Domenico Cirillo, biografia di uno scienziato rivoluzionario

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Domenico Cirillo, nacque nel casale di Grumo, oggi Grumo Nevano, il giorno 11 aprile del 1739. Abitò a Napoli, in quella strada che ancora oggi, a distanza di più di duecento anni, ha il nome di via Fossi a Pontenuovo, nei pressi dell’attuale via Cesare Rosaroll.

In quella abitazione, intrisa di sapere, mosse i primi passi. Infatti, a circa sette anni Cirillo vi giunse per iniziare gli studi, sotto la guida dello zio Santo, che l'avviò al disegno, tanto è vero che  le tavole illustrative delle sue successive opere botaniche e zoologiche saranno eseguite dallo stesso Cirillo.

Entrò all’università nel 1755, sotto la guida di Francesco Serao (san Cipriano d’Aversa 1702 - Napoli 1783) allievo del cartesiano Niccolò Cirillo, prozio dello stesso Domenico. Quattro anni dopo era già laureato ed effettuò osservazioni col microscopio sulla fecondazione delle piante, cui aggiunse gli studi fatti in Sicilia sul pistacchio.

Nel 1761, in seguito alla morte del botanico Pedillo, la cattedra di Botanica rimase vacante. Fu  indetto un concorso. Cirillo partecipò e vinse di fronte a concorrenti esperti e almeno in un caso, quello di N. Braucci, di capacità non mediocri.

Dopo il conferimento della cattedra Cirillo meritò ampiamente il titolo, rinnovando l'insegnamento con l’introduzione della classificazione linneana e creando un gruppo di allievi, che andranno a formare l’asse portante della botanica e zoologia meridionale tra la il XVIII e XIX secolo (S. Macrì, F. Ricca, G. Nicodemi, g. Sangiovanni e altri); tra i suoi uditori di questi anni vi fu anche F. Cavolini, allora studente di giurisprudenza, che dalle sue lezioni e da quelle di anatomia di D. Cotugno trarrà l'interesse naturalistico che ne farà lo zoologo più originale del tardo Settecento meridionale

 Nello stesso anno diventò membro della Società Botanica Fiorentina. In questo periodo entrò ufficialmente in contatto con gli studiosi di tutta Europa, tra l’altro ebbe corrispondenza con il botanico inglese Byles Stiles con il quale effettuò studi botanici utilizzando il microscopio.

Cirillo effettuò numerosi viaggi di studio sia in Italia che all’estero, entrando in rapporti stretti di amicizia con i protagonisti più illustri dell’illuminismo mondiale.

Nel 1775, Cirillo, tornato dai viaggi, occupò la cattedra di Medicina teoretica, successivamente di Medicina pratica, cattedra che tenne fino alla morte. All’ Ospedale degl’ Incurabili, invece, fu professore di Fisiologia ed Ostericia.

Quest’arco di tempo può essere considerato il periodo più fecondo dell’attività del medico grumese. Infatti, egli eseguì ricerche in campo botanico ed entomologico di rilevante spessore culturale, ancora oggi consultati. Cirillo, inoltre, fu dotato di efficace eloquenza, dimostrata nell’ambito dell’attività didattica, come è riportato dal suo allievo Giosuè Sangiovanni.

Durante la sua intensa attività universitaria entrò in collaborazione  con i medici più insigni, quali Domenico Cotugno, cui lo stesso Cirillo, disegnò le tavole anatomiche nel trattato "De aquaeductibus auris humanae internae anatomica dissertatio", ed Antonio Sementini.

Nel 1784 fu nominato direttore del Museo di Scienze Naturali. La fama procuratagli dalle cure prestate a Maria Carolina forse non fu del tutto estranea alla sua nomina a membro delle più prestigiose accademie europee.

