La Turchia si rafforza anche a Cipro

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Nonostante le forti resistenze internazionali provocate dalla sua politica di espansione, il leader turco Recep Tayyip Erdogan continua a inanellare un successo dietro l’altro. Dopo l’intervento militare in Libia, che ha di fatto mutato gli equilibri di forza locali, e il massiccio appoggio fornito all’Azerbaigian contro l’Armenia per il controllo dell’enclave armena del Nagorno Karabakh, ora tocca a Cipro.

Com’è noto la grande isola del Mediterraneo è divisa in due parti. La Cipro greca fa parte dell’Unione Europea. Nella parte settentrionale del territorio si trova invece Cipro Nord, ufficialmente denominata “Repubblica Turca di Cipro del Nord”, autoproclamatasi Stato indipendente, per quanto riconosciuto solo da Ankara e non dalla comunità internazionale.

In loco si sono volte le elezioni presidenziali che hanno decretato la vittoria di Ersin Tatar, attuale primo ministro (fedele a Erdogan) e leader del Partito di unità nazionale, sostenitore della piena indipendenza della Repubblica del Nord.

E’ stato sconfitto, invece, il presidente uscente Mustafa Akinci, candidato del centrosinistra e fautore dell’accordo con i greco-ciprioti al fine di formare uno Stato federale unico che possa entrare nell’Unione Europea.

 

La vittoria di Tatar non è stata travolgente (51,7% dei voti) ma ha comunque destato sorpresa. Poteva infatti contare anche sull’appoggio del socialdemocratico Tufan Erhurman che, nel precedente ballottaggio, aveva ottenuto il 21% dei suffragi. Si pensava quindi che Akinci, unendosi a lui, potesse battere il candidato nazionalista.

Non è andata così, e gli sconfitti accusano Erdogan di pesanti intromissioni nel processo elettorale, con promesse ai turco-ciprioti di sfruttare autonomamente le risorse energetiche che si trovano al largo delle coste dell’isola, e sulle quali è in corso un contenzioso con la Grecia che rischia di sfociare in un confronto armato tra Atene e Ankara.

Certamente l’esito delle elezioni consente alla Turchia, che mantiene un forte contingente militare sull’isola, di controllare completamente Cipro Nord che, del resto, ha una bandiera molto simile a quella turca e già dipende militarmente ed economicamente da Ankara.

Pare quindi tramontare definitivamente il progetto di uno Stato federale cipriota, assai caldeggiato dall’Unione Europea. E Cipro Nord sembra destinata a diventare, ancor più di quanto sia ora, una semplice appendice della Turchia.

Il nazionalismo turco e i progetti neo-ottomani di Erdogan escono dunque rafforzati da questa vicenda, e si tratta ora di vedere come il “sultano” di Istanbul sfrutterà questo ulteriore successo.

La vittoria risicata ottenuta da Tatar indica però che pure a Cipro Nord il leader turco non ha il pieno controllo della situazione. Gli capita del resto anche nella stessa Turchia dove molte città importanti, da Istanbul a Izmir alla capitale Ankara, hanno eletto sindaci appartenenti ai partiti dell’opposizione laica.

C’è inoltre un importante interrogativo che gli osservatori si pongono. Dopo l’espansione economica che ha contrassegnato i primi anni del potere di Erdogan, ora il Paese è in crisi, e il suo Pil è appena un terzo di quello italiano.

Ovvio quindi chiedersi fino a quando la Turchia riuscirà a reggere impegni militari così estesi e pressanti. Non si dimentichi, infatti, che la politica espansiva è rivolta anche all’Africa, dove vanta una presenza forte in Somalia e in altre nazioni.

Resta infine sullo sfondo il problema della NATO, di cui Ankara è membro a pieno titolo anche se spesso adotta comportamenti del tutto contrari agli interessi dell’Alleanza occidentale. Finora Erdogan ha dimostrato di essere un abile giocatore di poker, ma può anche darsi che in futuro le circostanze lo costringano a rivelare che gioca con carte truccate.

 

 

 

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