Dubbi contro certezze

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Espressi in un contesto tragico da Amleto: «essere o non essere, questo il problema» o in un sereno ambiente rinascimentale da Lorenzo il Magnifico: «chi vuol essere lieto, sia: del doman non c’è certezza», i due stati d’animo, dubbio e certezza, sia pure con innumerevoli variazioni, sono sempre stati presenti nella storia dell’umanità.

Dal punto di vista etimologico dubbio è voce dotta recuperata dal latino dubius “indeciso”, propriamente “incerto fra due”, derivato di duo ‘due.

Certezza proviene anch’essa dal latino certus, metatesi di cretus, participio di cerno, “vaglio, risolvo, discerno”: stato d’animo, di solito effetto di un'evidenza, in cui l'individuo acquisisce la convinzione soggettiva, la persuasione, di aver raggiunto la sicura conoscenza di un fatto oggettivo.

I filosofi si sono da sempre cimentati su questi problemi; la filosofia non offre facili soluzioni, ma solleva domande, svelando prospettive inattese sulla realtà che ci circonda.

Fu Pirrone di Elide, 323 a. C. che aveva partecipato alla spedizione di Alessandro Magno in Oriente, ad affermare la necessità di uno scetticismo ad oltranza, equivalente a mettere tutto in dubbio; la realtà è indifferenziata e agli esseri umani non resta che sospendere il giudizio e astener-si dal dire qualsiasi cosa in modo da raggiungere l’imperturbabilità. Il dubbio scettico cosi espresso, si diversifica da quello di Socrate e Platone che è funzionale, metodologico e mira al disvelamento del nostro essere.

Lo scetticismo è stato un atteggiamento che ha attraversato i secoli fino a noi, mettendoci in guardia dalle facili certezze.

 

Nel libro di Mauro Bonazzi, storico della filosofia, Dubito ergo sum. Brevi lezioni di filosofia per vivere meglio, (Feltrinelli 2021), sono passati in rassegna il pensiero di Aristotele e Kant, Epicuro e Machiavelli, Voltaire e Wittgenstein, Benjamin e de Beauvoir.

Alla fine del 1500 Cartesio, forse il più popolare col suo Cogito ergo sum, aveva ritenuto dii risolvere il problema identificando l’essere con il pensare fugando ogni dubbio.

Freud nel saggio Difficoltà della psicanalisi ha ricordato le tre grandi umiliazioni inferte al narcisismo umano: quella di Copernico, l’“umiliazione cosmologica”, la Terra non è più il centro dell’universo, l’”umiliazione biologica”, la discendenza da primati lungo la catena dell’evoluzione, e infine quella “psicologica” dovuta alla presenza dell’inconscio.

Il cogito non è più proprietario della coscienza, sulla sua certezza non si fonda in modo indissolubile l’esistenza del soggetto, è scalzato dalla posizione di comando «L’Io non è padrone nemmeno in casa propria».

La frattura tra l’essere e il pensiero rende l’animale umano strutturalmente agitato dal dubbio. 

Oggi, in un mondo sempre più complesso e talvolta indecifrabile, vi è un bisogno convulso di verità purchessia, di risposte facili a questioni difficili.  Che le certezze siano comunque in minoranza rispetto all’entità dei dubbi è in accordo con la popolarità in rete dei due termini: cliccando su “dubbio” si ottengono 67 milioni di item e 26 milioni per certezza, da cui si potrebbe dedurre che la certezza si ottiene nella grande maggioranza dei casi solo una volta su tre.

Il rovesciamento del detto cartesiano in filosofia è riportato nel libro sopracitato e l’importanza del dubbio nei vari aspetti filosofico, scientifico, morale, in medicina ed in religione sottolineata in uno stimolante convegno pluridisciplinare dal titolo Dubito ergo sum organizzato dall’Istituto Stensen di Firenze dall’ottobre 2012- marzo 2013.

Il dubbio paralizzante può generare angoscia, mentre la certezza che la nostra azione abbia raggiunto l’obbiettivo prefissato può dare una soddisfazione profonda.

Tuttavia è cosa saggia che il dubbio accompagni le decisioni della nostra vita quotidiana, in particolare quelle importanti.

Può essere considerato come facente parte del pensiero lento in contrapposizione al pensiero rapido, due meccanismi conoscitivi della nostra mente descritti da Kahneman, psicologo, premio Nobel per l’economia. Troppe persone secondo l’autore sono troppo sicure delle loro intuizioni, tendono a riporre in esse troppa fiducia, trovano lo sforzo cognitivo del pensiero lento leggermente sgradevole e lo evitano. I megalomani, con disturbo narcisistico della personalità, se dotati di poteri dittatoriali, rappresentano un pericolo per l’umanità; prendono decisioni senza porsi dubbi sulle conseguenze terribili che ne possono derivare. Gli esempi, passati e attuali, non mancano.

 In medicina l’opportunità del dubbio o comunque della prudenza è espressa in modo efficace dalla preghiera di Sir Robert Hutchinson (1871-1960), medico pediatra scozzese: «Dal ricercare la perfezione, dal troppo zelo per le novità, dall’anteporre la cultura alla saggezza, la scienza all’arte, l’intelligenza al buon senso; dal curare i malati come se fossero malattie; dal rendere la guarigione più penosa del persistere del morbo, liberaci o Signore.»

In conclusione per quanto riguarda l’importanza del dubbio e della certezza per l’anima e la funzione della filosofia si può fare riferimento all’affermazione di Bertrand Russell: «Insegnare a vivere senza la certezza e tuttavia senza essere paralizzati dall'esitazione è forse la funzione principale cui la filosofia può ancora assolvere, nel nostro tempo, per chi la studia»

Per quanto riguarda l’atteggiamento concreto verso le realtà attuali occorre affermare che vi sono  certezze dalle quali ogni dubbio deve essere bandito: evitare la catastrofe ambientale, abolire le guerre, rispettare i diritti umani, abolire le diseguaglianze sociali.

 

 

 

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