Tina Anselmi, una vita per la democrazia

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È il titolo del film diretto dal Luciano Manuzzi e interpretato da Sarah Felberbaum nella parte di Tina Anselmi, trasmesso dalla RAI il 25 aprile 2023, festa di Liberazione, per ricordare una figura che illumina la storia della nostra Nazione.

Nei film, o negli sceneggiati tv, vi sono spesso episodi o singole inquadrature che restano impressi nella memoria e qualche volta divengono icone per l’intensità emozionale che trasmettono.  

Uno di questi è all’inizio del film di Manuzzi: Tina, giovanissima staffetta partigiana, doveva portare una radiotrasmittente al comando partigiano e la bicicletta aveva una gomma bucata; fece allora autostop a un camion di soldati tedeschi.

Dalla scena traspare la sua determinazione di portare comunque a termine la missione e nello stesso tempo la spensieratezza nel compiere un gesto irrazionale proprio dell’età giovanile disponibile all’avventura.

All’interno del camion, seduta tra soldati compiaciuti della sua presenza, era costretta a ricambiare i sorrisi, dimenticando la scena terribile che l’aveva indotta ad entrare nella resistenza.

 

Il 26 settembre 1944 i nazifascisti avevano catturato 31 partigiani durante un rastrellamento sul Grappa e li avevano impiccati nella piazza di Bassano del Grappa, con un cartello al collo con la scritta “bandito”. Avevano inoltre obbligato la popolazione e gli studenti, tra cui Tina, ad assistere all’impiccagione.

Nonostante gli altri partigiani l’avessero avvertita della terribile sorte che l’aspettava se fosse stata catturata, e anche la famiglia e in particolare il padre, memore delle persecuzioni sofferte per il suo antifascismo, fossero contrari, Tina non ebbe esitazioni.

Proseguì la sua attività di giovane partigiana dapprima di nascosto alla famiglia poi pubblicamente dopo la Liberazione.

Durante la resistenza il nome di battaglia fu “Gabriella” (ispirato all'arcangelo Gabriele); entrò nella Brigata Cesare Battisti, poi nel Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà.

Nata a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927, prima di quattro figli, da famiglia cattolica, Tina aveva frequentato inizialmente il ginnasio locale, poi l’istituto magistrale di Bassano del Grappa.

A 16 anni entrò nella Gioventù Femminile dell’Azione Cattolica; nel dopoguerra svolse per due anni attività sindacale prima nella CGIL e poi nelle CISL; nel 1948 si laureò in lettere all’Università cattolica di Milano.

Eletta deputata dal 1969 fino al 1992 fu tra i primi firmatari della legge italiana sulle pari opportunità nel 1977, legge che apriva alla parità salariale e di trattamento nei luoghi di lavoro,

Nel 1975 presiedette la delegazione italiana alla World Conference on Women promossa dall’ONU a Città del Messico, e nei successivi eventi di Nairobi nel 1985 e di Pechino nel 1995.

Fu ministra del lavoro e della previdenza sociale, un anno dopo, prima donna italiana con tale carica.

Profondamente credente, improntò la sua attività politica sul principio della laicità e firmò, in qualità di Ministra della Salute nel 1979, la legge 194 per l'interruzione volontaria della gravidanza.

Nello stesso anno, nelle settimane successive al rapimento di Aldo Moro. fu incaricata in quei giorni terribili di tenere i contatti tra la Democrazia Cristiana e la famiglia.

Nilde Iotti, allora Presidente della Camera, le propose nel 1981 l’incarico di presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli.

Tina ci pensò solo quindici minuti prima di accettare.

Il lavoro nella commissione durò diversi anni, e fu raccolta una enorme mole di informazioni sulla natura eversiva della Loggia.

L’Anselmi fu l’unica donna della Commissione, composta da venti senatori e venti deputati, e l’incarico le costò insulti e delegittimazione.

Nel film di Luciano Manuzzi a lei dedicato vi sono scene altamente coinvolgenti come quella della discussione col padre contrario alle sue scelte, gli incontri con i lavoratori durante l’attività sindacale, i contrasti con i colleghi parlamentari nella commissione per la P2 e i sofferti contatti con la famiglia Moro.

Dalle pause della vita familiare con la sorella e le nipoti è emerso il carattere riservato, ma tenero negli affetti.

Tina Anselmi è’ stata più volte presa in considerazione da politici e società civile per la carica di Presidente della repubblica: un gruppo di blogger la sostenne nel 2006 attraverso una campagna mediatica che prendeva le mosse dal blog Tina Anselmi al Quirinale. In quell'occasione vennero enunciate dieci ragioni per candidarla che si riportano qui per estesoperché illustrano perfettamente le doti personali e il ruolo svolto nella vita pubblica del nostro Paese:

1. Perché riconosce il valore della Costituzione della Repubblica italiana.

2. Perché ha combattuto per la democrazia nell'unico caso di guerra civile della storia d'Italia.

3. Per il suo impegno nella liberazione dal fascismo e successivamente nell'opera di ricostruzione politica e sociale dell'Italia.

4. Per i risultati che ha raggiunto nel corso della sua carriera politica attraverso incarichi di governo e istituzionali.

5. Per le doti di equilibrio e dirittura morale, d'intransigenza istituzionale che le hanno fatto guadagnare il consenso più ampio e disinteressato di tutte le parti politiche.

6. Per l'impegno che ha profuso fuori dagli incarichi politici per promuovere una cultura di pace e di giustizia sociale.

7. Per aver esaltato il ruolo della donna nella politica e nella società, attraverso il suo esempio di vita e la sua attività politica (si deve a lei la legge sulle pari opportunità).

8. Perché rappresenta la memoria dell'antifascismo, un valore fondamentale su cui si è costruita la storia dell'Italia contemporanea e che oggi rischia di essere sottovalutato.

9. Per renderle giustizia dopo l'affronto ricevuto nella voce a lei dedicata dal dizionario Italiane edito dalla Presidenza del Consiglio come ministra delle pari opportunità.

10. Perché scegliere una donna al Quirinale è un forte segnale di apertura e cambiamento.

Si tratta di motivazioni che se accolte avrebbero determinato un salto di qualità nelle istituzioni pubbliche del nostro Paese

Tina Anselmi morì nella sua abitazione a Castelfranco Veneto il 1º novembre 2016, ad 89 anni; le esequie nel duomo di Castelfranco Veneto furono presiedute dal vescovo di Treviso e dei presidenti delle due Camere. La salma è sepolta nella tomba di famiglia nel cimitero cittadino.

Da un nastro magnetico raccolto dall’amica giornalista Anna Vinci la voce di Tina trasmette ancora il suo testamento spirituale: «Se è vero che la Costituzione è figlia della Resistenza, dobbiamo stare attenti che il tempo non consumi il patrimonio civile e politico. La Resistenza, da questo punto di vista non è mai finita.»

 

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