La mafia sta divenendo un pericolo per l'economia e per l'intero Paese

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Lorenzo Diana è stato parlamentare del centrosinistra, già responsabile antimafia Ds e membro per 10 anni della Commissione Nazionale Antimafia, oggi è consigliere della ‘Fondazione Caponnetto' e responsabile dell'Osservatorio antimafia dell'associazione ‘Articolo21'. Da quasi 15anni è costretto a vivere sotto scorta per le minacce ricevute dal sanguinario clan dei Casalesi.

I cittadini onesti cosa devono fare per contribuire alla lotta contro le mafie?


"Serve diffondere la consapevolezza civica che non si può vincere la camorra e le mafie senza una maggiore partecipazione della popolazione, senza un vero movimento popolare antimafia. Per questa ragione penso che molte iniziative come quella di Napoli del 21 marzo, la giornata della memoria organizzato da don Ciotti, possa contribuire a dare una spallata alle tante organizzazioni criminali che stanno infestando il Mezzogiorno e il Paese".


Lei è stato minacciato dal clan dei casalesi di morte per il suo impegno antimafia e da quindici anni vive sotto scorta. Ne vale la pena?


"Ci si abitua a vivere con la scorta. E' possibile e necessario non rinunciare alla dignità della persona, alla libertà di una società alla sicurezza dei cittadini. Abbiamo bisogno di far crescere quei diritti e quelle libertà per i quali ci sono voluti secoli di battaglie. E' antistorico il fenomeno criminale, non il resistere. Resistere è possibile, ma è possibile vincere. Io sono convinto che Falcone avesse ragione. La mafia è possibile sconfiggerla".

 

 


Cos'è il clan dei casalesi?

"Il più potente clan camorristico dai caratteri mafiosi con radici nella provincia di Caserta, ma presente in più regioni italiane e in diversi paesi esteri. Un clan che come altri gestisce i traffici della droga, di armi, dei rifiuti, le estorsioni, ma che ha una spiccata vocazione imprenditoriale, specialmente negli appalti e nell'edilizia.


Forse con un impegno maggiore da parte dello Stato e delle Istituzioni.

"Lo Stato deve liberarsi di un antico vizio, quello dell'emergenza. Rispondere dopo il clamore di un assassinio, della mattanza. Serve invece avere una lotta permanente, un contrasto quotidiano delle criminalità fino a quando non siano sconfitte. Non possiamo ritenerci vittoriosi quando boss sono latitanti per oltre un decennio, fin quando ci sono esercenti, imprenditori che devono subire la morsa delle estorsioni, fin quando un cittadino non sia libero su un territorio di agire come in qualsiasi angolo libero del mondo.

Per queste ragioni lo Stato deve assumere la lotta alla camorra e alle mafie come una priorità, destinare risorse, riformare la giustizia perché sia più rapida e veloce, confiscare i beni dei clan e non consentire, in alcun modo, collusioni con l'economia e con la politica. Bisogna tagliare le radici di potere ad una criminalità che sarebbe una banda di delinquenti se non avesse spalle potenti.

Oggi la mafia sta divenendo un pericolo per l'economia e per l'intero Paese perché dispone di troppo denaro. E' quindi un problema nazionale e non un problema locale. E se è un problema nazionale merita una risposta prioritaria forte, fin quando non si vince. Io sono convinto che sia possibile farlo. Sono state sconfitte dittature tremende come si potrebbe non sconfiggere organizzazioni criminali che sono un'infinitesima minoranza del nostro popolo".


[INTERVISTA di Paolo De Chiara a Lorenzo Diana, pubblicata anche sul sito di ARTICOLO21.info]

 

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