Scrutinio elettronico parcheggiato in un cassetto

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"Lo scrutinio elettronico delle tradizionali schede elettorali cartacee, è utile e sicuro, non rivoluziona il metodo tradizionale di voto, perchè non cambiano le modalità di votazione: l’elettore nell’ambiente protetto della cabina, a garanzia della segretezza del voto, continuerà a tracciare un segno sulla scheda elettorale con la matita copiativa”.

Questo è quello che afferma l’Ales srl, l’azienda sarda che da anni si occupa di programmazione informatica, “con un impegno mirato alla ricerca di soluzioni innovative per le aziende e la Pubblica Amministrazione”.

In Italia, nel corso degli anni, sono stati fatti diversi tentativi per “informatizzare e snellire la procedura fondamentale su cui si basa ogni democrazia: il processo elettorale”.

Si sente parlare spesso di voto elettronico e di scrutinio elettronico elettorale. Sono due cose diverse. Il voto elettronico è dematerializzato, cioè senza scheda cartacea; mentre con loscrutinio elettronico si vota nella maniera tradizionale, con matita copiativa e scheda cartacea.

E’ informatizzato il conteggio delle schede. Nel primo caso la scelta del cittadino elettore è affidata ad uno strumento elettronico, che consente di eliminare la fase di scrutinio. Il conteggio automatizzato del voto avviene nel momento stesso in cui si esprime la propria scelta; con lo scrutinio elettronico viene informatizzata soltanto la fase di scrutinio, il conteggio e l’elaborazione dei voti.

In Italia il percorso dello scrutinio elettronico parte dalla sperimentazione del 2001(elezioni politiche del 13 maggio), in alcuni comuni della Sardegna.

L’Ales è l’azienda sarda che è stata autorizzata dal Ministero degli Interni per questa sperimentazione. Nel 2004(elezioni europee del 12 e 13 giugno) la sperimentazione è stata finanziata dal CIPE e realizzata in 1.500 sezioni. Le operazioni di scrutinio elettronico si sono ripetute nel 2005(elezioni regionali del 3 e 4 aprile) in 1.800 sezioni della Liguria.

L’ultima sperimentazione si è registrata nel 2006 (elezioni politiche del 9 e 10 aprile) in 12.680 sezioni elettorali in Sardegna, Liguria, Puglia e Lazio. Poi il progetto è stato parcheggiato in un cassetto. Con la caduta del governo Prodi non si è più parlato di scrutinio elettorale elettronico.

Abbiamo incontrato il titolare dell’azienda Ales, Antonio Puddu, per capire cos’è e a cosa serve questo progetto, utilizzato solo in fase sperimentale.

“In generale la gente non ha fiducia nel voto elettronico, perché può essere manomesso. Noi abbiamo ipotizzato di lasciare sempre le schede elettorali, l’elettore utilizza la matita copiativa, il presidente di seggio è l’unica persona titolata a scegliere a chi va il voto, non è la macchina che lo decide. Solo dopo inizia l’automazione”.

Sono già state fatte delle sperimentazioni?

Abbiamo ceduto le licenze nel 2004 per la sperimentazione che era stata fatta. Nel 2004 il Ministero ha avuto 10 milioni di euro dal Cipe per finanziare la sperimentazione. Noi l’avevamo già sperimentata in Sardegna nel 2001. Ho impiegato tre anni per convincere il Ministero della bontà della procedura. Nel 2004 è stato sperimentato in 49 città ed è stato un successo.

Qual è la differenza con il vecchio sistema?

Si guadagna tempo, si evitano gli errori del conteggio. Ogni volta che c’è un’elezione c’è sempre casino. Con questo sistema servirebbe meno gente, meno tempo e si eviterebbero gli errori. Lo scrutinio elettronico consente l’integrazione di soluzioni tecnologiche come il controllo audio e video nella fase di spoglio e attribuzione dei voti, consentendo il monitoraggio esterno delle operazioni, aumentando la trasparenza rispetto allo scrutinio tradizionale. Lo scrutinio elettronico oltre a velocizzare la fase di acquisizione dei voti, diminuisce il carico di lavoro che grava sulla commissione elettorale.

I costi?

Sono modestissimi. Basta un pc per ogni seggio.

Anche all’estero viene usato questo sistema?

No, assolutamente. Proprio in questi giorni è stata fatta una sperimentazione in Brasile, però si tratta sempre di voto elettronico. Cinque o sei mesi fa in Svizzera, dove dovevano fare il voto totalmente elettronico, hanno bloccato questa procedura perché hanno avuto dei problemi. Non erano più sicuri che la volontà dei cittadini fosse stata rispettata. Ci sono stati dei blackout dei computer, della trasmissione. Ci possono essere degli hacker che si infilano. Se il voto è solo elettronico non c’è verifica se, invece, c’è la scheda cartacea è sempre possibile verificare.

Il sistema sarà sperimentato anche nelle prossime elezioni?

Non credo. Ho parlato con una serie di deputati che facevano parte di commissioni specifiche. C’era tutta la buona volontà, però mancava il tempo. Ogni volta c’erano dei problemi. Tutti dicono che è bello, ma è sempre lì parcheggiato.

Come spiega questa scelta?

Hanno interessi diversi in questo momento. Non sempre vengono fatte le cose migliori per i cittadini.

E’ tutto fermo al 2006?

Dal 2006 questa sperimentazione non è stata più rifatta. Nel 2007, Lucio Stanca (senatore di Forza Italia, ndr) ha presentato un disegno di legge. Lo hanno firmato 80 senatori della destra, quando c’era Prodi al governo. Quando è caduto Prodi si è fermato il giocattolo. Ma sono fiducioso che aumenti l’attenzione sull’argomento che può permettere di risparmiare per ogni votazione circa 400 milioni di euro. Dalla relazione del Ministero si prevede un risparmio del 25%. Verrebbero eliminate anche le code. Un’altra versione di questo software la utilizziamo per gestire i concorsi pubblici e quando si presentano i candidati, in un attimo vengono riconosciuti.


[da L'indro]

 

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