Il ritorno dell’antisemitismo
Il grande poeta e drammaturgo tedesco si riferiva ovviamente al nazismo, che lo costrinse a un lungo esilio in Europa e America fino al ritorno a Berlino nel 1948. Fatte le debite differenze, l’impetuoso e sfacciato ritorno sulla scena dell’antisemitismo induce purtroppo a credere che i tempi bui non siano affatto passati. Gli episodi, un po’ ovunque nel mondo, si contano a centinaia. Incendi di sinagoghe, aggressioni collettive e individuali a comunità e cittadini ebrei, propaganda antisemita diffusa senza freni. A preoccupare, comunque, è soprattutto l’Europa, giacché proprio qui la follia antisemita ha già provocato tragedie immani riempiendo il vecchio continente di pogrom e campi di sterminio. A chi conosce la storia non suonano nuove le pulsioni antiebraiche nell’Europa orientale, patria per eccellenza dei pogrom che diedero origine all’ultima diaspora. Più difficile giudicare i rigurgiti antisemiti in Paesi quali Francia e Regno Unito, dove ci si attendeva che l’antisemitismo fosse tramontato per sempre. Non è così, e le drammatiche immagini dell’aggressione subita tempo fa a Parigi dal filosofo Alain Finkielkraut sono lì a dimostrarlo.
E in effetti si è pure capito in questo caso quanto siano pericolose le simpatie di alcuni politici italiani per i cosiddetti “gilet gialli”, movimento in cui convivono allegramente estremisti di destra e di sinistra, anarchici e fascisti, tutti con una vena di antisemitismo più o meno accentuata. Meraviglia ancor più, tuttavia, quanto sta accadendo nel Regno Unito, contesto in cui l’antisemitismo – pur presente – non ha mai raggiunto dimensioni di massa. Nel Labour, partito storico della sinistra inglese, alcuni anni orsono un gruppo di deputati organizzò una scissione mettendo sotto accusa il precedente leader, Jeremy Corbyn. I motivi erano parecchi, non ultima la sua posizione sulla Brexit. Ma non va trascurato il fatto che, secondo gli scissionisti, lo stesso Corbyn ha più volte pronunciato frasi interpretabili in chiave antisemita, senza d’altro canto prendere posizioni nette di fronte al diffondersi del fenomeno anche in ambito britannico. Si tratta di una tendenza nettamente percepibile e già notata. Le pulsioni antiebraiche non vengono solo dai tradizionali movimenti neofascisti e neonazisti, peraltro sempre minoritari, che ancora credono all’autenticità dei Protocolli dei savi anziani di Sion. Attraversano pure il variegato movimento populista, qualunque sia il significato ad esso attribuito. Il fatto sorprendente (ma non troppo) è che si manifestano pulsioni di questo tipo anche a sinistra. In questo caso giova ricordare che molti movimenti di sinistra, dopo un’iniziale simpatia manifestata per Israele ai tempi dei fondatori quali Ben Gurion, hanno poi assunto posizioni nettamente contrarie facendo leva per esempio sulla mancata distinzione tra ebraismo e sionismo, e scordando i motivi che condussero alla creazione di quest’ultimo. Se Bertolt Brecht tornasse in vita non tarderebbe a riconoscere nell’antisemitismo odierno gli stessi tratti di quello dominante al tempo suo, e ne sarebbe intimorito. Ci farebbe notare che l’antisemitismo è sempre stato il brodo di coltura del totalitarismo e, ancora una volta, ricorrerebbe alla metafora dei «tempi bui».
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«Davvero, vivo in tempi bui!» scriveva Bertolt Brecht nella celebre poesia del 1939 A coloro che verranno.