Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

I miti della cavalleria medioevale

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La cosiddetta cavalleria medievale è entrata nell’immaginario collettivo, ma più grazie ai romanzi di cappa e spada ed alle produzioni cinematografiche che grazie ad una conoscenza reale di ciò che fu. Alcuni luoghi comuni, sbagliati, su di essa sono radicati. È facile riportare un elenco di errori basati su generalizzazioni, deformazioni o pure invenzioni.

I cavalieri erano nobili. Non esisteva equivalenza fra cavalleria e nobiltà. Alcuni cavalieri erano addirittura di condizione servile (caratteristico di alcuni Länder della Germania), moltissimi erano combattenti a cavallo (i serventes, da cui l’italiano sergente) che non erano nobili affatto, per quanto di condizione libera.

Giustamente in alcune lingue europee si hanno distinzioni sottili fra il combattente a cavallo e l’uomo insignito del rango di cavaliere inteso quale nobile: in italiano si distingue fra cavallerizzo e cavaliere, anche se il primo termine è quasi desueto ed è sempre stato poco utilizzato; in francese tra cavaliers e chevaliers, in tedesco tra Reiter e Ritter, in spagnolo fra jinete e caballero.

I cavalieri avevano tutti ricevuto la iniziazione cavalleresca. È una variante del punto anteriore.

L’autentico rituale di addobbo od adoubement od investitura, intesa quale cerimonia religiosa celebrata da un sacerdote o vescovo, con veglia di preghiera, celebrazione della messa, consegna delle armi, schiaffo rituale (“collata”) etc. si sviluppò molto lentamente ed in forme tali in cui è difficile distinguere la realtà storica dalla finzione creata dalla letteratura cavalleresca medievale, che è fonte imprescindibile ma altamente inaffidabile per la cavalleria medievale stessa.

Per quanto se ne può comprendere, con tutte le cautele del caso, la cosiddetta iniziazione od investitura od addobbo si affermò soltanto nel Basso Medioevo e comunque rimase minoritaria anche per i milites di condizione nobile, perlomeno in alcuni paesi come l’Italia. La stessa diffusione dell’uso variò molto da regione a regione. Ad esempio, nel regno d’Inghilterra l’investitura fu introdotta soltanto dopo la conquista normanna.

L’esercito medievale era formato tutto da cavalleria. Questa fu una caratteristica soltanto di alcuni di essi, in realtà statisticamente piuttosto rari. Alcuni eserciti medievali furono formati integralmente da fanteria, altri da un misto di cavalleria e fanteria: quest’ultima fu la norma, almeno per eserciti di certe dimensioni. Non si dimentichi poi che le battaglie campali nel Medioevo erano relativamente inconsuete, mentre una pratica bellica comunissima era l’assedio, in cui ovviamente l’utilizzo della cavalleria contro le fortificazioni od in difesa di esse era impossibile, tranne che per eventuali sortite.

La gerarchia dell’esercito medievale corrispondeva a quella feudale. La cosiddetta piramide feudale è fondamentalmente un mito creato dalla storiografia ottocentesca, generalizzando ed estremizzando pratiche ed usi peculiari di alcuni paesi per un periodo di tempo limitato, principalmente il regno di Francia sotto Luigi il Santo.

I cavalieri combattevano frequenti duelli. Vi erano, ma assai più rari di quanto sarebbero divenuti nell’era moderna. Diverso è il caso dei tornei, che però non erano di per sé duelli. Il duello più frequente nel Medioevo era inoltre assai differente da quello dell’era moderna, perché era il cosiddetto duello giudiziario, lo iudicium Dei, con cui una causa legale incerta era risolta dalla sfida fra i due contendenti od i loro campioni.

Vi erano sicuramente molti duelli durante le battaglie, ma del tipo diffuso sin dall’Antichità e destinato a perdurare in Europa sino alle guerre napoleoniche.

Ciò che nell’immaginario collettivo è il duello per antonomasia, il cosiddetto duello d’onore conosciuto da tutti per il tramite di romanzi di cappa e spada, come quelli di Dumas padre oppure quelli più recenti sulla figura del “capitano Alatriste” creata dallo spagnolo Arturo Pérez-Reverte, compare soltanto nel Tardo Medioevo e la sua epoca d’oro copre i secoli XVII-XIX.