Le sue opere di cultura medica sono intrise di sapere scientifico, per fino le minori. A tal proposito è da ricordare la monografia intitolata "Riflessioni intorno alla qualità delle acque che si adoperano nella concia dei cuoi", pubblicata nel 1784, quando si accese una disputa tra i rappresentanti di S. Maria Capua Vetere ed i negozianti di cuoio, accusati di aver causato malattie.

Nel 1780, Cirillo pubblicò "Nosologiae methodicae rudimenta". Questo lavoro deve essere considerato un vero vademecum di patologia medica. Malgrado la brevità, l’autore discusse con metodo e perizia delle patologie conosciute all’epoca suddividendole in sezioni ed ordini.

Il 15 aprile 1780 diede ale stampe "Avviso del modo come adoperare in pratica la pomata", che nella farmacopea, fino all’avvento della terapia antibiotica, assunse il nome di "Pomata del Cirillo", usata fino all’avvento dei chemioterapici ed antibiotici.

Il lavoro nacque dalla critica dell’illustre medico nei confronti dei gravi effetti collaterali della terapia mercuriale praticata all’epoca.

Da questa pubblicazione nacque un’opera che per molti anni è stata studiata dagli specilisti; ossia: "de Lue venerea", tradotta, in lingua italiana dal titolo "Osservazioni pratiche sulla lue venerea". Nel volume, Cirillo critica aspramente l’utilizzo di sistemi cruenti. Il testo si divide in tre parti: la prima, descrive la patogenesi della malattia; la seconda la terapia; la terza, riporta i casi clinici.

Altra pubblicazione risale al 1789, un libro di 120 pagine dal titolo "Metodo di amministrare la Polvere antifebbrile di James". In questo lavoro si documenta un Cirillo vitalista, perchè scrive che la febbre è una reazione circolatoria del sangue alla malattia. Un’altra idea interessante è il concetto clinico-terapeutico delle febbri: in quelle febbri il consiglio era di affidarsi per quanto più possibile alla terapia naturale per la guarigione.

Proseguendo la rassegna delle opere cirilliane, non va certo trascurata  "Della trilogia" scritta sulla materia medica, suddivisa dallo stesso Cirillo in tre parti; ossia: Materia medica regno vegetalis, Materia medica regno animalis, materia medica regno mineralis.

Questo percorso ci porta indubbiamente alle competenze di Cirillo verso la Botanica. La sua opera, forse più famosa, "Fundamenta Botanica", è intrisa di sapere scientifico soprattutto sull’aspetto sanitario.

Un altro aspetto di Cirillo, quello della filantropia, che si evince dai "Discorsi Accademici", dove introduce i concetti di umanizzazione negli ambienti ospedalieri  e di qualità della vita sul suo finire.

Durante la Repubblica Napoletana del 1799 Cirillo rivestì una carica rilevante, entrando a far parte  della Commissione Legislativa, e dotando di gran parte delle sue sostanze il Progetto di carità nazionale, con la costituzione d'un fondo di assistenza popolare. Tale organizzazione ricorda sotto certi aspetti la legge 833/78.

Quando capitolò la Repubblica Cirillo, fu arrestato sulla nave che doveva portare i repubblicani in Francia. Dopo un processo sommario fu condannato a morte e la sentenza fu eseguita il 29 ottobre del 1799.

Con lui furono impiccati, Mario Pagano, Ignazio Ciaja e Giorgio Pigliacelli. Il suo cadavere fu sepolto, insieme agli altri, nei sacelli fangosi del Carmine Maggiore.

La sua casa a Pontenuovo fu completamente devastata dai Sanfedisti; sono andati persi quasi tutti i documenti e delle sue raccolte scientifiche, ci sono giunti rari reperti.

Domenico Cirillo, nel complesso è stato un uomo di scienza che ha dato moltissimo alla cultura internazionale, basti pensare che dai suoi insegnamenti, sono derivate tre scuole: la botanica, la zoologica e la medica. E soprattutto verso quest’ultima che noi medici dovremmo considerarci i nipoti diretti di quella scuola che ha dato insigni uomini che hanno contribuito a costruire la nostra storia.

 

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