Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il XX settembre di Ernesto Rossi

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Anche quest’anno il XX settembre è scivolato via in silenzio. Unica manifestazione, il 68° Raduno Nazionale dei Bersaglieri a Roma, domenica 26 settembre, con la solita deposizione della corona all’Altare della Patria e – novità – nella sfilata, lo sfoggio del cannone che sparò il primo dei colpi che aprirono la breccia di Porta Pia.

Alla cerimonia hanno preso parte anche il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, e il Rabbino Capo Di Segni.

Non solo per i romani, ma anche per gli ebrei di Roma il XX settembre ha rappresentato la liberazione e il riscatto dal servaggio dal governo papalino.

Un sistema di governo caratterizzato da persecuzioni, galere, pubbliche esecuzioni (mannaia, forca, ghigliottina, mazzolata), la vita regolata dal codice canonico, educazione dei giovani riservata ai preti e alle monache, nepotismo, corruzione e ruberie in tutti gli uffici, censura severissima, finanze pubbliche perennemente dissestate, dovunque preti, feste, processioni, miracoli, spionaggio, ignoranza e superstizione.

Di più, la difesa della città era affidata a seimila svizzeri affiancati da qualche migliaio di ribaldi tagliagole che formavano l’esercito del Papa.

Quella era la Roma del XX Settembre, molto peggiore del Regno di Napoli caduto sotto le fucilate e gli assalti alla baionetta dei Garibaldini appena dieci anni prima.

 

Gli anni appena decorsi erano stati molto concitati e densi di grandi sciagure.

Nel 1862 i fatti d’Aspromonte e l’arresto di Garibaldi, determinato a marciare su Roma.

Nel 1867 lo scontro con le truppe francesi che sbarrarono a Garibaldi la via di Roma e i dolorosi fatti di Mentana. 

L’8 dicembre 1864 Pio IX emanava il Sillabo, uno dei documenti più significativi della lotta del Vaticano contro il liberalismo, lo Stato di diritto e la civiltà moderna, in contemporanea all’enciclica “Quanta cura” dal simile tono virulento.1

Il 18 luglio del 1870, appena due mesi prima dei fatti di Porta Pia, il Concilio Ecumenico approvava, con un ennesimo schiaffo al Vangelo, il dogma dell’infallibilità papale.

Pio IX, “Vicario di Dio in terra” aveva appena proclamato, parafrasando a sproposito il profeta Amos: «Io non sono profeta, né figlio di profeta, ma vi assicuro che in Roma non entrerete», che le mura aureliane cedevano sotto le cannonate dei bersaglieri e la Bibbia, insieme a quelli, per la prima volta nella storia, faceva il suo libero ingresso in Roma.2

Noi italiani, che abbiamo di solito la mente corta (e le mani lunghe), abbiamo dimenticato o ignoriamo che il nostro Risorgimento è stato tutto anticlericale e che i suoi valori sono stati completamente rinnegati, soprattutto con l’avvento dei patti lateranensi, sottoscritti a Roma l’11 febbraio 1929 da quel miscredente, robusto bestemmiatore di Benito Mussolini e dal Cardinale Pietro Gasparri), che hanno rappresentato la negazione più assoluta dei valori risorgimentali ma anche dalla Repubblica, con l’approvazione del vergognoso articolo 7 della Costituzione e finanche dal governo Craxi, con l’infame revisione del concordato, avvenuta nel 1984.

La storia della festività del XX settembre era iniziata con un faticoso dibattito parlamentare iniziato nel 1889 e terminato, nonostante la durissima opposizione clericale, nel 1895, con il R.D. 19 luglio 1895, n. 401.

Provvide Benito Mussolini ad abolirla, per la felicità della Santa Sede, con L. 13 gennaio 1931, n. 9.

Il confronto tra il calendario del 1930 e quello del 1931 rese il fatto ancora più evidente.

Il gioco era fatto: gli Italiani non dovevano conoscere la vergognosa umiliazione subita dal Papa il XX settembre 1870 e dimenticare quello che fu lo spirito del Risorgimento e il sogno di Roma capitale.

Un bel commento dei fatti ci è offerto dal lungo articolo di Ernesto Rossi comparso sul libro titolato “A trent’anni dal Concordato”, che annoverava le firme dello stesso Rossi, di Salvemini, Silone, Piccardi, Rodelli e di numerosi altri scrittori controcorrente nella politica italiana che andava alla deriva.3

Ancora oggi, se si vogliono far inferocire cattocomunisti e clericali, basta agitargli davanti la muleta del XX settembre.3

 

 

Note

1. E. Rossi, Il Sillabo, Parenti Editore, Firenze, 1957.

2. Amos 7:14-15 «Io non sono profeta, né figlio di profeta; sono un mandriano, e coltivavo i sicomori. Il Signore mi prese mentre ero dietro al gregge, mi disse: Va’, profetizza al mio popolo d’Israele». La Bibbia versione Nuova Riveduta, Società Biblica Britannica e Forestiera, Roma, 1995.

3. Rossi, Il nostro XX settembre, in «A trent’anni dal concordato», Parenti editore, Firenze, 1959.

 

 

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