Vittorio Emanuele di Savoia: l'omicidio di Dirk Hamer
Quegli «italiani di merda» erano una comitiva di giovani che dalle coste della Sardegna avevano raggiunto la Corsica per il tempo di una gita. Uno di loro, Dirk Hamer, un diciannovenne di origini tedesche fu raggiunto da un colpo ad una gamba mentre dormiva. Morì dopo 19 operazioni, tre amputazioni, e 111 giorni di agonia. Vittorio Emanuele venne arrestato dalla polizia francese: fu l’inizio di una storia che per decenni, tra colpi e contraccolpi ha visto muoversi sulla scena un principe esiliato con tutto il suo mondo di adepti e corrotti, ed una inesauribile lottatrice, Birgit Hamer, sorella della giovane vittima. La storia, e soprattutto la verità su quell’omicidio “reale”, che per anni si è cercato di insabbiare, è venuta finalmente fuori con tutto il suo strascico di menzogne, in una recente serie documentaria prodotta da Netflix, “Il principe”. Il sorriso beffardo con cui l’attempato Vittorio Emanuele apre la scena già dice tutto e non solo di quell’episodio, ma della coltre melmosa di cui tante famiglie reali sono coperte. Il colpo di scena finale nel fuori onda lascia poi sbalorditi! Anni ed anni di silenzi, sottrazioni di prove, minacce, testimoni corrotti e appoggi di logge massoniche, non hanno placato la sete di giustizia di Birgit Hamer che per tutta la sua vita non si è mai data pace per la morte del fratello. Per oltre quarant’anni quel delitto è rimasto impunito, Vittorio Emanuele a modo suo l’ha fatta franca usando la sua rete di corrotti e poteri occulti. Ma ora non può più negare di aver ucciso. In effetti basta osservare il suo volto durante le interviste rilasciate nel documentario per percepire la falsità e il cinismo con cui ha costruito la sua difesa, senza tener conto di aver pregiudicato la vita dei familiari e reso ancor più intollerabili coloro che ancora oggi gli riservano glorie ed onori, sprofondando nel ridicolo. Oggi ci indigniamo nello scoprire politici corrotti pur consapevoli di essere stati noi per primi responsabili di averli eletti. Ma per fortuna viviamo in una Repubblica Libera e Laica e già questo dovrebbe democraticamente garantirci la possibilità di far cambiare le cose. Ma una monarchia, questa stirpe che si arroga diritti e doveri su un popolo, che gozzoviglia e schiaccia a piacimento e rimugina vendette quando tira aria di ribellione, chi mai l’ha voluta se non le guerre di conquista, i matrimoni diplomatici e tutti i giochi di potere che per secoli hanno comandato e dominato il mondo? I Borbone, i Savoia e tutte le monarchie che ancora oggi cercano di esercitare un potere, altro non sono che l’espressione di dittature, imposizioni sul genere umano e con le loro ostentazioni, se da una parte manipolano la sudditanza generando deliri anacronistici, dall’altra ostentano la piccolezza di se stessi. «La democrazia... è una costituzione piacevole, anarchica e varia, dispensatrice di uguaglianza indifferentemente a uguali e ineguali. […] Chi commette un'ingiustizia è sempre più infelice di quello che la subisce.”» Platone docet.
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Era la notte tra il 17 e 18 agosto del 1978 quando nel porticciolo dell’isola di Cavallo in Corsica si udirono degli spari: Vittorio Emanuele di Savoia, armato di una carabina, tirò due colpi sulle barche di «quegli italiani di merda» che avevano osato approdare sul suo territorio disturbandone la privacy.