Associazioni e spazi: democrazia partecipata e beni comuni (sulla metafisica del vuoto 2)

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In questi giorni è continuata l’occupazione da parte del collettivo La Balena degli spazi dell’ex-Asilo Filangeri, sebbene in queste ore l’azione vada assumendo toni conciliativi e soprattutto di utilizzo regolamentato degli spazi; le trattative con l’Amministrazione Comunale sembrano a buon punto, ma sollevano insieme ad altri avvenimenti, alcune osservazioni.

Da tempo ormai, si è andata formando presso il Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) una “Assemblea Permanente sulle arti della scena” composta da oltre un centinaio tra singoli operatori ed associazioni in prevalenza del teatro, che venerdì 9 marzo ha espresso mediante una efficace e interessantissima conferenza stampa, le esigenze programmatiche e di riordino del settore spettacolo e teatro.

 

Altri “tavoli di riflessione” sono aperti al Pan, e musicisti ed altri addetti al settore della cultura, continuano ad incontrarsi per produrre proposte ed analisi che si spera presto sfoceranno in iniziative concrete che la Pubblica Amministrazione possa recepire e ascoltare; le proposte, i suggerimenti, le petizioni ed anche le denunce del mondo delle arti e della cultura artistica in genere, appaiono preponderanti in questo momento sulla scena cittadina.

 

Aldilà della reale e concreta capacità di analisi e sintesi dei problemi e della possibilità di suggerire o portare avanti progetti più o meno sostenibili da parte di organismi molto diversificati tra loro e disomogenei, questi avvenimenti provano che la nostra città ha bisogno in questo momento di ampie riflessioni per perseguire quella democrazia partecipata e politica dei beni comuni, vanto dell’amministrazione comunale durante la campagna elettorale,  la cui attuazione è ancora lontana.

L’occupazione del Forum delle Culture -o di ciò che ne restava dopo l’annunciata dismissione della Fondazione da parte del sindaco De Magistris- unitamente ai tavoli di riflessione del Pan,  manifestano una profonda esigenza non solo del mondo delle arti e dell’associazionismo locale, ma di tutto il corpo sociale napoletano di saggiare e lasciar emergere quella concreta esigenza espressiva che istanze sociali urgenti (problematiche del lavoro, diritti civili e interculturalità negata, istanze di genere... solo per citarne alcune) sollevano con modalità diverse per denunciare la reale mancanza di opportunità concrete, di sostegno, di potenzialità, di sviluppo della città.

È ovvio che la pressione di alcune richieste corre il rischio di scivolare anche in azioni illegali come le occupazioni, di cui quella della Balena è tutto sommato non delle peggiori, ed anzi, non priva di quel pungolamento necessario verso una azione politica unitaria e chiara negli intenti e nelle modalità.

In questo strano momento storico, dove è sia possibile occupare uno spazio pubblico ed ottenere una base negoziale di trattativa, sia sgombrarne un altro per presunte irregolarità di gestione contrattuale (o qualunque sia stato il motivo dello sfratto di Ingegneri senza Frontiere), si potrebbero anche instaurare pericolosi precedenti di cui va tenuto conto.

I progetti di assegnazione degli spazi comunali, di cui è in discussione da tempo un regolamento, non devono concedere ad alcuni e negare ad altri su basi discrezionali ed opache, come sempre è stato finora, ma farsi carico di discernere iniziative giuste da azioni interessate e lontane dalla pubblica utilità.

Solo in questo modo, dialogando con progettualità più o meno serie e concrete, osservando le azioni e i metodi delle associazioni sul territorio e i loro concreti ed evidenti risvolti nel tessuto sociale (ma anche economico e culturale in genere) si può appurare la reale compatibilità con quelle istanze sociali diversificate cui si accennava prima, e cercare di isolare i tentativi e le pulsioni egoistiche di alcuni soggetti.

Solo facendo una accurata analisi sui contenuti e sulla reale ricaduta sociale costi/benefici, si riuscirà davvero ad attuare quella democrazia partecipata non disgiunta da una riflessione ferrata sul concetto di beni comuni, su cui abbiamo tutti appena iniziato la meditazione.

L’associazionismo, soprattutto quello di più grandi  organismi interassociativi (come i collettivi o le assemblee permanenti) svolgono un grande lavoro di riconnessione del tessuto sociale, sviluppando spesso le azioni che le amministrazioni, vuoi per congenita carenza o dimostrata incapacità, non riescono a mettere a disposizione dei cittadini.

E’ ovvio che esse per prime, vista la tragicità del momento economico e considerato anche il cambio amministrativo della politica locale, premano per avere risposte concrete e coerenti che facciano davvero intravedere la differenza con un sistema politico tanto criticato quanto radicato.

E’ necessario dunque spingere verso una valutazione più ampia, ma anche osservare le azioni che questa amministrazione sta già mettendo in campo, perché come si è sempre detto in campagna elettorale, il ruolo dei cittadini è anche quello di osservatori non indifferenti alla politica.

Parafrasando una bella canzone, Napoli non ha bisogno di scrutatori non votanti, ma di impegno politico a tutti i livelli: è compito di ciascuno monitorare ed formulare stimoli a coloro che amministrano.

È compito di ognuno osservare e capire quel vuoto ideologico che ci attornia da tempo e con cui troppo spesso, senza accorgersene consciamente, si pretende di fabbricar vasi. Quel vuoto che andiamo riempiendo di esperienza, darà la concreta forma: questa è la sostanza impalpabile che chiamiamo democrazia da 25 secoli e che si manifesta eternamente con fragili pareti.

 

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