Case criminali: una famiglia da riformare?

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Il modello attuale delle politiche sociali, in particolare per la tutela  dell'infanzia, somiglia ad un tipo di welfare dove pubblico e privato  collaborano in un sistema integrato ed equilibrato per garantire i servizi sociali alle categorie svantaggiate quali, ad es., i minori in stato di abbandono o vittime di abusi.

Ma a volte succede che il sistema abbia dei  problemi e la tanto agognata partnership diventa disfunzionale, persino criminale. È accaduto a Napoli dove alcuni dirigenti del servizio politiche  sociali sono indagati per falso, concussione e corruzione.

I fatti risalgono a circa due anni fa quando alcune cooperative che fornivano  servizi alla persona, consorziate nel comitato “Il Welfare non è un lusso”,  denunciarono la cattiva gestione dell'amministrazione municipale debitrice di  circa 40 milioni di euro di rimborsi non erogati per le prestazioni effettuate.

La Procura di Napoli avviò un'inchiesta, tutt'ora in corso, chiedendo il  sequestro di alcuni documenti riservati, operazione puntualmente effettuata dai  vigili urbani, contemporaneamente all'invio di una serie di avvisi di garanzia  a quattro funzionari pubblici, due rappresentati di altrettante cooperative ed  un'assistente sociale.

La truffa permetteva all'ente di accordarsi  illecitamente con i fornitori per ottenere fatture stratosferiche da farsi  rimborsare al Comune.

La contabilità al vaglio degli inquirenti dimostra l'acquisto frequente di  beni alimentari ben oltre i bisogni reali dell'utenza, in cambio i funzionari  pubblici ricevevano “mazzette” e regali “in natura”.

Ma c'è di peggio: su una  medesima pratica, i finanziamenti erano erogati due volte, semplicemente  cambiando le iniziali del nome dell'utente beneficiario dell'assistenza:  considerando che ogni bambino valeva 120 euro al giorno (200 se disabile) e  considerando le centinaia e centinaia di strutture presenti sul territorio, ben  si comprende l'entità del business criminale prodotto in questi anni.

Intanto l'inchiesta si è allargata persino alla Procura di Santa Maria Capua a  Vetere, in Provincia di Caserta, dove è operativo un consorzio di cooperative che avrebbe in organico dei dipendenti con irregolarità contributive; dubbia  anche la posizione di coloro che sono stati assunti con contratto a progetto  dai propri datori di lavoro.

Il problema, sollevato dall'assessorato alle  politiche sociali, è adesso di valutare se continuare ad affidare minori alle  Case-famiglia indagate oppure se, in attesa dell'eventuale sentenza di  condanna, cercare quando – e dove – effettuare i trasferimenti.

La vicenda permette, ancora una volta, di riflettere su quel tanto blasonato  istituto, già presente fin dal codice del 1942 e novellato dalla legge 184 del  1983, che permette ai minori di essere assegnati in affido presso terzi senza  perdere la possibilità di ritornare nella famiglia d'origine.

In applicazione  della legge, le Case-famiglia assolvono solo una funzione limitata nel periodo  immediatamente successivo alla segnalazione o della denuncia, fermo restando il  requisito della “coppia genitoriale” responsabile della struttura.

 


Emerografia

*”Il Mattino”, Tre clan all'Ufficio politiche sociali, truffe firmate dalle  donne dei boss, 17 maggio 2012, p. 35.

*”Il Mattino”, Comune, soldi a case famiglia, indagato un alto dirigente, 13 maggio 2012, p. 44.

*”Il Mattino”, Minori, si punta sull'affido, il risparmio diventa solidarietà,  22 aprile 2012, p. 45.

*”Il Mattino”, Welfare e coop, ora spuntano i falsi soci, 6 marzo 2012, p. 47.

*”Il Mattino”, In tre giorni 500 euro di banane, truffa sulla spesa per i  bambini”, 4 marzo 2012, p. 43.

*”Il Mattino”, Truffa sulla case-famiglia, coop pagate due volte, 24 febbraio  2012, p. 43.

*”Il Mattino”, Mensa scolastica, è caccia ai falsi poveri, 28 gennaio 2012, p.  45.

*”Il Mattino”, Mazzette sui minori a rischio, bufera sul Comune, 27 gennaio  2012, p. 35.

 

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