Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Putin in guerra con la cultura occidentale

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Tra i motivi alla base dell’invasione dell’Ucraina va citato anche il tentativo, che si colloca su un piano puramente culturale, di sottrarre i giovani russi all’influenza occidentale.

Vladimir Putin è in questo caso pienamente sostenuto dalla Chiesa ortodossa, e in particolare dal suo capo Kirill I, il 75enne patriarca di Mosca e di tutte le Russie.

Il governo russo vuole insomma “proteggere” le nuove generazioni da una cultura occidentale percepita come “decadente” e avviata verso un inevitabile declino. Gli esempi più spesso citati riguardano le politiche del gender e la promozione dei valori LGBT. Tuttavia lo stesso Putin aveva in precedenza criticato la democrazia liberale, descrivendola come un sistema politico senza speranza e senza futuro.

In questo senso la Chiesa ortodossa è vista quale baluardo dei valori tradizionali russi e come garante dell’ordine interno.

È chiaro che allo zar moscovita, e alla Chiesa ortodossa che lo sostiene, preme promuovere misure che consentano ai giovani di adottare una visione positiva dell’invasione, spingendoli a comprendere le ragioni che l’hanno causata.

L’agenzia di stampa “Ria Novosti”, già esistente ai tempi dell’Unione Sovietica, scrive che, per raggiungere tali obiettivi, è necessario adeguare le attuali leggi sulle politiche giovanili, percepite come insufficienti dalle autorità governative.

La “Duma”, il parlamento russo, si sta già occupando della questione e ha in agenda una serie di iniziative volte a favorire i desiderata governativi.

 

 È stata varata una piattaforma, denominata “Russia: Terra delle opportunità”, dove vengono raccolte tesi e proposte che mirano a promuovere e a rafforzare i valori tradizionali, nonché a combattere l’influenza dell’Occidente sullo stile di vita dei giovani.

Si tratta di una vera e propria politica di “de-occidentalizzazione”, il cui scopo è impedire alla cultura di massa occidentale, prodotta soprattutto dal soft power americano, di improntare la vita quotidiana delle nuove generazioni.

Tale politica è favorita dal fatto che, a causa delle sanzioni contro la Federazione Russa adottate da gran parte delle nazioni occidentali, sono stati chiusi i fast food di McDonald’s e di altre catene, per i quali i giovani russi nutrono – o, meglio, nutrivano – una grande passione, e sono scomparsi molti marchi di lusso che prima attiravano la clientela appartenente alle fasce più ricche della popolazione.

Da notare un fatto curioso. La politica di cui sopra denota una forte impronta nazionalista che, nella visione di Putin e del patriarca Kirill I, non si limita alla sola Russia ma riguarda l’intero mondo slavo. Inclusi ovviamente gli ucraini che, per il solo fatto di rifiutare l’assimilazione, stanno assistendo alla devastazione sistematica del loro Paese.

Eppure la summenzionata piattaforma critica tanto il nazionalismo quanto le manifestazioni xenofobe, predicando in teoria assimilazione, inclusione e fratellanza tra i popoli.

Nello stesso testo, però, si fa riferimento, oltre che alla partecipazione obbligatoria dei giovani alle manifestazioni pratiche della politica decisa dal governo, anche alla necessità di promuovere il patriottismo, lo studio della storia e delle tradizioni nazionali, e il loro rispetto.

Impossibile prevedere se la politica giovanile voluta da Putin avrà successo. Dipenderà in primo luogo dall’esito finale dell’invasione che, finora, ha conseguito risultati assai meno favorevoli del previsto. Senza scordare che i militari di leva hanno dimostrato scarso entusiasmo per la prospettiva di andare al fronte. Dipenderà inoltre dal peso reale delle sanzioni che, come previsto, hanno prodotto un impoverimento generale della popolazione.

 

 

 

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