Se è possibile occupare un vuoto in un Forum (Metafisica ideale dei buchi)

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L’occupazione del collettivo La Balena di una parte delle strutture dell’ex-asilo Filangieri, sede dell’ex-fondazione Forum delle Culture (perché il Forum a quanto pare si farà), nasce da un assunto di fondo: la vacuità del forum stesso.

Il Forum delle Culture insomma era un vuoto; o forse non lo è più, stando alle ultime posizioni dell’Amministrazione comunale.

Sono stata alle assemblee di venerdì e di ieri, e devo dire che c’era moltissima gente: ragazzi soprattutto, ma anche animatori della cultura napoletana che per lavoro mi trovo spesso ad incontrare. Non entro nel merito del lecito e dell’illecito della complessa vicenda, ne colgo alcuni aspetti salienti.

Riempire un vuoto si può e forse si deve, a patto di capire bene cosa e come è, quel vuoto; riempirlo solo con i corpi e con poche e confuse idee, non va bene. Soffiare in vuoto, raramente genera suono.

Però comprendo che sibili e fischi siano udibili meglio dai cetacei, e c’è anche il canto delle balene da considerare.

Passare da “Napoli città dell’emergenza” a “Napoli città dell’urgenza”, espressione che ho sentito spesso nelle assemblee di questi giorni, sposta la città e il suo immaginario su un piano emotivo istintivo che non mi pare giovi a qualcuno o migliori di fatto la situazione… anzi, ne aggrava l’eterna tendenza all’improvvisazione.

È invece bello che moltissimi giovani ed adulti si riuniscano per parlare, per confrontarsi, per ascoltarsi, per dare vita ad una produzione del pensiero collettivo, ovvero una intelligenza condivisa che metta in circolo le idee ed energie e tenti di riallacciarle il locale ad una più ampia situazione nazionale, con la dovuta riflessione ovviamente.

Gli spot non so a quanto servono, ma ne ho segnato qualcuno: “la cultura non si governa, si lascia esistere”, e non è male, salvo riconoscere che la cultura coincide talvolta col potere o col governo, ed ha un rapporto stretto, per usare un eufemismo, proprio con l’esistenza stessa; la cultura, diceva un grande antropologo, è tutto ciò che l’uomo fa, ed i francesi di recente hanno aggiunto, tutto ciò che l’uomo fa contro la morte…

 

“Potere e cultura” del resto era anche tema dell’assemblea pubblica voluta dalla consigliera Simona Molisso qualche settimana fa negli stessi locali occupati: un Forum delle Culture dunque non tanto vuoto, nella voragine di idee e pensieri del nostro tempo.

L’espressione che ho udito più volte, “ecologia della democrazia”, non è proprio nuova, va da sé che a Napoli può risultarlo, essendo città dal difficile rapporto con la spazzatura, e ben vengano le riflessioni collettive sui “beni comuni”, sui “lavori artistici” ed i diversi temi degli incontri-assemblee.

Solo mi viene difficile capire perché ci si ostini a voler tenere fuori l’Istituzione e i suoi rappresentanti, dal dialogo e dal confronto: è anzi auspicabile che questa forza delle megattere di emergere con grandi fiati, divenga una forza di confronto, forza politica… se ne ha forza.

Solo così, quei vuoti pneumatici del pensiero si possono riempire, e non solo con i corpi che fanno massa critica e respirano per vivere. Una pratica di autocoscienza è diversa da una pratica politica.

Una politica del desiderio, ho ascoltato, contro una politica del bisogno.

E allora, propositivamente partendo da questa occupazione di vuoti da riflette, si trovi la forza di generare un processo aggregativo di ampio respiro, che includa i soggetti e le associazioni napoletane in un unico organismo identitario locale, che abbia la voglia di proporre alle Istituzioni come riempire quei buchi; e se le Istituzioni stesse fanno acqua da tutte le parti, colabrodi elettorali senza direzione, che tutti ascoltino anche la voce di chi da tempo sta costruendo in questa direzione, perché non v’è presunzione peggiore dopo 25 secoli dall’invenzione della democrazia, di pensare che si crei dal nulla qualcosa di nuovo per davvero.

C’è del buono in questa occupazione, c’è dell’incontro e della possibilità; c’è speranza di cambiare da parte di molti, di generare processi culturali diversi, di esserne parte attiva: parte viva.

La politica, più o meno cosciente, del contro qualcosa o qualcuno non ha mai generato il bene; la politica dell’esclusione, a qualunque livello si operi -dal piano personale a quello istituzionale- non ha mai generato costruzione, ma ha solo esasperato i toni e le vicende.

Si aprano rapidamente tavoli di trattativa con il Comune e con tutte le associazioni napoletane che lo vogliano; si suggerisca anche a livello nazionale e perché no, al mondo –la virtualità ce lo consente- che davvero il Forum delle Culture è iniziato a Napoli, venerdì, e che avrà la forza e la voglia di includere processi a lungo termine di generazione di idee, economia, lavoro, arte, aggregazione: persone e cose, idee e materia in movimento.

Quando ci si mette in cerchio, oltre 100 individui come ho visto, quando si ha la costanza e la maturità di segnare gli interventi uno ad uno, ascoltare, proporre e discutere, proprio al centro del cerchio si crea un vuoto: lo riempie ogni corpo e ogni mente che c’è, interagendo con le altre.

Ma è appena il fiato del lungo respiro che occorre, per non dare fiato alle sole trombe.

Le balene hanno tragica morte, si spiaggiano a largo: già capitò alla Sirena molto tempo fa, ma ne nacque una splendida città.

Ogni voce, pneuma individuale che si fa collettivo respiro -e non una cetacea fagocitazione di piccoli pesci placton-, ogni voce entusiasta, può essere ispirata; entusiasmos significa infatti fiato di attraversamento divino.

“Diamo asilo alle idee ed all’arte”, bellissimo spot questo; bellissimo inizio che viene dal mare anche per una parola, cultura, che deriva invece semanticamente dalla terra, da pratiche e processi di semina, crescita e selezione.

Davvero io credo in uno strano proverbio che ho trovato stamattina, mentre mi accingevo a scrivere qualche riflessione sull’occupazione del Forum delle Culture, proprio sul taccuino in cui in questi giorni ho segnato gli appunti: “Con l’argilla fabbrichiamo il vaso, ma è il vuoto che contiene quello che davvero vogliamo” (Tao Te Ching)

 

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