Come molte usanze e pratiche attribuite al Medioevo, il duello d’onore anche se compare in tale epoca è in realtà caratteristico d’altre posteriori. L’Italia negli ultimi decenni dell’Ottocento conobbe quella che fu definita una duellomania.

I cavalieri vivevano nei castelli. Molti vivevano in veri e propri castelli, altri in dimore signorili fortificate (si tratterebbe qui di definire il concetto di “castello”!), ma erano numerosi anche nelle città, specialmente nell’Italia del Basso Medioevo. Si consideri poi che in buona parte dell’Occidente medievale e per lunghi secoli il territorio appariva interamente fortificato: le città, i castelli, ma pure i borghi rurali, i monasteri … L’Italia di Dante Alighieri era ricoperta da una distesa ininterrotta di fortificazioni, che non di rado racchiudevano anche villaggi di contadini.

I cavalieri si proteggevano con una corazza integrale. La famosissima “armatura bianca” in acciaio, estesa dalla testa ai piedi e formata da placche compare piuttosto tardi, nel secolo XIV, si diffonde e perfeziona in quelli successivi, restando in uso ancora sino alla guerra dei Trent’anni (metà del secolo XVII). L’armatura più comune nel “Medioevo” (categoria storiografica che comprende un periodo di mille anni) era il cosiddetto usbergo, che era una protezione ad anelli di ferro intrecciati e largamente utilizzato dal secolo X al XIII ed oltre.

Era più povero tecnologicamente l’armamento difensivo del periodo anteriore, in cui scarseggiava anche il materiale ferroso per una copertura totale dell’armigero.

I cavalieri avevano la spada come arma privilegiata. Se proprio si vuole ricercare un’arma preferita dai “cavalieri” nel Medioevo, essa fu sicuramente la lancia, quantomeno dal secolo X circa sino agli inizi del XVI. La spada era un simbolo di rango e religioso, ma i costi altissimi per la fabbricazione d’una spada lunga di elevata qualità (che richiedeva 200 ore di lavoro ad un fabbro) erano un ostacolo ad un suo possesso generalizzato.

Sia nelle cronache, sia nella letteratura la spada è secondaria nell’utilizzo rispetto alla lancia, poiché viene sfoderata soltanto quando la lancia è spezzata od inutilizzabile per altre ragioni.

Ancora, contro corazze e scudi potevano essere maggiormente funzionali le armi a botta, vale a dire l’impressionante gamma di mazze di ogni sorta e tipo che i cavalieri usavano: semplici d’impiego, economiche, sicuramente efficaci anche contro elmi e corazze a placche. La spada conviveva anche con scuri, daghe, pugnali, armi da getto.

La cavalleria medievale nasce con Carlo Magno. Bisognerebbe anzitutto intendersi sul concetto di “cavalleria medievale”, dato che esso in teoria coprirebbe un periodo di mille anni ed una pluralità di organismi politici, contesti sociali, strutture belliche etc. differenti.

Comunque, il modello più comune e maggioritario di “cavalleria medievale” si forma gradualmente nei secoli X-XI circa, dunque dopo Carlo Magno, dopo la scomparsa dell’impero carolingio, in un mondo diverso per strutture militari, ma pure sociali, culturali e giuridiche.

Anche molti altri stereotipi sui cavalieri medievali hanno parziale (o nulla) rispondenza nella realtà, come l’amore cortese. La ragione di tale discrepanza è che la cavalleria medievale è, oltre che un corpo militare od un ceto giuridicamente inteso od una classe sociale, una creazione letteraria.

L’immagine che i cavalieri medievali ebbero di sé e loro costumi e pratiche furono in buona misura prodotti o condizionati dalla letteratura cortese e sui suoi meccanismi d’idealizzazione od invenzione. Walter Scott ed Hollywood hanno continuato, consapevolmente od inconsapevolmente, un patrimonio di finzioni narrative risalente sino al Medioevo stesso.

 

 

Bibliografia

R. Barber, Il mondo della cavalleria. Storia della cavalleria dalle origini al secolo XVI, Milano, 1986.

F. Cardini, Alle radici della cavalleria medievale, Firenze, 1982.

J. Flori, Cavalieri e cavalleria nel Medioevo, Torino, 1999.

 

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