Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Lo splendore di Lucca

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Chiunque abbia dell’Italia una conoscenza non superficiale sa benissimo che le bellezze storico-artistiche del nostro Paese non si esauriscono visitando Venezia, Firenze, Roma e poche altre città universalmente famose.

L’Italia è una fonte inesauribile di sorprese per chi voglia fare del turismo attento e non convenzionale (si dovrebbe dire “intelligente”, ma preferisco evitare questo termine ormai abusato).

La ricchezza del nostro patrimonio artistico è tale che, spesso, è sufficiente percorrere senza guida determinate aree per imbattersi in una serie continua di piccole città, borghi, pievi e monasteri isolati ciascuno dei quali offre tesori paragonabili a quelli racchiusi nelle grandi città d’arte.

I primi ad accorgersi di simili opportunità furono gli intellettuali stranieri, che da sempre calcano il suolo italiano alla ricerca di emozioni in grado di appagare il loro gusto estetico.

Quanto agli italiani, si può certamente affermare che sono arrivati con un po’ di ritardo, anche se il turismo culturale sta conoscendo una fortuna crescente.

Esistono insomma degli itinerari di élite, dove si trovano luoghi non certo sconosciuti, ma che per lo più vengono visti “di fretta”, costituendo delle tappe che bisogna percorrere per visitare città più note.

 

Gli esempi sono moltissimi e, senza voler far torto a nessuno, si possono menzionare Treviso e Siracusa, Mantova e Macerata. Chi scrive sceglie Lucca, avendola eletta propria “città ideale” molti anni fa.

Eccoci dunque nella città toscana splendida e nascosta che, per sua fortuna, non è stata ancora toccata dal turismo di massa.

Lucca dev’essere scoperta poco a poco, come si conviene a un luogo che offre la sua bellezza in modo schivo e riservato. Tra le città murate forse solo Avignone regge il confronto, ma là non troviamo bastioni sormontati da una doppia fila di platani. “Arborato cerchio” lo definì D’Annunzio.

Chi sia giunto a Lucca guardandola da lontano e accingendosi a entrarvi da una delle tante porte che si aprono nelle sue mura sa che è proprio così. Si ha dapprima la sensazione di essere tornati indietro nel tempo, giacché Lucca è tuttora completamente circondata dalla cinta muraria del ’500, e nel fossato che la cinge c’è ancora traccia dell’acqua che separava fisicamente la città dalla campagna e dai sobborghi circostanti.

Poi, subito, la vista dei platani, con il verde delle foglie che addolcisce il rosso cupo delle mura.

E non è, questo, l’unico esempio di simbiosi tra piante e pietre visibile in città. Una volta giunti in centro si nota, altissima, la torre dei Guinigi con un ciuffo di lecci sulla cima.

Il turista stupito può allora contemplare dall’alto i rossi tetti delle case e il marmo bianco delle chiese all’ombra degli alberi piantati, lassù, dalla nobile famiglia che alla torre ha dato il nome.

A un luogo come Lucca ci si avvicina per anelli concentrici, piuttosto che puntando direttamente al centro.

Potremo allora scoprire il magnifico caffè in stile liberty che sorge proprio sulle mura e consente, d’estate, di contemplare dai suoi tavolini all’aperto campanili e torri merlate, e un dedalo indistinto di viuzze che si aprono al nostro cammino una volta scesi dalle mura per addentrarci nel cuore medievale dell’abitato.

Un cuore che, d’altra parte, si identifica totalmente con la città. Lucca, infatti, è tutta centro storico.

La cinta muraria ha fatto sì che i quartieri nuovi restassero “fuori”, per cui passeggiando per le vie si è sicuri di vedere l’agglomerato urbano così com’era ai tempi di Uguccione della Faggiola, di Ilaria del Carretto e di Dante.

Se poi volete dare un’occhiata al luogo dove Dante incontrò Gentucca, la donna nominata con nostalgia nel canto XXIV del Purgatorio, non vi resta che andare al “canto d’arco” in Fillungo, la via che costituisce il passeggio preferito dei lucchesi.

Nel tardo pomeriggio la troverete affollatissima e risplendente di vetrine addobbate e preziose, mai banali. Proprio qui potrete sentire il cuore della città che pulsa.

Vi immergerete nella folla senza incontrare – come purtroppo accade a Venezia o a Firenze – comitive interminabili di turisti vestiti in modo strano.

A metà del Fillungo nessuno vi impedirà di sedervi ai tavoli d’epoca di un celebre caffè, ritrovo di intellettuali, dove si recavano regolarmente Catalani e Puccini, Pascoli e Quasimodo.

La strada e il caffè vi accoglieranno come se foste del luogo, e non turisti di passaggio, e vi chiederete come mai abbiate tardato tanto a scoprire simili meraviglie.

E che dire delle chiese che si ritrovano, perfettamente conservate, a ogni angolo? Per me la più bella, vista dall’esterno, è San Michele in Piazza delle Catene. Sul sagrato un tempo si radunavano contadini e sensali di bestiame, e nel 1546 vi fu giustiziato il gonfaloniere Francesco Burlamacchi. Se la chiesa più bella è San Michele, la più solenne è il Duomo di San Martino, con la sua struttura possente e il trionfo del gotico pisano, fondata dal vescovo irlandese San Frediano.

In fondo al Duomo si trova il celeberrimo sepolcro di Jacopo della Quercia dove riposa Ilaria del Carretto, sposa bambina del signore del luogo, con il cagnolino accucciato ai piedi. Cantata da grandi poeti, non ultimo Salvatore Quasimodo.

Ancor prima, sempre in San Martino, vi imbatterete nel Volto Santo, un Cristo enorme, in legno scuro, che la leggenda vuole approdato sul litorale toscano direttamente dalla Terrasanta.

Se poi vi capita la fortuna di essere a Lucca il 13 settembre, assisterete alla processione con cui il Volto Santo viene portato attraverso la città. A un certo punto compariranno i contorni ogivali delle antiche finestre tutti illuminati da candele, unico chiarore restante dopo che lampioni stradali e luci interne delle case sono state spente in attesa che la processione inizi. È il momento in cui la magia della città si manifesta nel modo più intenso.

 

 

 

 

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

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Vittime innocenti. Dicembre 1920-2017

 

 

Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

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