martire del 1799.

Del tutto privo di delicatezza, professionalità e spirito di accoglienza, con toni sprezzanti di stampo neoborbonico (e ci sono i filmati delle TV locali a testimoniarlo oltre ad una cinquantina di presenti) il D’Errico  ha cercato di porre l’accento su presunti limiti dell’opera della Orefice e dei suoi collaboratori, definendola in poche parole  “inutile…  poco approfondita, inesatta dalla prima alla quarta di copertina, un lavoro  che ha dato spazio ad un documento che non ha nulla di eccezionale, che la commemorazione dei martiri del 1799 è cosa inutile,  e lo stesso Mariano D’Ayala è un personaggio  del tutto anonimo dell’Ottocento.”

Ci verrebbe di  commentare che questo signore probabilmente non aveva sentito mai parlare di Mariano D’Ayala fino a quel momento, ragione per la quale ha confuso la sua ignoranza in materia attribuendola alla poca notorietà del personaggio.

Nessuno si è mai sognato di  impedire certo a questo relatore di palesare un suo libero parere ed anche di discutere civilmente alcuni aspetti che potevano pure risultare meritevoli  di osservazioni . Ma, come il galateo insegna, ci sono modi e modi di esprimere dissensi, specie nei confronti di un ospite che è stato invitato ed ha gentilmente accettato  e, mentre viene attaccato, siede  al fianco di un mortificato  primo cittadino del paese.

Insomma, una perla, quella della Orefice, gettata  non solo  a chi non l’ha apprezzata, ma anche mal digerita. Da questa invettiva  mascherata da pseudo critica culturale altro non si è evinto  che una frustrata presunzione del relatore, che ha raggelato e mortificato il sindaco e tutti i presenti  “padroni di casa”, lasciandoli ammutoliti, desolati e ben consapevoli che un tale attacco, lungi dallo scalfire la comprovata professionalità dell’autrice, consumata di ricerca storica, ha evidenziato la pochezza dell’interlocutore ed il basso profilo culturale dell’incontro.

Dura ed energica è stata la reazione della Orefice che, tra l’applauso e la solidarietà del pubblico, non ha mancato di far notare la matrice neoborbonica dell’attacco subito, offrendo un contrattacco a cui a più riprese il relatore ha risposto con uno sgradevole  sorriso beffardo, tipico del presuntuoso pago di se stesso.

“Una presentazione da dimenticare e certo da non ripetere mai più nelle provincie dove sanfedismo e pochezza culturale fanno solo crescere le ortiche”.

E’ stato questo il commento  finale di Antonella Orefice che, con amara ironia, si è congedata dai presenti  mortificati dalla deplorevole performance del loro  concittadino.  Lui, ha concluso con un ulteriore tocco di classe: si è defilato senza nemmeno avere la compiacenza di rivolgere un educato saluto agli ospiti. A Napoli si suol dire che anche gli asini quando entrano ed escono dalla stalla muovono la testa.

Paese che vai…usanze che trovi….

 

Lucia Balzano - Redattrice e Curatrice Legale del Nuovo Monitore Napoletano

 

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