Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Orrore e Horror

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Orrore, dal latino horrōre, indica violenta repulsione o spavento, per esempio per le conseguenze della guerra, oppure per quello che offende il senso estetico; esprime un sentimento di forte paura e ribrezzo generato da ciò che appare crudele, ripugnante, in senso fisico o morale.

Il campo semantico è costituito da terrore, orribile, atroce, indicibile, agghiacciante, orrendo, raccapricciante, angoscioso, disgusto, sgomento.

Horror in inglese ha gli stessi significati, ma indica anche un genere di romanzi, film o altri tipi di opere che mira a suscitare nel lettore o spettatore sentimenti di spavento, e di orrore “virtuale”.

Il genere horror ha origine soprattutto nel mondo anglosassone e dalla seconda metà del secolo scorso si è diffuso nel mondo; l’orrore virtuale in Europa e nel nostro Paese era presente soprattutto nelle fiabe dell’infanzia corredate da orchi, streghe e foreste nere.

Ho scarsi ricordi di horror di quel periodo: il film Frankenstein, un classico del 1931, la terribile strega in Biancaneve del 1932 e Pinocchio inseguito dagli assassini incappucciati che vogliono rubargli le monete d’oro.

 

Ho poi attraversato fortunatamente indenne l’orrore degli anni della seconda guerra mondiale.

La stampa e i giornali Luce al cinema proiettavano solo battaglie e vittorie, meno le sconfitte, definite ritirate strategiche; i crimini di guerra non erano riportati a meno che non fossero utili per la propaganda come le vittime civili dei bombardamenti aerei alleati delle città. 

La cronaca nera era stata oscurata dal regime fino dagli anni Venti.

Nel 1945 con la Liberazione si diffuse il desiderio  di conoscere gli avvenimenti tenuti fino ad allora nascosti, la passione politica e civile era uno stimolo importante per la ricerca storica; vennero così alla luce, oltre all’immenso tributo in termini di morti e sofferenze dovuto al precedente conflitto, anche gli effetti delle leggi razziali, lo sterminio degli ebrei, le atrocità dei campi di concentramento, le stragi nazifasciste  durante il passaggio del fronte , le conseguenze delle esplosioni atomiche.

Nei decenni successivi l’elenco degli orrori purtroppo sarebbe proseguito: oltre alle guerre cosiddette locali (Corea, 1950-1953, Vietnam 1955-1975¸ Iraq 2003), sono comparse anche le stragi non legate direttamente ad eventi bellici, con il genocidio degli armeni all’inizio del secolo, proseguendo con quello del popolo ucraino, del popolo cambogiano e terminando con lo sterminio dei tutzi in Ruanda.

All’elenco degli orrori devono essere aggiunte le atrocità dei vari regimi dittatoriali che si sono avvicendati in Argentina, Brasile e Cile e dei Gulag. La sequenza purtroppo non cambia nel nuovo millennio con la guerra in Ucraina e in Palestina.

Nel 1973, il 26 dicembre, negli Stati Uniti usciva al cinema per la prima volta L’esorcista di William Friedkin, un classico del genere horror.

Quel giorno vi furono lunghe code eccitate all’ingresso dei cinema, facce stravolte e urla di paura in sala, e uscita prematura di spettatori che non avevano sopportato l’emozione. Fu l’iniziò di una frenesia collettiva che contagiò poi anche il pubblico italiano e quello mondiale.

I film horror si susseguirono numerosi, accompagnati da un’estesa letteratura, con l’intervento non solo di registi, ma anche di scrittori divenuti famosi.

Correlato alle arti visive e grafiche, è Halloween, festeggiato ogni anno soprattutto negli Stati Uniti ed in Inghilterra, recentemente approdato anche in Italia. Durante la notte tra il 31ottobre e il 1° novembre i bambini, ma spesso anche gli adulti, girano di casa in casa mascherati da creature mostruose: gli abitanti potranno salvarsi dai terribili scherzi a tinte macabre solo regalando dolcetti.

Dal punto di vista psicologico si può desumere che gli appassionati del genere horror siano protetti emotivamente in quanto  coscienti di essere di fronte a rappresentazioni virtuali senza alcun riscontro nella realtà.

Questo non avviene dove l’orrore corrisponde a fatti realmente avvenuti:  nel film La Masseria delle allodole, dei fratelli Taviani del 2007, ove si assiste all’atroce violenza perpetrata sugli armeni, oppure in Garage Olimpo  di Marco Bechis, del 1999, che mostra le torture inflitte ai prigionieri politici argentini, il disagio psichico e l’angoscia degli spettatori sono profondi e duraturi.

Nelle persone che per motivi professionali sono a contatto continuo con queste atrocità come corrispondenti di guerra, medici senza frontiere, operatori sanitari nelle carestie ed epidemie e medici legali, può essere necessario ricorrere ad un “distacco emotivo” per preservare la salute mentale.

Gli eventi storici che possono suscitare orrore sono spesso volutamente ignorati; si tratta di un meccanismo psicologico difensivo comprensibile volto a non turbare l’equilibrio psichico, purché non sfoci nella INDIFFERENZA; la parola è scolpita a caratteri cubitali all’ingresso del Memoriale della Shoah, alla stazione di Milano Centrale.

Dal binario sotterraneo numero 21 partivano i convogli per Auschwitz con ebrei e deportati politici; dal carcere di San Vittore alla Stazione traversavano nei camion la città sotto gli occhi di molti che fecero finta di non vedere; ritornarono in 27 su 774 partiti con i primi due convogli.  

Il comportamento dei sopravvissuti agli orrori dei campi di concentramento è stato magistralmente riportato da Primo Levi nel libro I sommersi ed i salvati.

Alcuni hanno voluto seppellire i ricordi nel profondo dell’anima e non hanno raccontato le loro esperienze, altri come Primo Levi e la senatrice a vita Liliana Segre, hanno considerato la testimonianza come un impegno civile perché l’orrore non si ripeta:

«Noi sopravvissuti siamo soprattutto il nostro numero. Prima del mio nome viene il mio numero: 75190. Perché non è tatuato sulla pelle, è impresso dentro di noi, vergogna per chi lo ha fatto, onore per chi lo porta non avendo mai fatto niente per prevaricare; essendo vivo per caso, come lo sono io».  [Liliana Segre, Conservatorio G. Verdi di Milano, Giorno della memoria 2010].

Sono comportamenti che illuminano le tenebre delle vicende umane.

 

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