L’Africa e Napoli: una grande mostra collettiva al Maschio Angioino
Venticinque artisti, in prevalenza africani e italiani, radunati per una grande esposizione collettiva al Maschio Angioino. «L'Africa & Napoli», ideata e prodotta da Andrea Aragosa e curata da Alessandro Romanini, mette assieme 186 opere provenienti da musei, gallerie e collezioni private. La mostra è arricchita da una colonna sonora composta per l’occasione da Enzo Avitabile. «L’Africa & Napoli» invita il visitatore ad assumere uno sguardo critico sulle civiltà africane precoloniali e sulle conseguenze delle occupazioni coloniali. Nel 1939 il regime fascista allestì nella Mostra d’Oltremare una specie di museo vivente ispirato ai territori colonizzati. Migliaia di persone, e soprattutto bambini, furono deportati dall’Africa a Napoli per fare da comparsa in questa messa in scena. «L’idea è di ritrovare ancora oggi, se sono ancora vivi, questi bambini, perché questa è una storia un po’ nascosta della nostra città, della grande esposizione coloniale che fu tenuta a Napoli pochi mesi prima dell’inizio della guerra, e che ricostruì nel fossato del Maschio Angioino e nella Mostra d’Oltremare dei luoghi tipici delle colonie con anche degli africani che furono portati a Napoli e qui rimasero bloccati per l’inizio della guerra. Quindi anche questa è una storia molto particolare, molto dimenticata e riprenderla significa ricostruire un pezzo dell’identità della nostra città e del suo rapporto con l’Africa nel suo periodo coloniale». [G. Manfredi – Sindaco di Napoli] La mostra è promossa dal Comune di Napoli col Ministero della Cultura e la società Black Tarantella in collaborazione con l’Università L’Orientale. Potrà essere visitata fino al 7 gennaio.
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«L’Africa di oggi che è fatta di immigrazione, ha una sua identità ed un’entità che è vera e viva. Arrivano in Italia per un’esigenza che è data da ciò che è stato il colonialismo, la schiavitù e seicento anni di deportazioni. I venticinque artisti in mostra rappresentano la contemporaneità dell’Africa di oggi e sono uniti ad oggetti di arte primitiva dell’inizio del secolo e sono quelli che hanno ispirato i grandi artisti e i movimenti culturali del Novecento».