Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il rapporto tra pensiero e realtà materiale

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Sin dai tempi del liceo siamo abituati a pensare che i filosofi idealisti siano un po’ “strani” poiché – pur con accenti diversi – insistono sul primato del pensiero rispetto alla realtà naturale. I più estremisti osano addirittura far derivare tale realtà dal pensiero stesso, contraddicendo così gli assunti di base del senso comune.

Ad essi possiamo pure aggiungere Plotino, il quale con la realtà sensibile aveva un rapporto molto complicato. Al punto di vergognarsi di avere un corpo, come ci racconta il suo allievo e biografo Porfirio, filosofo romano di origine fenicia.

Dobbiamo tuttavia chiederci se idealisti e neoplatonici (e, sotto molti aspetti, lo stesso Platone) avevano davvero torto. In realtà nella scienza contemporanea troviamo parecchi elementi atti a suffragare le loro tesi.

Sappiamo che nella fisica quantistica, per esempio, la contrapposizione tra soggetto che indaga e oggetto che viene indagato salta.

Nel suo classico saggio Fisica e filosofia Werner Heisenberg, uno dei fondatori della meccanica quantistica, scrisse: «La scienza naturale non descrive e spiega semplicemente la natura; descrive la natura in rapporto ai sistemi usati da noi per interrogarla. È qualcosa, questo, cui Descartes poteva non aver pensato, ma che rende impossibile una netta separazione fra il mondo e l’Io».

 

Dunque Hegel, Berkeley, Plotino e tanti altri così strani poi non erano. Ciò che siamo abituati a chiamare “natura” potrebbe davvero non essere altro che intelligenza o, ancor meglio, pensiero in continuo divenire.

Descartes e Galileo ci hanno indotto a considerare la materia come qualcosa di totalmente inerte e passivo, composto da elementi semplici inerti che producono in modo meccanico elementi composti.

In seguito il meccanicismo si è affermato negli ultimi secoli generando una concezione della scienza esattamente contraria alla tesi idealistica secondo cui tutto è pensiero. Oggi, però, il meccanicismo è in crisi, e non risulta più strano sostenere che la distinzione tra materia e spirito – o tra materia e mente, se si preferisce – non può essere rigida come gli esponenti del meccanicismo volevano farci credere.

Né risulta strano affermare che materia e vita non sono affatto estranee tra loro. E che la vita stessa, sulla cui definizione gli scienziati non sono tuttora concordi, è presente in forme diverse nell’intero mondo che ci circonda.

In altre parole, la tesi che pone il pensiero all’inizio di tutto sembra oggi molto meno peregrina di un tempo.

La natura ci appare sempre più come un processo infinito di lettura di dati, piuttosto che un’entità inerte che attende il nostro intervento.

In fondo Plotino aveva intuito che la realtà è molto più complessa e raffinata di quanto noi di solito riteniamo. Ancora una volta, quindi, nel pensiero antico troviamo intuizioni che anticipano la scienza contemporanea, come già avvenne con l’atomismo di Democrito.

 

 

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