Nell'anniversario dei concordati lateranensi: patti chiari con la chiesa?

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Libera Chiesa in libero Stato” affermava Camillo Benso Conte di Cavour. La laicità dello Stato è fondamentale per il futuro di un Paese. Per il suo progresso e per i diritti dei suoi cittadini (come non pensare, ad esempio, alla questione delle ’coppie di fatto’). Ma in Italia la profezia di Cavour non si è mai avverata del tutto. Si è sempre registrata una certa ingerenza della Chiesa nelle questioni interne, nelle scelte politiche. Il consenso cattolico è importante per i partiti, che per molti anni si sono allineati alle decisioni delle gerarchie ecclesiastiche.

Per il segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo: “siamo costretti a trasformare il motto di cui si appropriò Cavour ‘libera Chiesa in libero Stato’ in ‘libero Stato da libera Chiesa’: la velleità del conte piemontese di privare la Chiesa del suo potere temporale è fallita in questi anni di subordinazione della debole politica italiana ai diktat clericali. Il progresso scientifico, la garanzia del rispetto dei diritti civili, l’affermazione dell’autodeterminazione sono imprigionati dalla trama che il Vaticano ha tessuto intorno a quello che dovrebbe essere uno Stato laico.

 

La Chiesa fa politica e la fa meglio dei nostri politici, inermi e silenti dinanzi al deficit di libertà dei cittadini che si sta consumando in questi anni. Dinanzi alle sfide della modernità, quali la rivoluzione bioetica che ha riscritto il significato della biologia e del concetto di famiglia, la Chiesa fa un’opposizione rigida, nella paura di perdere autorità. Lo fa con una ingerenza pericolosa negli affari di Stato e disattendendo il suo mandato, o meglio la sua missione: ovvero curare le anime”.

 

Si è lasciato talmente spazio alla struttura cattolica che oggi, il Paese, si ritrova a fronteggiare l’ennesima questione. Perché le attività commerciali di Santa Romana Chiesa non pagano l’Ici? Oggi la crisi che ha investito, soprattutto, le classi meno agiate sta portando nuovamente alla luce questo tema. Nell’anniversario dei Patti Lateranensi (tra Stato e Chiesa) si comincia a parlare insistentemente dell’Ici (oggi Imu) per la Chiesa. E lo ha fatto il Presidente del consiglio Mario Monti, comunicando ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea Almunia (“Esenzioni solo per attività non commerciali“) l’intenzione è quella di presentare in Parlamento “un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione”.

Nel 2010 la Commissione si era cominciata ad occupare della ’questione’, sollevata con un esposto dal Partito Radicale, aprendo una procedura di infrazione per violazione della concorrenza ed illegittimo aiuto di Stato. Sulla scelta del Governo tecnico ecco come ha risposto la Cei: “Attendiamo di conoscere l’esatta formulazione del testo così da poter esprimere un giudizio circostanziato”. Anche i cittadini italiani, almeno quelli che pagano le tasse, attendono di conoscere il testo.

Nel dicembre 2011 anche un appello a Monti da parte della rivista MicroMega. “Presidente Monti – si legge nell’appello per la raccolta firme – Lei ha appena presentato una manovra ’lacrime e sangue’ in cui si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, tra le misure previste anche la reintroduzione dell’Ici (in futuro Imu). Eppure i privilegi della Casta e della Chiesa non vengono intaccati: rimane in vigore quella legge simoniaca approvata dal governo Berlusconi per cui il Vaticano è esente dal pagamento dell’Ici. Per questo chiediamo al suo governo – affinché vengano mantenute quelle promesse di equità nella manovra – di abolire questo ignobile privilegio”.

Sono passati 83 anni (11 febbraio 1929) dai Patti Lateranensi, che sancirono la nascita dello Stato della Città del Vaticano, riconoscendo alla Chiesa Cattolica lo status di ’religione di Stato’. Il nuovo Stato Vaticano veniva totalmente esentato da tasse e dazi sulle proprie merci, ottenendo anche un risarcimento di quasi 3 miliardi delle vecchie lire (1 miliardo e 750milioni di lire in contanti ed un ulteriore miliardo di lire in titoli di stato consolidati al 5% annuo, al portatore) per i presunti ’danni’ finanziari subiti dallo Stato Pontificio.

Ma come si definisce la laicità? E’ interessante leggere il libro (’Laicità – Un percorso di riflessione’, ed. Giappichelli) del professore dell’Università di Napoli, Salvatore Prisco per farsi un’idea. “Indica – secondo il docente – un’attitudine critica del pensiero, deliberatamente “irrispettoso” del principio di autorità, in quanto tale”. E continua: “affermare che la laicità è un percorso significa sottolineare che essa non è una certezza, un ambito tematico che possa cioè mettere capo ad un punto di arrivo, ma un cammino lungo il quale si incontrano persone, problemi, scelte tecniche e prima ancora ideali e morali, da vagliare attentamente nelle loro implicazioni, ma infine da compiere”.

Mentre il docente di diritto Costituzionale Alfonso Di Giovine sul Concordato e sull’art. 7 della Costituzione Italiana si esprime con queste parole: “ancora di recente si è sottolineato quanto forti siano state le pressioni vaticane per la sua approvazione, fino a far balenare la possibilità di un referendum successivo all’approvazione della Costituzione in Assemblea costituente e che è risultato alla fine una vera mostruosità costituzionale”.

E cosa ne pensa il costituzionalista del Concordato?

Esprime una logica di privilegio nei confronti di una tra le varie confessioni religiose operanti nella società. Lo Stato non deve fare nulla che favorisca o promuova qualche particolare dottrina comprensiva anziché un’altra. Anche dopo la revisione del 1984 non si saprebbe dar torto agli studiosi di area cattolica che vedono nell’ossessivo interventismo ecclesiastico negli affari pubblici italiani (quasi si volesse imporre una sorta di vincolo di mandato ecclesiale sulla politica italiana), non una violazione del Concordato, ma nient’altro che l’esercizio di un diritto contemplato nell’ordinamento italiano: effettivamente fanno parte dell’ordinamento italiano norme, che legittimano le interferenze prelatizie, quali l’art. 1, l’art. 2 e l’art. 9 del nuovo Concordato, a commento dei quali non si saprebbe trovare di meglio dell’osservazione di Dworkin secondo la quale ’poiché i cittadini di una società differiscono nelle loro concezioni, il governo non li tratta come eguali se preferisce una concezione a un’altra, o perché i funzionari la credono intrinsecamente superiore o perché sostenuta dal gruppo più numeroso e più potente”.

Per il professor Romeo Astorri dell’Università Sacro Cuore invece “la laicità non dipende da un accordo con la Santa Sede. La maggior parte degli Stati europei ha firmato dei concordati”. E cosa ne pensa dell’Ici per la Chiesa? “Non è materia pattizia. E’ una legge che non riguarda solo la Chiesa, ma tutte le Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale, ndr)”.

 

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